Home
  • www.mondolegale.it

    Decreto legge "omnibus"

    E-mail Stampa PDF

    DECRETO LEGGE 31 marzo 2011, n. 34

    Disposizioni urgenti in favore della cultura, in materia  di  incroci
    tra settori della stampa e della  televisione,  di  razionalizzazione
    dello   spettro   radioelettrico,   di   moratoria    nucleare,    di
    partecipazioni della Cassa depositi e prestiti, nonche' per gli  enti
    del Servizio sanitario nazionale della regione Abruzzo. (11G0074) 

    in G.U.R.I. del 31 marzo 2011, n. 74
    

     

     
     
     
                       IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
     
      Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione; 
      Ritenuta  la  straordinaria  necessita'  ed  urgenza  di   adottare
    disposizioni in tema di intervento finanziario dello Stato in  favore
    della cultura e del potenziamento delle funzioni di tutela  dell'area
    archeologica di Pompei, in materia di divieto di incroci tra  settore
    della stampa e settore della televisione, di razionalizzazione  dello
    spettro radioelettrico,  di  moratoria  nucleare,  di  partecipazioni
    della Cassa depositi e prestiti, nonche' per gli  enti  del  Servizio
    sanitario nazionale della regione Abruzzo; 
      Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri,  adottata  nella
    riunione del 23 marzo 2011; 
      Sulla proposta del Presidente del  Consiglio  dei  Ministri  e  del
    Ministro dell'economia e delle finanze; 
     
                                    Emana 
     
     
                         il seguente decreto-legge: 
     
                                   Art. 1 
     
     
         Intervento finanziario dello Stato in favore della cultura 
     
      1. In attuazione dell'articolo 9 della  Costituzione,  a  decorrere
    dall'anno 2011: 
        a) la dotazione del fondo di cui alla legge 30  aprile  1985,  n.
    163, e' incrementata di 149 milioni di euro annui; 
        b)  in  aggiunta  agli  ordinari  stanziamenti  di  bilancio   e'
    autorizzata la spesa di 80 milioni di euro annui per la  manutenzione
    e la conservazione dei beni culturali; 
        c) e' autorizzata la  spesa  di  7  milioni  di  euro  annui  per
    interventi a favore di enti ed istituzioni culturali. 
      2. All'articolo  1,  comma  13,  quarto  periodo,  della  legge  13
    dicembre 2010, n. 220, in fine, sono aggiunte le seguenti parole:  ",
    nonche' il fondo di cui alla legge 30  aprile  1985,  n.  163,  e  le
    risorse destinate alla manutenzione ed alla  conservazione  dei  beni
    culturali". 
      3. All'articolo 2 del  decreto-legge  29  dicembre  2010,  n.  225,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011,  n.  10,
    e' abrogato il comma 4-ter, nonche' la lettera b) del comma 4-quater. 
      4. Agli oneri derivanti dal comma 1, pari a  236  milioni  di  euro
    annui a decorrere dall'anno 2011, e dal comma 3, pari a 45 milioni di
    euro per l'anno 2011 ed a 90 milioni di euro per ciascuno degli  anni
    2012 e 2013, si provvede mediante l'aumento dell'aliquota dell'accisa
    sulla benzina e  sulla  benzina  con  piombo,  nonche'  dell'aliquota
    dell'accisa sul gasolio usato come carburante di cui  all'allegato  I
    del testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte
    sulla  produzione  e  sui  consumi  e  relative  sanzioni  penali   e
    amministrative, di cui al decreto legislativo  26  ottobre  1995,  n.
    504, e successive  modificazioni,  in  modo  tale  da  compensare  il
    predetto onere nonche' quello correlato ai rimborsi di cui all'ultimo
    periodo del presente comma. La misura dell'aumento e'  stabilita  con
    provvedimento del direttore dell'Agenzia  delle  dogane  da  adottare
    entro sette giorni dalla data  di  entrata  in  vigore  del  presente
    decreto; il provvedimento e' efficace dalla data di pubblicazione sul
    sito internet  dell'Agenzia.  Agli  aumenti  disposti  ai  sensi  del
    presente comma  ed  agli  aumenti  eventualmente  disposti  ai  sensi
    dell'articolo 5, comma 5-quinquies, della legge 24 febbraio 1992,  n.
    225, non si applica l'articolo 1, comma 154, secondo  periodo,  della
    legge 23 dicembre 1996, n. 662; inoltre, nei confronti  dei  soggetti
    di cui all'articolo 5,  comma  1,  limitatamente  agli  esercenti  le
    attivita' di trasporto merci con veicoli di massa massima complessiva
    pari o superiore a 7,5 tonnellate, e comma 2,  del  decreto-legge  28
    dicembre 2001, n. 452, convertito, con modificazioni, dalla legge  27
    febbraio 2002, n.  16,  il  maggior  onere  conseguente  ai  predetti
    aumenti e' rimborsato con  le  modalita'  previste  dall'articolo  6,
    comma 2, primo e secondo periodo, del decreto legislativo 2  febbraio
    2007, n. 26. 
      5. Il Ministro dell'economia  e  delle  finanze  e'  autorizzato  a
    disporre, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. 
    
            
          
                                   Art. 2 
     
     
    Potenziamento delle funzioni  di  tutela  dell'area  archeologica  di
                                   Pompei 
     
      1.  Al  fine  di  rafforzare  l'efficacia  delle  azioni  e   degli
    interventi di tutela nell'area archeologica di Pompei  e  nei  luoghi
    ricadenti nella competenza territoriale della Soprintendenza speciale
    per i beni archeologici di Napoli e di Pompei, il Ministro per i beni
    e le attivita' culturali adotta, entro sessanta giorni dalla data  di
    entrata in vigore del presente decreto, un programma straordinario  e
    urgente di interventi conservativi  di  prevenzione,  manutenzione  e
    restauro da realizzarsi nelle suddette aree. Il piano e'  predisposto
    dalla competente Soprintendenza ed e' proposto dal Direttore generale
    per le antichita', previo parere del Consiglio superiore per  i  beni
    culturali e paesaggistici. 
      2. Per la realizzazione del programma di cui al comma 1 si provvede
    anche mediante l'utilizzo di risorse derivanti dal fondo per le  aree
    sottoutilizzate (F.A.S.), di  cui  all'articolo  61  della  legge  27
    dicembre 2002, n. 289, e  successive  modificazioni,  destinati  alla
    regione Campania, nonche' di una  quota  dei  fondi  disponibili  nel
    bilancio della Soprintendenza speciale per  i  beni  archeologici  di
    Napoli e di Pompei, determinata con decreto del Ministro per i beni e
    le  attivita'  culturali.  La  quota  da   destinare   al   programma
    straordinario di manutenzione da  parte  della  regione  Campania  e'
    individuata dalla  Regione  medesima  nell'ambito  del  Programma  di
    interesse strategico regionale (PAR) da sottoporre  al  CIPE  per  la
    relativa presa d'atto. 
      3. Per il conseguimento degli obiettivi e per la realizzazione  del
    programma di cui al comma 1 e' autorizzata  l'assunzione,  in  deroga
    alle  disposizioni  di  cui  all'articolo  2,  comma  8-quater,   del
    decreto-legge   30   dicembre   2009,   n.   194,   convertito,   con
    modificazioni,  dalla  legge  26  febbraio  2010,  n.  25,   mediante
    l'utilizzazione di graduatorie in corso di validita', di personale di
    III area, posizione economica F1, nel limite di spesa di euro 900.000
    annui a decorrere dall'anno 2011. Tale personale  e'  vincolato  alla
    permanenza presso le sedi di servizio della  Soprintendenza  speciale
    per i  beni  archeologici  di  Napoli  e  di  Pompei  per  almeno  un
    quinquennio dalla data di  assunzione. E'  altresi'  autorizzata,  in
    deroga  alle  medesime  disposizioni  di  cui   al   primo   periodo,
    l'assunzione   di   ulteriore    personale    specializzato,    anche
    dirigenziale, mediante l'utilizzazione di  graduatorie  in  corso  di
    validita',  nel  limite   delle   ordinarie   facolta'   assunzionali
    consentite per l'anno 2011  dalla  normativa  vigente,  da  destinare
    all'espletamento di funzioni di tutela del patrimonio culturale. Alla
    copertura degli oneri derivanti dal presente  comma  si  provvede,  a
    valere  sulle   facolta'   assunzionali   del   predetto   Ministero,
    nell'ambito degli stanziamenti di bilancio  previsti  a  legislazione
    vigente per il reclutamento del personale del Ministero per i beni  e
    le attivita' culturali e  nel  rispetto  dei  limiti  percentuali  in
    materia di assunzioni di  personale  a  tempo  indeterminato  di  cui
    all'articolo 3, comma 102, della legge 24 dicembre 2007,  n.  244,  e
    successive modificazioni. Il Ministero per  i  beni  e  le  attivita'
    culturali comunica alla  Presidenza  del  Consiglio  dei  Ministri  -
    Dipartimento della funzione pubblica ed al Ministero dell'economia  e
    delle finanze Dipartimento della ragioneria generale dello  Stato  le
    assunzioni effettuate ai sensi  del  presente  comma  ed  i  relativi
    oneri. 
      4. La Soprintendenza speciale per i beni archeologici di  Napoli  e
    di Pompei, ai fini dell'attuazione del programma di cui al  comma  1,
    puo'  altresi'  avvalersi,  nel  rispetto  dei   principi   e   delle
    disposizioni  di  fonte  comunitaria,  della  societa'  ALES  s.p.a.,
    interamente partecipata dallo Stato, mediante stipula di  un'apposita
    convenzione, nell'ambito delle risorse disponibili, per l'affidamento
    diretto  di  servizi  tecnici,   anche   afferenti   alla   fase   di
    realizzazione degli interventi in attuazione del programma di cui  al
    comma 1. 
      5. Al fine della realizzazione del programma di cui al comma  1,  i
    termini minimi stabiliti dagli articoli 70, 71, 72 e 79  del  decreto
    legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni,  sono
    ridotti della  meta'.  Per  l'affidamento  dei  lavori  compresi  nel
    programma e' sufficiente il livello di progettazione preliminare,  in
    deroga all'articolo 203, comma 3-bis, del citato decreto  legislativo
    n. 163 del 2006, salvo che il responsabile del  procedimento  ritenga
    motivatamente la necessita'  di  acquisire  un  maggiore  livello  di
    definizione progettuale. 
      6. Gli  interventi  previsti  dal  programma  di  cui  al  comma  1
    ricadenti all'esterno del perimetro  delle  aree  archeologiche  sono
    dichiarati di pubblica utilita', indifferibili e  urgenti  e  possono
    essere realizzati, ove  occorra,  in  deroga  alle  previsioni  degli
    strumenti  di  pianificazione  urbanistica  e  territoriali  vigenti,
    sentiti la Regione e il Comune territorialmente competente. 
      7. Allo scopo di  favorire  l'apporto  di  risorse  provenienti  da
    soggetti privati per l'esecuzione dei lavori,  dei  servizi  e  delle
    forniture  di  cui  al  comma  1,  gli   obblighi   di   pubblicita',
    imparzialita', parita' di trattamento, trasparenza, proporzionalita',
    previsti dagli articoli 26 e 27 del codice dei contratti pubblici, di
    cui al decreto legislativo 12  aprile  2006,  n.  163,  e  successive
    modificazioni,  per  i  contratti  di  sponsorizzazione   finalizzati
    all'acquisizione di risorse finanziarie o  alla  realizzazione  degli
    interventi ricompresi nel programma straordinario di cui al comma  1,
    si considerano assolti con la pubblicazione  di  un  avviso  pubblico
    nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e, ove occorrente,
    nella  Gazzetta  Ufficiale  dell'Unione  europea,  nonche'   su   due
    quotidiani  a  diffusione  nazionale,  per  almeno   trenta   giorni,
    contenente  un   elenco   degli   interventi   da   realizzare,   con
    l'indicazione dell'importo di massima stimato previsto  per  ciascuno
    intervento. In caso di presentazione di una pluralita' di proposte di
    sponsorizzazione, la Soprintendenza provvede ad assegnare  a  ciascun
    candidato gli specifici interventi, definendo le correlate  modalita'
    di  valorizzazione  del  marchio  o  dell'immagine  aziendale   dello
    sponsor, secondo quanto previsto dall'articolo  120  del  codice  dei
    beni culturali e del paesaggio, di  cui  al  decreto  legislativo  22
    gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni. In caso di mancata o
    insufficiente presentazione di candidature,  il  Soprintendente  puo'
    ricercare ulteriori sponsor, senza altre formalita' e anche  mediante
    trattativa privata. 
      8. In deroga a  quanto  previsto  dall'articolo  4,  comma  3,  del
    decreto del Presidente della Repubblica 29 maggio 2003,  n.  240,  al
    fine di  assicurare  l'equilibrio  finanziario  delle  Soprintendenze
    speciali  ed  autonome,  il  Ministro  per  i  beni  e  le  attivita'
    culturali,  con  proprio  decreto,  puo'  disporre  trasferimenti  di
    risorse tra le disponibilita' depositate sui conti di tesoreria delle
    Soprintendenze  medesime,  in  relazione  alle  rispettive   esigenze
    finanziarie, comunque assicurando l'assolvimento degli  impegni  gia'
    presi su dette disponibilita'. 
    
            
          
                                   Art. 3 
     
     
    Proroga del divieto di incroci tra settore  della  stampa  e  settore
                              della televisione 
     
      1. Il comma 12 dell'articolo 43 del  testo  unico  dei  servizi  di
    media audiovisivi e radiofonici, di cui  al  decreto  legislativo  31
    luglio 2005, n. 177, e successive modificazioni,  e'  sostituito  dal
    seguente: 
        «12. I soggetti che esercitano l'attivita' televisiva  in  ambito
    nazionale  su  qualunque  piattaforma  che,  sulla  base  dell'ultimo
    provvedimento  di  valutazione  del  valore  economico  del   sistema
    integrato delle comunicazioni adottato dall'Autorita'  ai  sensi  del
    presente articolo, hanno conseguito ricavi superiori all'8 per  cento
    di detto valore economico e  i  soggetti  di  cui  al  comma  11  non
    possono, prima del 31  dicembre  2012,  acquisire  partecipazioni  in
    imprese  editrici  di  giornali   quotidiani   o   partecipare   alla
    costituzione di nuove imprese editrici di  giornali  quotidiani,  con
    l'eccezione delle imprese editrici  di  giornali  quotidiani  diffusi
    esclusivamente in modalita' elettronica. Il divieto si applica  anche
    alle  imprese  controllate,  controllanti  o   collegate   ai   sensi
    dell'articolo 2359 del codice civile.». 
    
            
          
                                   Art. 4 
     
     
          Misure di razionalizzazione dello spettro radioelettrico 
     
      1. Il termine per stabilire, con le modalita' di  cui  al  comma  5
    dell'articolo 8-novies  del  decreto-legge  8  aprile  2008,  n.  59,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2008, n. 101,  il
    calendario definitivo per il passaggio alla  trasmissione  televisiva
    digitale terrestre e' prorogato al 30 settembre  2011.  Entro  il  30
    giugno  2012  il  Ministero   dello   sviluppo   economico   provvede
    all'assegnazione  dei  diritti  di  uso   relativi   alle   frequenze
    radiotelevisive  nel  rispetto  dei   criteri   e   delle   modalita'
    disciplinati dai commi da 8 a  12  dell'articolo  1  della  legge  13
    dicembre 2010, n. 220, nonche',  per  quanto  concerne  le  frequenze
    radiotelevisive in ambito locale, predisponendo,  per  ciascuna  area
    tecnica  o  Regione,  una  graduatoria  dei  soggetti  legittimamente
    abilitati alla trasmissione radiotelevisiva in ambito locale  che  ne
    facciano richiesta sulla base dei seguenti criteri:  a)  entita'  del
    patrimonio  al  netto  delle  perdite;  b)  numero   dei   lavoratori
    dipendenti con contratto di lavoro a tempo indeterminato; c) ampiezza
    della  copertura  della  popolazione;  d)  priorita'  cronologica  di
    svolgimento dell'attivita' nell'area, anche con riferimento  all'area
    di copertura. Nelle aree in cui, alla data del 1° gennaio  2011,  non
    ha avuto luogo il passaggio alla trasmissione in tecnica digitale, il
    Ministero dello sviluppo economico  non  procede  all'assegnazione  a
    operatori di rete radiotelevisivi in ambito locale dei diritti  d'uso
    relativi  alle  frequenze  di  cui  al  primo  periodo  del  comma  8
    dell'articolo 1 della legge 13 dicembre 2010, n. 220. Nelle  aree  in
    cui alla medesima  data  del  1°  gennaio  2011  ha  avuto  luogo  il
    passaggio alla trasmissione in tecnica digitale, il  Ministero  dello
    sviluppo economico rende disponibili le frequenze di  cui  al  citato
    primo periodo del comma 8, assegnando ai soggetti titolari di diritto
    d'uso relativi alle frequenze nella banda 790-862 Mhz, risultanti  in
    posizione utile in base alle rispettive graduatorie, i diritti  d'uso
    riferiti alle frequenze  nelle  bande  174-230  Mhz  e  470-790  Mhz.
    L'Autorita' per le garanzie nelle comunicazioni dispone le  modalita'
    e le condizioni economiche secondo cui  i  soggetti  assegnatari  dei
    diritti d'uso hanno l'obbligo di cedere  una  quota  della  capacita'
    trasmissiva  ad  essi  assegnata,  comunque  non  inferiore   a   due
    programmi, a favore dei soggetti legittimamente  operanti  in  ambito
    locale alla data del 1° gennaio 2011 non destinatari di diritti d'uso
    sulla base delle citate graduatorie. 
    
            
          
                                   Art. 5 
     
     
    Sospensione dell'efficacia di disposizioni del decreto legislativo n.
                                 31 del 2010 
     
      1. Allo scopo di  acquisire  ulteriori  evidenze  scientifiche  sui
    parametri di sicurezza, anche in  ambito  comunitario,  in  relazione
    alla  localizzazione,  realizzazione  ed  esercizio  nel   territorio
    nazionale di impianti di produzione di  energia  elettrica  nucleare,
    per un anno dalla data di entrata  in  vigore  del  presente  decreto
    resta sospesa l'efficacia delle disposizioni degli articoli  da  3  a
    24, 30, comma 2, 31 e 32 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n.
    31. 
      2. In  deroga  a  quanto  disposto  dal  comma  1,  la  sospensione
    dell'efficacia non  si  applica  alle  disposizioni  individuate  nel
    medesimo comma nelle parti in cui si riferiscono alla localizzazione,
    costruzione  ed  esercizio  del  Parco  tecnologico  e  del  deposito
    nazionale. 
    
            
          
                                   Art. 6 
     
     
         Enti del Servizio sanitario nazionale della regione Abruzzo 
     
      1. Per l'anno 2011, per gli enti del Servizio  sanitario  nazionale
    della regione Abruzzo, in conseguenza degli eventi sismici  nel  mese
    di  aprile  2009,  il  primo  e  il  secondo  periodo  del  comma  28
    dell'articolo 9 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78,  convertito,
    con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122,  si  applicano
    con riferimento all'anno 2010. Alla  relativa  disciplina,  anche  in
    coerenza con il programma operativo  per  il  rientro  del  disavanzo
    sanitario  della  regione  Abruzzo,  si  provvede  con  ordinanza  di
    protezione civile a valere, ove  necessario,  sulle  risorse  di  cui
    all'autorizzazione  di  spesa  dell'articolo   14,   comma   5,   del
    decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito,  con  modificazioni,
    dalla legge 24 giugno 2009, n.77. 
    
            
          
                                   Art. 7 
     
     
          Operativita' della Cassa depositi e prestiti (CDP S.p.A.) 
     
       1. Dopo il comma 8 dell'articolo 5 del decreto-legge 30  settembre
    2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24  novembre
    2003, n. 326, e' inserito il seguente: 
        «8-bis. Fermo restando quanto previsto al  comma  8,  CDP  S.p.A.
    puo'  altresi'  assumere  partecipazioni  in  societa'  di  rilevante
    interesse nazionale  in  termini  di  strategicita'  del  settore  di
    operativita', di  livelli  occupazionali,  di  entita'  di  fatturato
    ovvero di ricadute per il sistema economico-produttivo del Paese.  Ai
    fini della qualificazione  che  precede,  con  decreto  del  Ministro
    dell'economia e  delle  finanze  di  natura  non  regolamentare  sono
    definiti i requisiti, anche quantitativi, delle societa'  oggetto  di
    possibile acquisizione da parte di CDP S.p.A. ai sensi  del  presente
    comma. Le medesime  partecipazioni  possono  essere  acquisite  anche
    attraverso veicoli societari o fondi di investimento  partecipati  da
    CDP S.p.A. ed eventualmente da societa' private o  controllate  dallo
    Stato o enti pubblici. Nel caso in  cui  dette  partecipazioni  siano
    acquisite mediante utilizzo di  risorse  provenienti  dalla  raccolta
    postale, le stesse sono contabilizzate nella gestione separata di cui
    al comma 8.». 
    
            
          
                                   Art. 8 
     
     
                              Entrata in vigore 
     
      1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso  della  sua
    pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della  Repubblica  italiana  e
    sara' presentato alle Camere per la conversione in legge. 
      Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
    nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
    italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
    osservare. 
        Dato a Roma, addi' 31 marzo 2011 
     
                                  NAPOLITANO 
     
     
                        Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri 
     
                         Tremonti, Ministro dell'economia e delle finanze 
    Visto, il Guardasigilli: Alfano 
    
    
    Ultimo aggiornamento Martedì 05 Aprile 2011 12:08
     

    Promozione dell'uso di energia da fonti rinnovabili

    E-mail Stampa PDF

    DECRETO LEGISLATIVO 3 marzo 2011, n. 28

    Attuazione  della  direttiva  2009/28/CE  sulla  promozione  dell'uso
    dell'energia da fonti  rinnovabili,  recante  modifica  e  successiva
    abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE. (11G0067) 

    in G.U.R.I. del 28 marzo 2011, n. 71  - Suppl. Ordinario n. 81
    

                                                               ALLEGATO 1 
                                                        (art. 3, comma 4) 
     
                    Procedure di calcolo degli obiettivi 
     
    1. Calcolo della quota di energia da fonti rinnovabili 
     
    1. Ai fini del raggiungimento dell'obiettivo di cui  all'articolo  3,
    comma 1, il consumo finale lordo di energia da fonti  rinnovabili  e'
    calcolato come la somma: 
    a) del consumo finale lordo  di  elettricita'  da  fonti  energetiche
    rinnovabili; 
    b) del consumo finale lordo di energia da fonti  rinnovabili  per  il
    riscaldamento e il raffreddamento; 
    c) del consumo finale di energia da fonti energetiche rinnovabili nei
    trasporti. 
    Per il calcolo della  quota  di  energia  da  fonti  rinnovabili  sul
    consumo finale lordo, il gas, l'elettricita' e l'idrogeno prodotti da
    fonti energetiche rinnovabili sono presi in considerazione  una  sola
    volta ai fini delle lettere a), b) o c), del primo comma. 
    2. I biocarburanti e i bioliquidi che non  soddisfano  i  criteri  di
    sostenibilita', con le modalita', i limiti e  le  decorrenze  fissate
    dal presente decreto, non sono presi in considerazione. 
    3. Ai fini del comma 1,  lettera  a),  il  consumo  finale  lordo  di
    elettricita' da  fonti  energetiche  rinnovabili  e'  calcolato  come
    quantita' di elettricita'  prodotta  a  livello  nazionale  da  fonti
    energetiche rinnovabili, escludendo la produzione di elettricita'  in
    centrali  di  pompaggio  con  il  ricorso  all'acqua  precedentemente
    pompata a monte. 
    4. Negli impianti multicombustibile (centrali ibride) che  utilizzano
    fonti rinnovabili e convenzionali, si tiene  conto  unicamente  della
    parte di elettricita' prodotta da  fonti  rinnovabili.  Ai  fini  del
    calcolo, il contributo di ogni fonte di energia  e'  calcolato  sulla
    base del suo contenuto energetico. 
    5. L'elettricita' da energia idraulica ed energia eolica e' presa  in
    considerazione conformemente alla formula di normalizzazione definita
    al paragrafo 3. 
    6. Ai fini del comma  1,  lettera  b),  del  presente  paragrafo,  il
    consumo  finale  lordo  di  energia  da  fonti  rinnovabili  per   il
    riscaldamento e il raffreddamento  e'  calcolato  come  quantita'  di
    teleriscaldamento e teleraffrescamento prodotti a  livello  nazionale
    da fonti rinnovabili piu'  il  consumo  di  altre  energie  da  fonti
    rinnovabili  nell'industria,  nelle   famiglie,   nei   servizi,   in
    agricoltura, in silvicoltura e nella pesca per il  riscaldamento,  il
    raffreddamento e la lavorazione. 
    7. Negli impianti multicombustibile che utilizzano fonti  rinnovabili
    e convenzionali, si tiene conto unicamente della parte di calore e di
    freddo prodotta a partire da fonti rinnovabili. Ai fini del  calcolo,
    il contributo di ogni fonte di energia e' calcolato  sulla  base  del
    suo contenuto energetico. 
    8. Si tiene conto dell'energia da calore  aerotermico,  geotermico  e
    idrotermale catturata da pompe di calore ai fini del comma 1, lettera
    b), a condizione che il rendimento finale di energia ecceda di almeno
    il 5% l'apporto energetico primario necessario per far funzionare  le
    pompe di calore. La quantita' di calore da considerare quale  energia
    da fonti rinnovabili ai fini della presente  direttiva  e'  calcolato
    secondo la metodologia di cui al paragrafo 4. 
    9.  Ai  fini  del  paragrafo  1,  lettera  b),  non  si  tiene  conto
    dell'energia termica generata  da  sistemi  energetici  passivi,  che
    consentono di diminuire il consumo di energia in modo passivo tramite
    la progettazione degli  edifici  o  il  calore  generato  da  energia
    prodotta da fonti non rinnovabili. 
    10. Il contenuto energetico dei carburanti per autotrazione di cui al
    paragrafo 5 e' quello indicato nello stesso paragrafo. 
    11. La quota di energia da fonti rinnovabili e'  calcolata  dividendo
    il consumo finale lordo di energia da fonti  energetiche  rinnovabili
    per il consumo finale lordo di energia da tutte le fonti energetiche,
    espressa in percentuale. 
    12. La somma  di  cui  al  comma  1  e'  adeguata  in  considerazione
    dell'eventuale ricorso a trasferimenti statistici o a progetti comuni
    con altri Stati membri o a progetti comuni con Paesi terzi. 
    In caso di trasferimento statistico, la quantita' trasferita: 
    a)  a  uno  Stato  membro  e'  dedotta  dalla  quantita'  di  energia
    rinnovabile  presa  in  considerazione  ai  fini  del  raggiungimento
    dell'obiettivo di cui all'articolo 3, comma 1; 
    b) da  uno  Stato  membro  e'  aggiunta  alla  quantita'  di  energia
    rinnovabile  presa  in  considerazione  ai  fini  del  raggiungimento
    dell'obiettivo di cui all'articolo 3, comma 1. 
    In caso di progetto  comune  con  Paesi  terzi,  l'energia  elettrica
    importata e' aggiunta alla quantita' di energia rinnovabile presa  in
    considerazione ai  fini  del  raggiungimento  dell'obiettivo  di  cui
    all'articolo 3, comma 1. 
    13. Nel calcolo del consumo finale lordo di energia nell'ambito della
    valutazione del conseguimento degli  obiettivi  e  della  traiettoria
    indicativa,  la  quantita'   di   energia   consumata   nel   settore
    dell'aviazione e' considerata, come quota del consumo finale lordo di
    energia, non superiore al 6,18 per cento. 
    14. La metodologia e le definizioni utilizzate per il  calcolo  della
    quota di energia prodotta da fonti rinnovabili  sono  quelle  fissate
    dal regolamento (CE)  n.  1099/2008  del  Parlamento  europeo  e  del
    Consiglio,  del  22   ottobre   2008,   relativo   alle   statistiche
    dell'energia e successive modificazioni. 
     
    2. Calcolo della quota di energia da fonti rinnovabili  in  tutte  le
    forme di trasporto 
     
    1. Ai fini del raggiungimento dell'obiettivo di cui  all'articolo  3,
    comma 2, si applicano le seguenti disposizioni: 
    a) per il calcolo del denominatore, ossia della quantita'  totale  di
    energia consumata nel trasporto ai fini del primo comma,  sono  presi
    in  considerazione  solo  la  benzina,  il  diesel,  i  biocarburanti
    consumati nel trasporto su strada e su rotaia e l'elettricita'; 
    b) per il calcolo del numeratore, ossia della quantita' di energia da
    fonti rinnovabili consumata nel trasporto ai fini  del  primo  comma,
    sono presi in  considerazione  tutti  i  tipi  di  energia  da  fonti
    rinnovabili consumati in tutte le forme di trasporto; 
    c) per il calcolo del contributo di  energia  elettrica  prodotta  da
    fonti rinnovabili e consumata in tutti i tipi di veicoli elettrici ai
    fini di cui alle lettere a) e b), e' utilizzata la quota nazionale di
    elettricita' da fonti rinnovabili, misurata due anni prima  dell'anno
    in questione. Inoltre, per il calcolo dell'energia elettrica da fonti
    rinnovabili consumata dai veicoli stradali elettrici, questo  consumo
    e' considerato pari a 2,5 volte il contenuto energetico  dell'apporto
    di elettricita' da fonti energetiche rinnovabili. 
    2.  Ai fini della dimostrazione del rispetto degli obblighi nazionali
    in  materia  di  energie  rinnovabili  imposti   agli   operatori   e
    dell'obiettivo di impiegare energia da fonti rinnovabili per tutte le
    forme di  trasporto,  il  contributo  dei  biocarburanti  prodotti  a
    partire da rifiuti, residui,  materie  cellulosiche  di  origine  non
    alimentare e materie ligno-cellulosiche e' considerato equivalente al
    doppio di quello di altri biocarburanti. 
     
    3. Formula di normalizzazione per  il  computo  dell'elettricita'  da
    energia idraulica e da energia eolica 
     
    Ai fini del computo dell'elettricita' da energia idraulica in un dato
    Stato membro si applica la seguente formula: 
     
     
    
                  Parte di provvedimento in formato grafico
    
     
     
    Ai fini del computo dell'elettricita' da energia eolica  in  un  dato
    Stato membro si applica la seguente formula: 
     
     
    
                  Parte di provvedimento in formato grafico
    
     
     
    4. Computo dell'energia prodotta dalle pompe di calore 
     
    La  quantita'  di  energia  aerotermica,  geotermica  o   idrotermica
    catturata dalle pompe di calore  da  considerarsi  energia  da  fonti
    rinnovabili ai  fini  del  presente  decreto  legislativo,  ERES,  e'
    calcolata in base alla formula seguente: 
     
    ERES  =  Qusable * (1 - 1/SPF) 
     
    dove 
     
    Qusable = il calore totale stimato prodotto da pompe  di  calore  che
    rispondono  ai  criteri  che  saranno  definiti  sulla   base   degli
    orientamenti stabiliti dalla Commissione ai sensi  dell'allegato  VII
    della direttiva 2009/28/CE, applicato  nel  seguente  modo:  solo  le
    pompe di calore per  le  quali  SPF  > 1,15  *  1/µ  sara'  preso  in
    considerazione; 
    SPF = il fattore di rendimento  stagionale  medio  stimato  per  tali
    pompe di calore; 
    µ e' il rapporto tra la produzione totale lorda di elettricita' e  il
    consumo di energia primaria per la  produzione  di  energia  e  sara'
    calcolato come media a livello UE sulla base dei dati Eurostat. 
    Nel caso di pompe di calore a gas µ e'  posto  pari  a  1  fino  alla
    determinazione  di  un  piu'  appropriato  valore,   effettuata   dal
    Ministero dello sviluppo economico con apposita circolare al GSE. 
     
    5. Contenuto energetico dei carburanti per autotrazione 
     
     
    
                  Parte di provvedimento in formato grafico
    
     
    
            
          
                                                               ALLEGATO 2 
                                                       (art. 10, comma 1) 
     
                       Requisiti e specifiche tecniche 
               degli impianti alimentati da fonti rinnovabili 
                ai fini dell'accesso agli incentivi nazionali 
     
    1. Per gli impianti che utilizzano biomasse ovvero bioliquidi per  la
    produzione di energia termica ai  fini  dell'accesso  agli  incentivi
    statali, a decorrere da un anno dalla data di entrata in  vigore  del
    presente decreto legislativo, sono richiesti i seguenti requisiti: 
    a) efficienza di conversione non inferiore all'85%; 
    b) rispetto  dei  criteri  e  dei  requisiti  tecnici  stabiliti  dal
    provvedimento  di  cui  all'articolo  290,  comma  4,   del   decreto
    legislativo n. 152 del 2006. 
    2. Per le biomasse utilizzate in forma di pellet o  cippato  ai  fini
    dell'accesso agli incentivi statali, a decorrere  da  un  anno  dalla
    data di entrata  in  vigore  del  presente  decreto  legislativo,  e'
    richiesta la conformita' alle classi di qualita'  A1  e  A2  indicate
    nelle norme UNI EN 14961-2 per il pellet e UNI EN  14961-  4  per  il
    cippato. 
    3. Per le pompe di calore, a decorrere da  un  anno  dall'entrata  in
    vigore del decreto di  cui  al  comma  1,  l'accesso  agli  incentivi
    statali di ogni natura e' consentito a  condizione  che  la  predette
    pompe di calore soddisfino i seguenti requisiti: 
    a) per le pompe di calore elettriche il coefficiente  di  prestazione
    (COP)  e,  qualora  l'apparecchio  fornisca  anche  il  servizio   di
    climatizzazione  estiva,  l'indice  di  efficienza  energetica  (EER)
    devono essere almeno pari ai valori indicati per  l'anno  2010  nelle
    tabelle  di  cui  all'allegato  1,  paragrafi  1  e  2  del   decreto
    ministeriale 6 agosto 2009, cosi' come vigente alla data  di  entrata
    in vigore del presente  decreto  legislativo.  La  prestazione  delle
    pompe  deve  essere  misurata  in  conformita'  alla  norma  UNI   EN
    14511:2008. Al momento della prova la pompa di calore deve funzionare
    a pieno regime, nelle condizioni indicate nella tabella; 
    b) per le pompe di calore a gas il coefficiente di prestazione  (COP)
    deve essere almeno pari ai valori  indicati  per  l'anno  2010  nella
    tabella di cui all'allegato 1, paragrafo 3, del decreto  ministeriale
    6 agosto 2009, cosi' come vigente alla data di entrata in vigore  del
    presente decreto legislativo. Qualora l'apparecchio fornisca anche il
    servizio di climatizzazione estiva, l'indice di efficienza energetica
    (EER) deve essere almeno pari  ai  pertinenti  a  0,6  per  tutte  le
    tipologie.  La  prestazione  delle  pompe  deve  essere  misurata  in
    conformita' alle seguenti norme, restando fermo che al momento  della
    prova le pompe di calore devono  funzionare  a  pieno  regime,  nelle
    condizioni sopra indicate: 
    - UNI EN 12309-2:2008: per quanto riguarda le pompe di calore  a  gas
    ad assorbimento (valori di prova sul p.c.i.); 
    - UNI EN 14511: 2008 per quanto riguarda le pompe di calore a  gas  a
    motore endotermico; 
    - Per le pompe di calore a gas endotermiche non essendoci  una  norma
    specifica, si procede in base alla UNI EN 14511: 2008, utilizzando il
    rapporto di trasformazione primario - elettrico = 0,4. 
    c) per le pompe di calore dedicate  alla  sola  produzione  di  acqua
    calda sanitaria e' richiesto un COP > 2,6 misurato secondo  la  norma
    EN 16147 e successivo recepimento da parte degli organismi  nazionali
    di normazione; 
    d) qualora siano installate pompe  di  calore  elettriche  dotate  di
    variatore di velocita' (inverter), i  pertinenti  valori  di  cui  al
    presente comma sono ridotti del 5 per cento. 
    4. Per il solare fotovoltaico, l'accesso agli  incentivi  statali  di
    ogni natura e' consentito, a decorrere  da  un  anno  dalla  data  di
    entrata in vigore del presente decreto legislativo, a condizione che: 
    a) i componenti e gli impianti  siano  realizzati  nel  rispetto  dei
    requisiti  tecnici  minimi  stabiliti  nei  provvedimenti  recanti  i
    criteri di incentivazione; 
    b) a decorrere da un anno dall'entrata in vigore del presente decreto
    i moduli siano garantiti per almeno 10 anni; 
    5. Per il solare termico, l'accesso agli incentivi  statali  di  ogni
    natura e' consentito, a decorrere da un anno dalla data di entrata in
    vigore del presente decreto legislativo, a condizione che: 
    a) i pannelli solari e  i  bollitori  impiegati  sono  garantiti  per
    almeno cinque anni; 
    b) gli  accessori  e  i  componenti  elettrici  ed  elettronici  sono
    garantiti almeno due anni; 
    c) i pannelli solari presentano un'attestazione di  conformita'  alle
    norme UNI EN 12975 o UNI EN 12976  che  e'  stata  rilasciata  da  un
    laboratorio accreditato. Sono equiparate alle UNI EN 12975 e  UNI  EN
    12976 le norme EN 12975 e EN 12976 recepite dagli enti  nazionali  di
    normazione appartenenti al CEN Comitato Europeo di Normazione; 
    d) l'installazione dell'impianto e' stata eseguita in conformita'  ai
    manuali di installazione dei principali componenti; 
    e) per il  solare  termico  a  concentrazione,  in  deroga  a  quanto
    previsto alla lettera c) e fino alla  emanazione  di  norme  tecniche
    UNI, la certificazione UNI e' sostituita da  un'approvazione  tecnica
    da parte dell'ENEA. 
    6. Fermo restando il punto 5, per il solare termico,  l'accesso  agli
    incentivi statali di ogni natura e' consentito, a condizione  che,  a
    decorrere da due anni dall'entrata in  vigore  del  presente  decreto
    legislativo, i pannelli siano dotati di certificazione solar keymark. 
    7. Il rispetto delle norme tecniche di cui ai punti  1,  2,  3  e  4,
    lettera  a),  e'  comprovato  tramite  attestazione   rilasciata   da
    laboratori accreditati da organismi  di  accreditamento  appartenenti
    allo European Co-operation for  Accreditation  (EA),  o  che  abbiano
    stabilito accordi di mutuo riconoscimento con EA.  Tale  attestazione
    deve essere accompagnata da dichiarazione  del  produttore  circa  la
    corrispondenza dei prodotti immessi in commercio con  quelli  oggetto
    della suddetta attestazione. 
     
    
            
          
                                                               ALLEGATO 3 
                                                       (art. 11, comma 1) 
     
            Obblighi per i nuovi edifici o gli edifici sottoposti 
                        a ristrutturazioni rilevanti 
     
    1. Nel caso di edifici nuovi o edifici sottoposti a  ristrutturazioni
    rilevanti, gli impianti  di  produzione  di  energia  termica  devono
    essere progettati e realizzati in modo da garantire il  contemporaneo
    rispetto della copertura, tramite il ricorso ad energia  prodotta  da
    impianti  alimentati  da  fonti  rinnovabili,  del  50%  dei  consumi
    previsti per l'acqua calda sanitaria  e  delle  seguenti  percentuali
    della somma dei consumi previsti  per  l'acqua  calda  sanitaria,  il
    riscaldamento e il raffrescamento: 
    a) il 20 per cento quando la richiesta del pertinente titolo edilizio
    e' presentata dal 31 maggio 2012 al 31 dicembre 2013; 
    b) il 35 per cento quando la richiesta del pertinente titolo edilizio
    e' presentata dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2016; 
    c) il 50 per cento quando la richiesta del pertinente titolo edilizio
    e' rilasciato dal 1° gennaio 2017. 
    2. Gli obblighi di cui al comma 1 non possono essere assolti  tramite
    impianti da fonti rinnovabili che  producano  esclusivamente  energia
    elettrica la quale alimenti, a sua volta, dispositivi o impianti  per
    la produzione  di  acqua  calda  sanitaria,  il  riscaldamento  e  il
    raffrescamento. 
    3. Nel caso di edifici nuovi o edifici sottoposti a  ristrutturazioni
    rilevanti, la potenza elettrica degli impianti  alimentati  da  fonti
    rinnovabili che devono essere obbligatoriamente  installati  sopra  o
    all'interno dell'edificio o nelle relative  pertinenze,  misurata  in
    kW, e' calcolata secondo la seguente formula: 
     
        
    
    
             1
         P = - . S
             k
    
    
        
     
    Dove S e' la  superficie  in  pianta  dell'edificio  al  livello  del
    terreno, misurata in m², e K e' un coefficiente (m²/kW) che assume  i
    seguenti valori: 
    a) K = 80, quando la richiesta  del  pertinente  titolo  edilizio  e'
    presentata dal 31 maggio 2012 al 31 dicembre 2013; 
    b) K = 65, quando la richiesta  del  pertinente  titolo  edilizio  e'
    presentata dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2016; 
    c) K = 50, quando la richiesta  del  pertinente  titolo  edilizio  e'
    presentata dal 1° gennaio 2017. 
    4. In caso di utilizzo di  pannelli  solari  termici  o  fotovoltaici
    disposti sui tetti degli edifici, i predetti componenti devono essere
    aderenti o integrati nei tetti medesimi, con la stessa inclinazione e
    lo stesso orientamento della falda. 
    5. L'obbligo di cui al comma 1 non si applica qualora l'edificio  sia
    allacciato ad una rete di teleriscaldamento  che  ne  copra  l'intero
    fabbisogno di  calore  per  il  riscaldamento  degli  ambienti  e  la
    fornitura di acqua calda sanitaria. 
    6. Per gli edifici pubblici gli obblighi di cui ai  precedenti  commi
    sono incrementati del 10%. 
    7. L'impossibilita' tecnica di ottemperare, in tutto o in parte, agli
    obblighi di integrazione di cui ai precedenti paragrafi  deve  essere
    evidenziata  dal  progettista  nella   relazione   tecnica   di   cui
    all'articolo 4, comma 25, del decreto del Presidente della Repubblica
    2 aprile 2009, n. 59 e dettagliata esaminando la non fattibilita'  di
    tutte le diverse opzioni tecnologiche disponibili. 
    8. Nei casi di cui al comma 7, e' fatto obbligo di ottenere un indice
    di prestazione energetica complessiva dell'edificio (I)  che  risulti
    inferiore rispetto al pertinente  indice  di  prestazione  energetica
    complessiva reso obbligatorio ai sensi del decreto legislativo n. 192
    del 2005 e  successivi  provvedimenti  attuativi(I192)  nel  rispetto
    della seguente formula: 
     
     
    
                  Parte di provvedimento in formato grafico
    
     
     
    Dove: 
     
    - %obbligo e' il valore della percentuale  della  somma  dei  consumi
    previsti  per  l'acqua  calda  sanitaria,  il  riscaldamento   e   il
    raffrescamento che deve essere coperta, ai sensi del comma 1, tramite
    fonti rinnovabili; 
    - %effettiva e' il valore della percentuale effettivamente  raggiunta
    dall'intervento; 
    - Pobbligo e'  il  valore  della  potenza  elettrica  degli  impianti
    alimentati da fonti rinnovabili che devono  essere  obbligatoriamente
    installati ai sensi del  comma  3;  Eeffettiva  e'  il  valore  della
    potenza elettrica degli  impianti  alimentati  da  fonti  rinnovabili
    effettivamente installata sull'edificio. 
     
    
            
          
                                                               ALLEGATO 4 
                                                       (art. 15, comma 2) 
     
                      Certificazione degli installatori 
     
    I sistemi di qualificazione di cui all'articolo 15, finalizzati anche
    all'attuazione di quanto previsto all'articolo 11,  sono  basati  sui
    criteri seguenti: 
    1. Il programma di formazione o il riconoscimento  del  fornitore  di
    formazione rispetta le seguenti caratteristiche: 
    a) la formazione per la qualificazione deve essere effettuata secondo
    una procedura trasparente e chiaramente definita; 
    b)  e'  assicurata  la  continuita'  e  la  copertura  regionale  del
    programma di formazione offerto dal fornitore; 
    c) il fornitore di formazione  dispone  di  apparecchiature  tecniche
    adeguate,  in  particolare  di  materiale   di   laboratorio   o   di
    attrezzature analoghe, per impartire la formazione pratica; 
    d) oltre alla formazione di base, il  fornitore  di  formazione  deve
    anche proporre corsi di aggiornamento piu' brevi su  temi  specifici,
    ivi comprese le  nuove  tecnologie,  per  assicurare  una  formazione
    continua sulle installazioni; 
    e)  il  fornitore   di   formazione   puo'   essere   il   produttore
    dell'apparecchiatura o del sistema, un istituto o un'associazione; 
    f) la qualificazione degli installatori ha una  durata  limitata  nel
    tempo e il rinnovo e' subordinato  alla  frequenza  di  un  corso  di
    aggiornamento, in forma di seminario o altro. 
    2.  La  formazione  per  il  rilascio  della   qualificazione   degli
    installatori comprende sia una parte teorica che una  parte  pratica.
    Al termine della formazione, gli  installatori  devono  possedere  le
    capacita'  richieste  per  installare   apparecchiatura   e   sistemi
    rispondenti alle esigenze dei clienti in termini di prestazioni e  di
    affidabilita', essere in grado di offrire un servizio di  qualita'  e
    di rispettare tutti i codici e le norme applicabili, ivi comprese  le
    norme in materia  di  marchi  energetici  e  di  marchi  di  qualita'
    ecologica. 
    3. La formazione si conclude con un esame in  esito  al  quale  viene
    rilasciato un attestato. L'esame comprende una prova pratica  mirante
    a verificare la corretta installazione di caldaie o stufe a biomassa,
    di pompe di calore, di sistemi geotermici poco profondi o di  sistemi
    solari fotovoltaici o termici. 
    4.  Il  previo  periodo  di  formazione  deve   avere   le   seguenti
    caratteristiche: 
    i) per gli installatori  di  caldaie  e  di  stufe  a  biomassa:  una
    formazione preliminare di idraulico, installatore di  canalizzazioni,
    tecnico del  riscaldamento  o  tecnico  di  impianti  sanitari  e  di
    riscaldamento o raffreddamento; 
    ii)  per  gli  installatori  di  pompe  di  calore:  una   formazione
    preliminare di idraulico o di tecnico frigorista e competenze di base
    di elettricita' e impianti idraulici (taglio  di  tubi,  saldatura  e
    incollaggio di giunti di tubi, isolamento, sigillamento di  raccordi,
    prove di tenuta e installazione di  sistemi  di  riscaldamento  o  di
    raffreddamento); 
    iii) per gli installatori di sistemi solari fotovoltaici  o  termici:
    una  formazione  preliminare  di  idraulico  o  di   elettricista   e
    competenze di impianti idraulici,  di  elettricita'  e  di  copertura
    tetti, ivi compresi  saldatura  e  incollaggio  di  giunti  di  tubi,
    sigillamento di raccordi, prove di  tenuta,  capacita'  di  collegare
    cavi, buona conoscenza dei materiali di base  per  la  copertura  dei
    tetti, nonche' dei metodi di isolamento e di impermeabilizzazione; o 
    iv) un  programma  di  formazione  professionale  che  consenta  agli
    installatori di acquisire competenze adeguate  corrispondenti  a  tre
    anni di formazione nei settori di competenze di cui alle lettere  a),
    b) o c), comprendente sia la formazione in classe che la pratica  sul
    luogo di lavoro. 
    5. L'aspetto teorico della formazione degli installatori di caldaie e
    di stufe a biomassa dovrebbe fornire un quadro della  situazione  del
    mercato  della  biomassa  e  comprendere  gli  aspetti  ecologici,  i
    combustibili derivati  dalla  biomassa,  gli  aspetti  logistici,  la
    prevenzione degli incendi, le sovvenzioni connesse,  le  tecniche  di
    combustione,  i  sistemi  di  accensione,  le  soluzioni   idrauliche
    ottimali, il confronto costi/redditivita', nonche' la  progettazione,
    l'installazione e la manutenzione  delle  caldaie  e  delle  stufe  a
    biomassa. La formazione dovrebbe anche permettere  di  acquisire  una
    buona  conoscenza  delle  eventuali  norme  europee   relative   alle
    tecnologie e ai combustibili derivati dalla biomassa  (ad  esempio  i
    pellet) e della legislazione nazionale e  comunitaria  relativa  alla
    biomassa. 
    6. L'aspetto teorico della formazione degli installatori di pompe  di
    calore dovrebbe fornire un quadro della situazione del mercato  delle
    pompe di calore e coprire le risorse geotermiche e le temperature del
    suolo di varie regioni, l'identificazione del suolo e delle rocce per
    determinarne la conducibilita' termica, le regolamentazioni  sull'uso
    delle risorse geotermiche,  la  fattibilita'  dell'uso  di  pompe  di
    calore negli edifici, la determinazione del sistema piu'  adeguato  e
    la conoscenza  dei  relativi  requisiti  tecnici,  la  sicurezza,  il
    filtraggio dell'aria, il collegamento con la fonte  di  calore  e  lo
    schema dei  sistemi.  La  formazione  dovrebbe  anche  permettere  di
    acquisire una buona conoscenza di eventuali  norme  europee  relative
    alle pompe di calore e della  legislazione  nazionale  e  comunitaria
    pertinente. Gli installatori dovrebbero dimostrare  di  possedere  le
    seguenti competenze fondamentali: 
    i) comprensione di base dei principi fisici e di funzionamento  delle
    pompe di calore, ivi comprese le caratteristiche del  circuito  della
    pompa: relazione tra le basse temperature del pozzo  caldo,  le  alte
    temperature  della  fonte  di  calore  e  l'efficienza  del  sistema,
    determinazione del coefficiente di prestazione (COP) e del fattore di
    prestazione stagionale (SPF); 
    ii) comprensione dei componenti e del loro funzionamento nel circuito
    della pompa di calore, ivi compreso il  compressore,  la  valvola  di
    espansione, l'evaporatore, il condensatore, fissaggi  e  guarnizioni,
    il  lubrificante,  il  fluido   frigorigeno,   e   conoscenza   delle
    possibilita'  di  surriscaldamento  e  di  subraffreddamento   e   di
    raffreddamento; e 
    iii) comprensione di base dei principi fisici, di funzionamento e dei
    componenti delle pompe di calore ad assorbimento e determinazione del
    coefficiente di  prestazione  (GUE)  e  del  fattore  di  prestazione
    stagionale (SPF); 
    iv) capacita' di scegliere e di misurare componenti in situazioni  di
    installazione tipiche, ivi  compresa  la  determinazione  dei  valori
    tipici del carico calorifico di vari edifici e, per la produzione  di
    acqua calda in funzione del consumo  di  energia,  la  determinazione
    della  capacita'  della  pompa  di  calore  in  funzione  del  carico
    calorifico per la produzione di acqua calda,  della  massa  inerziale
    dell'edificio e la fornitura  di  energia  elettrica  interrompibile;
    determinazione di componenti, quale il serbatoio  tampone  e  il  suo
    volume, nonche' integrazione di un secondo sistema di riscaldamento. 
    7. La parte teorica della formazione degli  installatori  di  sistemi
    solari fotovoltaici e di sistemi solari termici dovrebbe  fornire  un
    quadro della situazione del  mercato  dei  prodotti  solari,  nonche'
    confronti costi/redditivita' e  coprire  gli  aspetti  ecologici,  le
    componenti, le  caratteristiche  e  il  dimensionamento  dei  sistemi
    solari, la scelta  di  sistemi  accurati  e  il  dimensionamento  dei
    componenti, la determinazione della domanda di calore, la prevenzione
    degli incendi, le sovvenzioni  connesse,  nonche'  la  progettazione,
    l'installazione e la manutenzione degli impianti solari  fotovoltaici
    e termici. La formazione dovrebbe anche permettere di  acquisire  una
    buona  conoscenza  delle  eventuali  norme  europee   relative   alle
    tecnologie e alle certificazioni, ad esempio «Solar Keymark», nonche'
    della  legislazione   nazionale   e   comunitaria   pertinente.   Gli
    installatori  dovrebbero  dimostrare   di   possedere   le   seguenti
    competenze fondamentali: 
    i) capacita' di lavorare in condizioni di sicurezza  utilizzando  gli
    strumenti e le attrezzature richieste e  applicando  i  codici  e  le
    norme di sicurezza, e di individuare i rischi  connessi  all'impianto
    idraulico, all'elettricita' e altri rischi  associati  agli  impianti
    solari; 
    ii) capacita' di individuare i sistemi e i componenti  specifici  dei
    sistemi attivi e passivi, ivi compresa la progettazione meccanica,  e
    di determinare la posizione dei componenti e determinare lo schema  e
    la configurazione dei sistemi; 
    iii)   capacita'   di   determinare   la   zona,   l'orientamento   e
    l'inclinazione  richiesti  per  l'installazione  dei  sistemi  solari
    fotovoltaici e dei sistemi  solari  di  produzione  di  acqua  calda,
    tenendo  conto  dell'ombra,  dell'apporto   solare,   dell'integrita'
    strutturale, dell'adeguatezza dell'impianto in funzione dell'edificio
    o del clima, e di  individuare  i  diversi  metodi  di  installazione
    adeguati al tipo di tetto e i  componenti  BOS  (balance  of  system)
    necessari per l'installazione; 
    iv) per i sistemi solari fotovoltaici in particolare, la capacita' di
    adattare la concezione elettrica, tra  cui  la  determinazione  delle
    correnti di impiego, la scelta dei tipi di conduttori  appropriati  e
    dei flussi adeguati per ogni circuito  elettrico,  la  determinazione
    della dimensione, del flusso e della posizione adeguati per tutte  le
    apparecchiature e i sottosistemi associati, e scegliere un  punto  di
    interconnessione adeguato. 
     
    
            
          
              
                Titolo I 

    FINALITA' E OBIETTIVI

     
                        IL PRESIDENTE DELLA REPUBLICA 
     
      Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione; 
      Vista  la  direttiva  2009/28/CE  del  Parlamento  europeo  e   del
    Consiglio, del 23 aprile 2009, sulla promozione dell'uso dell'energia
    da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle
    direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE; 
      Vista  la  direttiva  2009/30/CE  del  Parlamento  europeo  e   del
    Consiglio, del 23 aprile 2009, che modifica la direttiva 98/70/CE per
    quanto riguarda le specifiche relative a benzina, combustibile diesel
    e  gasolio,  nonche'  l'introduzione  di  un  meccanismo   inteso   a
    controllare e ridurre le emissioni di gas a effetto  serra,  modifica
    la direttiva 99/32/CE per quanto concerne le specifiche  relative  al
    combustibile utilizzato dalle navi adibite alla  navigazione  interna
    ed abroga la direttiva 93/12/CEE; 
      Vista la Comunicazione n. 2010/C160/01 della  Commissione,  del  19
    giugno 2010, sui sistemi volontari e i valori standard da  utilizzare
    nel regime UE di sostenibilita' per i biocarburanti e i bioliquidi; 
      Vista la Comunicazione n. 2010/C160/02 della  Commissione,  del  19
    giugno 2010, sull'attuazione pratica del regime UE di  sostenibilita'
    per i biocarburanti e i bioliquidi e sulle norme  di  calcolo  per  i
    biocarburanti; 
      Vista la Decisione della Commissione n. 2010/335/UE, del 10  giugno
    2010 relativa alle linee direttrici per il  calcolo  degli  stock  di
    carbonio nel suolo ai fini dell'allegato V della direttiva 2009/28/CE
    [notificata con il numero C(2010) 3751]; 
      Vista la Relazione della Commissione al Consiglio e  al  Parlamento
    europeo sui criteri di sostenibilita' relativamente all'uso di  fonti
    da biomassa solida e gassosa per l'elettricita', il riscaldamento  ed
    il raffrescamento - COM(2010); 
      Vista la legge 4 giugno 2010, n. 96, concernente  disposizioni  per
    l'adempimento di  obblighi  derivanti  dall'appartenenza  dell'Italia
    alle Comunita' europee - Legge comunitaria 2009,  ed  in  particolare
    l'articolo 17, comma 1, con il quale sono dettati  criteri  direttivi
    per l'attuazione della direttiva 2009/28/CE; 
      Vista la legge 9 gennaio 1991, n. 10; 
      Visto il decreto del Presidente della Repubblica 26 agosto 1993, n.
    412; 
      Vista la legge 14 novembre 1995, n. 481; 
      Visto il decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79; 
      Visto il decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164; 
      Vista la legge 1° giugno 2002, n. 120; 
      Visto il decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387; 
      Vista la legge 23 agosto 2004, n. 239; 
      Visto il decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192,  e  successive
    modificazioni; 
      Visto il decreto legislativo 3 aprile 2006, n.  152,  e  successive
    modificazioni; 
      Vista la legge 27 dicembre 2006, n. 296; 
      Visto il decreto legislativo 8 febbraio 2007, n. 20; 
      Vista la legge 3 agosto 2007, n. 125; 
      Visto il decreto legislativo 6 novembre 2007, n. 201; 
      Vista la legge 24 dicembre 2007, n. 244; 
      Visto il decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 115; 
      Vista la legge 23 luglio 2009, n. 99; 
      Visto il Piano  d'azione  sulle  fonti  rinnovabili  trasmesso  dal
    Ministro dello sviluppo economico alla Commissione europea  nel  mese
    di luglio 2010, redatto dall'Italia  in  attuazione  dell'articolo  4
    della direttiva 2006/32/CE e  della  decisione  30  giugno  2009,  n.
    2009/548/CE; 
      Visto il decreto in data  10  settembre  2010  del  Ministro  dello
    sviluppo economico, di concerto con i Ministri dell'ambiente e  della
    tutela del territorio e  del  mare  e  per  i  beni  e  le  attivita'
    culturali,  pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale  n.  219  del   18
    settembre 2010; 
      Vista la preliminare  deliberazione  del  Consiglio  dei  Ministri,
    adottata nella riunione del 30 novembre 2010; 
      Acquisito il parere della Conferenza unificata, di cui all'articolo
    8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, reso  nella  seduta
    del 25 gennaio 2011; 
      Acquisito i pareri  espressi  dalle  competenti  commissioni  della
    Camera dei deputati e del Senato della Repubblica; 
      Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri,  adottata  nella
    riunione del 3 marzo 2011; 
      Sulla proposta del Presidente del  Consiglio  dei  Ministri  e  del
    Ministro dello sviluppo economico, di concerto con i  Ministri  degli
    affari  esteri,  della  giustizia,  dell'economia  e  delle  finanze,
    dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, per i beni  e
    le  attivita'  culturali,  delle  politiche  agricole  alimentari   e
    forestali e per la semplificazione normativa; 
     
                                    Emana 
                      il seguente decreto legislativo: 
     
                                   Art. 1 
     
                                  Finalita' 
     
      1. Il presente decreto, in attuazione della direttiva 2009/28/CE  e
    nel rispetto dei criteri stabiliti dalla legge 4 giugno 2010  n.  96,
    definisce gli strumenti, i meccanismi,  gli  incentivi  e  il  quadro
    istituzionale,   finanziario   e   giuridico,   necessari   per    il
    raggiungimento degli obiettivi fino  al  2020  in  materia  di  quota
    complessiva di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale  lordo
    di energia e di quota di energia da fonti rinnovabili nei  trasporti.
    Il presente decreto inoltre detta  norme  relative  ai  trasferimenti
    statistici tra gli Stati membri, ai progetti  comuni  tra  gli  Stati
    membri e con i paesi terzi, alle garanzie di origine, alle  procedure
    amministrative,   all'informazione   e   alla   formazione    nonche'
    all'accesso alla rete elettrica per l'energia da fonti rinnovabili  e
    fissa criteri di sostenibilita' per i biocarburanti e i bioliquidi. 
    
            
          
              
                Titolo I 

    FINALITA' E OBIETTIVI

                                   Art. 2 
     
                                 Definizioni 
     
      1. Ai  fini  del  presente  decreto  legislativo  si  applicano  le
    definizioni della direttiva 2003/54/CE del Parlamento Europeo  e  del
    Consiglio del 26  giugno  2003.  Si  applicano  inoltre  le  seguenti
    definizioni: 
        a) «energia da fonti rinnovabili»: energia proveniente  da  fonti
    rinnovabili  non  fossili,  vale  a  dire  energia  eolica,   solare,
    aerotermica, geotermica, idrotermica e oceanica, idraulica, biomassa,
    gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione e biogas; 
        b) «energia aerotermica»: energia accumulata  nell'aria  ambiente
    sotto forma di calore; 
        c) «energia geotermica»: energia  immagazzinata  sotto  forma  di
    calore nella crosta terrestre; 
        d)  «energia  idrotermica»:  energia  immagazzinata  nelle  acque
    superficiali sotto forma di calore; 
        e) «biomassa»: la frazione biodegradabile dei prodotti, rifiuti e
    residui   di   origine   biologica    provenienti    dall'agricoltura
    (comprendente sostanze vegetali  e  animali),  dalla  silvicoltura  e
    dalle industrie connesse, comprese la  pesca  e  l'acquacoltura,  gli
    sfalci e le  potature  provenienti  dal  verde  pubblico  e  privato,
    nonche' la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani; 
        f) «consumo finale  lordo  di  energia»:  i  prodotti  energetici
    forniti  a  scopi  energetici  all'industria,  ai   trasporti,   alle
    famiglie, ai servizi, compresi i servizi  pubblici,  all'agricoltura,
    alla  silvicoltura  e  alla  pesca,  ivi  compreso  il   consumo   di
    elettricita' e di calore del settore elettrico per la  produzione  di
    elettricita' e di calore, incluse le perdite  di  elettricita'  e  di
    calore con la distribuzione e la trasmissione; 
        g) «teleriscaldamento» o «teleraffrescamento»:  la  distribuzione
    di energia  termica  in  forma  di  vapore,  acqua  calda  o  liquidi
    refrigerati, da una o piu' fonti di produzione verso  una  pluralita'
    di edifici o siti  tramite  una  rete,  per  il  riscaldamento  o  il
    raffreddamento di  spazi,  per  processi  di  lavorazione  e  per  la
    fornitura di acqua calda sanitaria; 
        h)  «bioliquidi»:  combustibili  liquidi  per  scopi   energetici
    diversi dal trasporto, compresi l'elettricita', il  riscaldamento  ed
    il raffreddamento, prodotti dalla biomassa; 
        i) «biocarburanti»: carburanti liquidi o gassosi per i  trasporti
    ricavati dalla biomassa; 
        l)  «garanzia  di  origine»:  documento  elettronico  che   serve
    esclusivamente a provare ad un cliente  finale  che  una  determinata
    quota o un determinato quantitativo di energia sono stati prodotti da
    fonti rinnovabili come previsto all'articolo 3,  paragrafo  6,  della
    direttiva  2003/54/CE  e   dai   provvedimenti   attuativi   di   cui
    all'articolo 1, comma 5, del decreto-legge 18  giugno  2007,  n.  73,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2007, n. 125; 
        m) «edificio sottoposto a ristrutturazione  rilevante»:  edificio
    che ricade in una delle seguenti categorie: 
          i) edificio esistente avente superficie utile superiore a  1000
    metri quadrati, soggetto a ristrutturazione integrale degli  elementi
    edilizi costituenti l'involucro; 
          ii) edificio esistente soggetto a demolizione  e  ricostruzione
    anche in manutenzione straordinaria; 
        n) «edificio di nuova costruzione»:  edificio  per  il  quale  la
    richiesta del pertinente titolo edilizio,  comunque  denominato,  sia
    stata presentata successivamente alla data di entrata in  vigore  del
    presente decreto; 
        o) «biometano»: gas  ottenuto  a  partire  da  fonti  rinnovabili
    avente caratteristiche e  condizioni  di  utilizzo  corrispondenti  a
    quelle del gas metano e idoneo alla immissione  nella  rete  del  gas
    naturale; 
        p) «regime di sostegno»: strumento, regime o meccanismo applicato
    da uno Stato membro o gruppo di Stati  membri,  inteso  a  promuovere
    l'uso  delle  energie  da  fonti  rinnovabili  riducendone  i  costi,
    aumentando i prezzi a cui possono essere vendute  o  aumentando,  per
    mezzo di obblighi in materia di energie rinnovabili o altri mezzi, il
    volume acquistato di dette energie. Comprende, non in via  esclusiva,
    le sovvenzioni agli investimenti, le esenzioni o gli sgravi  fiscali,
    le restituzioni  d'imposta,  i  regimi  di  sostegno  all'obbligo  in
    materia di energie rinnovabili, compresi quelli che usano certificati
    verdi, e i regimi di sostegno diretto dei  prezzi,  ivi  comprese  le
    tariffe di riacquisto e le sovvenzioni; 
        q) «centrali ibride»: centrali che  producono  energia  elettrica
    utilizzando sia fonti non rinnovabili,  sia  fonti  rinnovabili,  ivi
    inclusi gli impianti di co-combustione, vale a dire gli impianti  che
    producono  energia  elettrica  mediante  combustione  di  fonti   non
    rinnovabili e di fonti rinnovabili. 
    
            
          
              
                Titolo I 

    FINALITA' E OBIETTIVI

                                   Art. 3 
     
                             Obiettivi nazionali 
     
      1. La quota complessiva di energia da fonti rinnovabili sul consumo
    finale lordo di energia da conseguire nel  2020  e'  pari  a  17  per
    cento. 
      2. Nell'ambito dell'obiettivo di  cui  al  comma  1,  la  quota  di
    energia da fonti rinnovabili in tutte le forme  di  trasporto  dovra'
    essere nel 2020 pari almeno al 10 per cento  del  consumo  finale  di
    energia nel settore dei trasporti nel medesimo anno. 
      3. Gli obiettivi di cui ai commi 1 e  2  sono  perseguiti  con  una
    progressione temporale coerente  con  le  indicazioni  dei  Piani  di
    azione nazionali per le  energie  rinnovabili  predisposti  ai  sensi
    dell'articolo 4 della direttiva 2009/28/CE. 
      4. Le modalita' di calcolo degli obiettivi di cui ai commi 1, 2 e 3
    sono indicate nell'allegato 1. 
    
            
          
              
                Titolo II 

    PROCEDURE AMMINISTRATIVE, REGOLAMENTAZIONI E CODICI


    Capo I

    AUTORIZZAZIONI E PROCEDURE AMMINISTRATIVE

                                   Art. 4 
     
                              Principi generali 
     
      1. Al fine di favorire lo sviluppo delle  fonti  rinnovabili  e  il
    conseguimento, nel rispetto del principio di leale collaborazione fra
    Stato  e  Regioni,  degli  obiettivi  di  cui  all'articolo   3,   la
    costruzione e l'esercizio di impianti di  produzione  di  energia  da
    fonti  rinnovabili  sono  disciplinati  secondo  speciali   procedure
    amministrative semplificate, accelerate,  proporzionate  e  adeguate,
    sulla  base  delle  specifiche  caratteristiche   di   ogni   singola
    applicazione. 
      2. L'attivita' di cui al comma 1 e' regolata, secondo  un  criterio
    di proporzionalita': 
        a) dall'autorizzazione unica di cui all'articolo 12  del  decreto
    legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, come modificato dall'articolo 5
    del presente decreto; 
        b) dalla procedura abilitativa semplificata di  cui  all'articolo
    6, ovvero 
        c) dalla comunicazione relativa alle attivita' in edilizia libera
    di cui all'articolo 6, comma 11. 
      3.  Al  fine  di  evitare  l'elusione  della  normativa  di  tutela
    dell'ambiente,  del  patrimonio  culturale,  della  salute  e   della
    pubblica incolumita', fermo  restando  quanto  disposto  dalla  Parte
    quinta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.  152,  e  successive
    modificazioni, e, in particolare, dagli articoli 270, 273 e 282,  per
    quanto attiene all'individuazione degli impianti e al  convogliamento
    delle emissioni, le Regioni e le  Province  autonome  stabiliscono  i
    casi in cui la presentazione di piu' progetti per la realizzazione di
    impianti alimentati da fonti rinnovabili e localizzati nella medesima
    area o in aree  contigue  sono  da  valutare  in  termini  cumulativi
    nell'ambito della valutazione di impatto ambientale. 
      4. I gestori di rete, per la realizzazione  di  opere  di  sviluppo
    funzionali all'immissione e al ritiro dell'energia  prodotta  da  una
    pluralita' di impianti non inserite nei  preventivi  di  connessione,
    richiedono l'autorizzazione con il procedimento di  cui  all'articolo
    16,  salvaguardando  l'obiettivo  di  coordinare  anche  i  tempi  di
    sviluppo delle reti e di sviluppo degli impianti di produzione. 
      5. Per gli impianti di incenerimento e coincenerimento dei rifiuti,
    e' fatto salvo  quanto  disposto  dall'articolo  182,  comma  4,  del
    decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e successive modificazioni. 
      6. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico,  di  concerto
    con il Ministro dell'ambiente e della tutela  del  territorio  e  del
    mare,  sono  stabilite  specifiche   procedure   autorizzative,   con
    tempistica accelerata ed adempimenti  semplificati,  per  i  casi  di
    realizzazione di impianti  di  produzione  da  fonti  rinnovabili  in
    sostituzione di altri impianti energetici, anche alimentati da  fonti
    rinnovabili. 
    
            
          
              
                Titolo II 

    PROCEDURE AMMINISTRATIVE, REGOLAMENTAZIONI E CODICI


    Capo I

    AUTORIZZAZIONI E PROCEDURE AMMINISTRATIVE

                                   Art. 5 
     
                            Autorizzazione Unica 
     
      1. Fatto salvo quanto previsto dagli articoli 6 e 7, la costruzione
    e l'esercizio degli  impianti  di  produzione  di  energia  elettrica
    alimentati  da  fonti   rinnovabili,   le   opere   connesse   e   le
    infrastrutture indispensabili alla costruzione e all'esercizio  degli
    impianti, nonche' le modifiche  sostanziali  degli  impianti  stessi,
    sono soggetti all'autorizzazione unica di  cui  all'articolo  12  del
    decreto legislativo 29 dicembre 2003,  n.  387  come  modificato  dal
    presente  articolo,  secondo  le  modalita'   procedimentali   e   le
    condizioni previste dallo stesso decreto legislativo n. 387 del  2003
    e dalle linee guida adottate ai  sensi  del  comma  10  del  medesimo
    articolo 12, nonche' dalle  relative  disposizioni  delle  Regioni  e
    delle Province autonome. 
      2. All'articolo 12, comma 4, del decreto  legislativo  n.  387  del
    2003, l'ultimo periodo e' sostituito dal seguente:  «Fatto  salvo  il
    previo   espletamento,   qualora   prevista,   della   verifica    di
    assoggettabilita' sul progetto preliminare, di  cui  all'articolo  20
    del  decreto  legislativo  3  aprile  2006,  n.  152,  e   successive
    modificazioni, il termine massimo per la conclusione del procedimento
    unico non puo' essere superiore a novanta giorni, al netto dei  tempi
    previsti dall'articolo 26 del decreto legislativo 3 aprile  2006,  n.
    152, e successive modificazioni, per il provvedimento di  valutazione
    di impatto ambientale». 
      3. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico,  di  concerto
    con il Ministro dell'ambiente e della tutela  del  territorio  e  del
    mare, previa intesa con la Conferenza unificata, di cui  all'articolo
    8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281,  sono  individuati,
    per ciascuna tipologia di impianto e  di  fonte,  gli  interventi  di
    modifica sostanziale degli impianti da assoggettare ad autorizzazione
    unica, fermo restando il rinnovo dell'autorizzazione unica in caso di
    modifiche  qualificate  come  sostanziali  ai   sensi   del   decreto
    legislativo 3 aprile 2006, n. 152. Fino all'emanazione del decreto di
    cui al periodo precedente non sono  considerati  sostanziali  e  sono
    sottoposti alla disciplina di cui all'articolo 6  gli  interventi  da
    realizzare  sugli  impianti  fotovoltaici,  idroelettrici  ed  eolici
    esistenti, a prescindere dalla potenza nominale, che  non  comportano
    variazioni  delle  dimensioni   fisiche   degli   apparecchi,   della
    volumetria delle strutture e  dell'area  destinata  ad  ospitare  gli
    impianti stessi, ne' delle opere  connesse.  Restano  ferme,  laddove
    previste, le procedure di verifica di assoggettabilita' e valutazione
    di impatto ambientale di cui al decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
    152. Per gli impianti  a  biomassa,  bioliquidi  e  biogas  non  sono
    considerati sostanziali i rifacimenti parziali e  quelli  totali  che
    non modifichino la  potenza  termica  installata  e  il  combustibile
    rinnovabile utilizzato. 
      4. Qualora il procedimento  di  cui  all'articolo  12  del  decreto
    legislativo 29 dicembre 2003, n.  387  sia  delegato  alle  Province,
    queste ultime trasmettono alle Regioni, secondo  modalita'  stabilite
    dalle  stesse,  le  informazioni  e  i  dati   sulle   autorizzazioni
    rilasciate. 
      5. Le disposizioni di cui al comma 4 dell'articolo 12  del  decreto
    legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 come modificato dal comma 2  del
    presente articolo, si applicano ai procedimenti avviati dopo la  data
    di entrata in vigore del presente decreto. 
    
            
          
              
                Titolo II 

    PROCEDURE AMMINISTRATIVE, REGOLAMENTAZIONI E CODICI


    Capo I

    AUTORIZZAZIONI E PROCEDURE AMMINISTRATIVE

                                   Art. 6 
     
    Procedura abilitativa semplificata e comunicazione per  gli  impianti
                      alimentati da energia rinnovabile 
     
      1. Ferme restando le disposizioni tributarie in materia  di  accisa
    sull'energia elettrica, per l'attivita' di costruzione  ed  esercizio
    degli impianti alimentati da fonti rinnovabili di cui ai paragrafi 11
    e 12 delle linee guida, adottate ai sensi dell'articolo 12, comma  10
    del decreto legislativo 29  dicembre  2003,  n.  387  si  applica  la
    procedura abilitativa semplificata di cui ai commi seguenti. 
      2. Il proprietario dell'immobile  o  chi  abbia  la  disponibilita'
    sugli immobili  interessati  dall'impianto  e  dalle  opere  connesse
    presenta al Comune, mediante mezzo  cartaceo  o  in  via  telematica,
    almeno trenta giorni prima  dell'effettivo  inizio  dei  lavori,  una
    dichiarazione accompagnata da una dettagliata relazione a firma di un
    progettista abilitato e dagli opportuni  elaborati  progettuali,  che
    attesti la compatibilita' del progetto con gli strumenti  urbanistici
    approvati e i regolamenti edilizi vigenti e la non contrarieta'  agli
    strumenti urbanistici adottati, nonche' il rispetto  delle  norme  di
    sicurezza e di quelle  igienico-sanitarie.  Alla  dichiarazione  sono
    allegati gli elaborati tecnici per la connessione redatti dal gestore
    della rete. Nel caso in cui siano richiesti  atti  di  assenso  nelle
    materie di cui al comma 4 dell'articolo 20 della legge 7 agosto 1990,
    n. 241, e tali atti non siano  allegati  alla  dichiarazione,  devono
    essere allegati  gli  elaborati  tecnici  richiesti  dalle  norme  di
    settore e si applica il comma 5. 
      3. Per la procedura abilitativa  semplificata  si  applica,  previa
    deliberazione del Comune e fino alla data di entrata  in  vigore  dei
    provvedimenti regionali di cui al comma 9, quanto previsto dal  comma
    10, lettera c), e dal comma 11 dell'articolo 10 del decreto-legge  18
    gennaio 1993, n. 8, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  19
    marzo 1993, n. 68. 
      4. Il Comune,  ove  entro  il  termine  indicato  al  comma  2  sia
    riscontrata l'assenza di una o piu'  delle  condizioni  stabilite  al
    medesimo comma, notifica all'interessato  l'ordine  motivato  di  non
    effettuare il previsto intervento e, in caso  di  falsa  attestazione
    del professionista abilitato, informa l'autorita'  giudiziaria  e  il
    consiglio dell'ordine di appartenenza; e' comunque salva la  facolta'
    di ripresentare la dichiarazione, con le modifiche o le  integrazioni
    necessarie  per  renderla  conforme  alla  normativa  urbanistica  ed
    edilizia. Se il Comune non procede ai sensi del  periodo  precedente,
    decorso il termine di trenta giorni dalla  data  di  ricezione  della
    dichiarazione  di  cui  comma  2,  l'attivita'  di  costruzione  deve
    ritenersi assentita. 
      5. Qualora siano necessari  atti  di  assenso,  di  cui  all'ultimo
    periodo del comma 2, che rientrino nella competenza  comunale  e  non
    siano allegati alla dichiarazione,  il  Comune  provvede  a  renderli
    tempestivamente e, in ogni caso, entro il termine per la  conclusione
    del relativo procedimento fissato  ai  sensi  dell'articolo  2  della
    legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni. Se gli  atti
    di assenso  non  sono  resi  entro  il  termine  di  cui  al  periodo
    precedente, l'interessato puo'  adire  i  rimedi  di  tutela  di  cui
    all'articolo 117 del decreto  legislativo  2  luglio  2010,  n.  104.
    Qualora l'attivita' di costruzione e di esercizio degli  impianti  di
    cui al comma 1 sia sottoposta ad atti di  assenso  di  competenza  di
    amministrazioni diverse da quella comunale, e  tali  atti  non  siano
    allegati alla dichiarazione, l'amministrazione comunale  provvede  ad
    acquisirli  d'ufficio  ovvero  convoca,  entro  venti  giorni   dalla
    presentazione della dichiarazione, una conferenza di servizi ai sensi
    degli articoli 14 e seguenti della legge 7  agosto  1990,  n.  241  e
    successive modificazioni. Il termine di trenta giorni di cui al comma
    2 e' sospeso fino alla acquisizione degli atti di assenso ovvero fino
    all'adozione  della  determinazione  motivata  di   conclusione   del
    procedimento  ai  sensi  dell'articolo   14-ter,   comma   6-bis,   o
    all'esercizio  del  potere   sostitutivo   ai   sensi   dell'articolo
    14-quater, comma 3, della medesima legge 7 agosto 1990, n. 241. 
      6. La realizzazione dell'intervento deve  essere  completata  entro
    tre anni dal perfezionamento della procedura abilitativa semplificata
    ai sensi dei commi 4 o 5. La realizzazione della parte  non  ultimata
    dell'intervento e' subordinata a nuova  dichiarazione.  L'interessato
    e' comunque tenuto a comunicare al Comune la data di ultimazione  dei
    lavori. 
      7. La  sussistenza  del  titolo  e'  provata  con  la  copia  della
    dichiarazione  da  cui  risulta  la   data   di   ricevimento   della
    dichiarazione stessa, l'elenco di quanto  presentato  a  corredo  del
    progetto, l'attestazione del professionista  abilitato,  nonche'  gli
    atti di assenso eventualmente necessari. 
      8. Ultimato l'intervento, il progettista  o  un  tecnico  abilitato
    rilascia un certificato di collaudo finale, che deve essere trasmesso
    al Comune, con il quale  si  attesta  la  conformita'  dell'opera  al
    progetto  presentato   con   la   dichiarazione,   nonche'   ricevuta
    dell'avvenuta presentazione della  variazione  catastale  conseguente
    alle opere realizzate ovvero dichiarazione che le  stesse  non  hanno
    comportato modificazioni del classamento catastale. 
      9. Le Regioni e le Province autonome possono estendere la soglia di
    applicazione della procedura di cui  al  comma  1  agli  impianti  di
    potenza nominale fino ad 1 MW elettrico, definendo altresi' i casi in
    cui, essendo previste autorizzazioni ambientali o  paesaggistiche  di
    competenza di amministrazioni diverse dal Comune, la realizzazione  e
    l'esercizio dell'impianto e delle opere  connesse  sono  assoggettate
    all'autorizzazione unica di cui  all'articolo  5.  Le  Regioni  e  le
    Province autonome stabiliscono altresi' le modalita' e gli  strumenti
    con i quali i Comuni  trasmettono  alle  stesse  Regioni  e  Province
    autonome le informazioni sui titoli abilitativi rilasciati, anche per
    le finalita' di  cui  all'articolo  16,  comma  2.  Con  le  medesime
    modalita' di cui al presente comma, le Regioni e le Province autonome
    prevedono la corresponsione ai Comuni di oneri istruttori commisurati
    alla potenza dell'impianto. 
      10. I procedimenti pendenti alla data  di  entrata  in  vigore  del
    presente  decreto  legislativo   sono   regolati   dalla   previgente
    disciplina, ferma restando  per  il  proponente  la  possibilita'  di
    optare per la procedura semplificata di cui al presente articolo. 
      11. La comunicazione relativa alle attivita' in edilizia libera, di
    cui ai paragrafi  11  e  12  delle  linee  guida  adottate  ai  sensi
    dell'articolo 12, comma 10 del decreto legislativo 29 dicembre  2003,
    n. 387 continua ad applicarsi, alle stesse  condizioni  e  modalita',
    agli impianti ivi previsti. Le Regioni e le Province autonome possono
    estendere il regime della comunicazione di cui al precedente  periodo
    ai progetti di impianti alimentati da fonti rinnovabili  con  potenza
    nominale  fino  a  50  kW,  nonche'  agli  impianti  fotovoltaici  di
    qualsivoglia potenza da realizzare  sugli  edifici,  fatta  salva  la
    disciplina in materia di  valutazione  di  impatto  ambientale  e  di
    tutela delle risorse idriche. 
    
            
          
              
                Titolo II 

    PROCEDURE AMMINISTRATIVE, REGOLAMENTAZIONI E CODICI


    Capo I

    AUTORIZZAZIONI E PROCEDURE AMMINISTRATIVE

                                   Art. 7 
     
    Regimi di autorizzazione per la  produzione  di  energia  termica  da
                              fonti rinnovabili 
     
      1. Gli interventi di installazione di impianti solari termici  sono
    considerati attivita' ad edilizia libera e sono realizzati, ai  sensi
    dell'articolo 11, comma 3, del decreto legislativo 30 maggio 2008, n.
    115, previa comunicazione, anche per via telematica, dell'inizio  dei
    lavori  da  parte  dell'interessato   all'amministrazione   comunale,
    qualora ricorrano congiuntamente le seguenti condizioni: 
        a) siano installati impianti aderenti o integrati  nei  tetti  di
    edifici esistenti con la stessa inclinazione e lo stesso orientamento
    della falda e i cui componenti non modificano la sagoma degli edifici
    stessi; 
        b) la superficie dell'impianto non sia  superiore  a  quella  del
    tetto su cui viene realizzato; 
        c) gli interventi non ricadano  nel  campo  di  applicazione  del
    codice dei  beni  culturali  e  del  paesaggio,  di  cui  al  decreto
    legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni. 
      2. Ai sensi dell'articolo 6, comma 2, lettera a),  e  dell'articolo
    123, comma 1,  del  testo  unico  delle  disposizioni  legislative  e
    regolamentari  in  materia  di  edilizia,  di  cui  al  decreto   del
    Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, gli interventi  di
    installazione di  impianti  solari  termici  sono  realizzati  previa
    comunicazione secondo le modalita' di cui  al  medesimo  articolo  6,
    qualora ricorrano congiuntamente le seguenti condizioni: 
        a) gli impianti siano realizzati su edifici esistenti o  su  loro
    pertinenze, ivi inclusi i rivestimenti delle pareti verticali esterne
    agli edifici; 
        b) gli impianti siano realizzati al di fuori della  zona  A),  di
    cui al decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 aprile  1968,  n.
    1444. 
      3. All'articolo 6, comma 2,  lettera  d),  del  testo  unico  delle
    disposizioni legislative e regolamentari in materia di  edilizia,  di
    cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001,  sono
    soppresse  le  parole:  «e  termici,  senza  serbatoio  di   accumulo
    esterno». 
      4. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, da  adottare,
    di  concerto  con  il  Ministro  dell'ambiente  e  della  tutela  del
    territorio e del mare e con il Ministro delle  infrastrutture  e  dei
    trasporti,  previa  intesa  con  la  Conferenza  unificata,  di   cui
    all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281,  entro
    tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente  decreto,  sono
    stabilite le prescrizioni per la posa  in  opera  degli  impianti  di
    produzione di calore da risorsa geotermica, ovvero sonde geotermiche,
    destinati al riscaldamento e alla climatizzazione di edifici, e  sono
    individuati i  casi  in  cui  si  applica  la  procedura  abilitativa
    semplificata di cui all'articolo 6. 
      5. Ai sensi dell'articolo 6, comma 2, lettera a),  e  dell'articolo
    123, comma 1,  del  testo  unico  delle  disposizioni  legislative  e
    regolamentari  in  materia  di  edilizia,  di  cui  al  decreto   del
    Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 gli  interventi  di
    installazione di impianti di produzione di energia termica  da  fonti
    rinnovabili diversi da quelli di cui ai commi da 1  a  4,  realizzati
    negli edifici esistenti  e  negli  spazi  liberi  privati  annessi  e
    destinati unicamente alla produzione di acqua calda  e  di  aria  per
    l'utilizzo  nei  medesimi  edifici,   sono   soggetti   alla   previa
    comunicazione secondo le modalita' di cui al medesimo articolo 6. 
      6. I procedimenti pendenti alla  data  di  entrata  in  vigore  del
    presente decreto sono regolati  dalla  previgente  disciplina,  ferma
    restando per il proponente la possibilita' di optare per la procedura
    semplificata di cui al presente articolo. 
      7. L'installazione di pompe di  calore  da  parte  di  installatori
    qualificati, destinate unicamente alla produzione di acqua calda e di
    aria negli edifici esistenti e negli spazi liberi privati annessi, e'
    considerata estensione dell'impianto idrico-sanitario gia' in opera. 
    
            
          
              
                Titolo II 

    PROCEDURE AMMINISTRATIVE, REGOLAMENTAZIONI E CODICI


    Capo I

    AUTORIZZAZIONI E PROCEDURE AMMINISTRATIVE

                                   Art. 8 
     
         Disposizioni per la promozione dell'utilizzo del biometano 
     
      1. Al fine di favorire l'utilizzo del biometano nei  trasporti,  le
    regioni prevedono specifiche semplificazioni per il  procedimento  di
    autorizzazione alla realizzazione di nuovi impianti di  distribuzione
    di metano  e  di  adeguamento  di  quelli  esistenti  ai  fini  della
    distribuzione del metano. 
      2. Al fine di incentivare l'utilizzo del biometano  nei  trasporti,
    gli  impianti  di  distribuzione  di  metano   e   le   condotte   di
    allacciamento che li collegano alla rete  esistente  dei  metanodotti
    sonodichiarati opere di pubblica utilita' e  rivestono  carattere  di
    indifferibilita' e di urgenza. 
    
            
          
              
                Titolo II 

    PROCEDURE AMMINISTRATIVE, REGOLAMENTAZIONI E CODICI


    Capo I

    AUTORIZZAZIONI E PROCEDURE AMMINISTRATIVE

                                   Art. 9 
     
          Disposizioni specifiche in materia di energia geotermica 
     
      1. Al decreto legislativo 11 febbraio 2010, n. 22,  sono  apportate
    le seguenti modificazioni: 
        a) all'articolo 1: 
          1) dopo il comma 3, e' aggiunto il seguente: "3-bis. Al fine di
    promuovere   la   ricerca   e   lo   sviluppo   di   nuove   centrali
    geotermoelettriche a ridotto impatto ambientale di cui all'articolo 9
    del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387,  sono  altresi'  di
    interesse nazionale i fluidi geotermici  a  media  ed  alta  entalpia
    finalizzati alla sperimentazione, su tutto il  territorio  nazionale,
    di impianti pilota con reiniezione del fluido geotermico nelle stesse
    formazioni di  provenienza,  e  comunque  con  emissioni  nulle,  con
    potenza nominale  installata  non  superiore  a  5  MW  per  ciascuna
    centrale, per un impegno complessivo autorizzabile non  superiore  ai
    50  MW;  per  ogni  proponente  non  possono  in  ogni  caso   essere
    autorizzati piu' di tre impianti, ciascuno di  potenza  nominale  non
    superiore a 5 MW"; 
          2) il comma 4 e'  sostituito  dal  seguente:  "4.  Fatto  salvo
    quanto disposto ai comma 3, 3-bis e 5, sono di  interesse  locale  le
    risorse geotermiche a media e bassa entalpia, o quelle economicamente
    utilizzabili per la realizzazione di un progetto geotermico, riferito
    all'insieme degli impianti nell'ambito del titolo di  legittimazione,
    di potenza inferiore a 20 MW ottenibili dal  solo  fluido  geotermico
    alla temperatura convenzionale dei reflui di 15 gradi centigradi."; 
        b) all'articolo 3 sono apportate le seguenti modificazioni: 
          1) dopo il comma 2, e' aggiunto il seguente: "2-bis.  Nel  caso
    di sperimentazione di impianti pilota di cui  all'articolo  1,  comma
    3-bis,  l'autorita'  competente  e'  il  Ministero   dello   sviluppo
    economico, di concerto con il Ministero dell'ambiente e della  tutela
    del territorio e del mare, che acquisiscono l'intesa con  la  regione
    interessata;  all'atto  del  rilascio  del   permesso   di   ricerca,
    l'autorita' competente stabilisce le condizioni e le modalita' con le
    quali  e'  fatto  obbligo  al  concessionario   di   procedere   alla
    coltivazione dei fluidi geotermici in caso  di  esito  della  ricerca
    conforme a quanto indicato nella richiesta di permesso di ricerca."; 
          2) il comma 7 e' sostituito dal seguente: "7. Sono  considerate
    concorrenti le domande, riferite esclusivamente  alla  medesima  area
    della prima domanda, fatte salve le domande  relative  agli  impianti
    sperimentali di potenza nominale non  superiore  a  5  MW,  pervenute
    all'autorita'   competente   non   oltre   sessanta   giorni    dalla
    pubblicazione della prima domanda nel Bollettino ufficiale  regionale
    o in altro strumento di pubblicita' degli atti indicato dalla Regione
    stessa  o,  in  caso  di  competenza  del  Ministero  dello  sviluppo
    economico,  nel  Bollettino  ufficiale  degli  idrocarburi,  di   cui
    all'articolo 43 della legge 11  gennaio  1957,  n.  6,  e  successive
    modificazione. Alla  denominazione  del  Bollettino  ufficiale  degli
    idrocarburi sono aggiunte in fine  le  parole  «e  delle  georisorse»
    (BUIG)."; 
        c) all'articolo 6, dopo il comma  3,  e'  aggiunto  il  seguente:
    "3-bis. Nel  caso  di  sperimentazione  di  impianti  pilota  di  cui
    all'articolo 1, comma 3-bis, l'autorita' competente e'  il  Ministero
    dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero  dell'ambiente
    e della tutela del territorio e del mare, che  acquisiscono  l'intesa
    con la Regione interessata."; 
        d) all'articolo 8, il comma 2 e'  sostituito  dal  seguente:  "2.
    Trascorso  inutilmente  tale  termine,  la  concessione  puo'  essere
    richiesta, in concorrenza, da altri  operatori  con  l'esclusione  di
    quelli relativi agli impianti sperimentali  di  cui  all'articolo  1,
    comma  3-bis.  Sono  considerate  concorrenti  le  domande,  riferite
    esclusivamente alla medesima  area  della  prima  domanda,  pervenute
    all'autorita'   competente   non   oltre   sessanta   giorni    dalla
    pubblicazione della prima domanda nel Bollettino ufficiale  regionale
    o in altro strumento di pubblicita' degli atti indicato dalla regione
    stessa  o,  in  caso  di  competenza  del  Ministero  dello  sviluppo
    economico,  nel  Bollettino  ufficiale  degli  idrocarburi  e   delle
    georisorse."; 
        e) all'articolo 12, dopo il comma 2,  e'  aggiunto  il  seguente:
    "2-bis. La concessione  rilasciata  per  l'utilizzazione  di  risorse
    geotermiche puo' essere revocata qualora risulti inattiva  da  almeno
    due  anni  e  sia  richiesto  il  subentro   nella   concessione   di
    coltivazione per la realizzazione di  impianti  sperimentali  di  cui
    all'articolo  1,  comma  3-bis,  con  esclusione  dei  soggetti   che
    direttamente abbiano realizzato o stiano realizzando  altre  centrali
    geotermoelettriche, anche di tipo convenzionale, con potenza nominale
    installata  superiore  ai  5  MW.  Il  subentrante  sara'  tenuto  al
    pagamento, in unica soluzione, di un indennizzo equivalente al doppio
    del canone annuo di cui al comma 2 dell'articolo 16."; 
        f) all'articolo 16, dopo il comma 5,  e'  aggiunto  il  seguente:
    "5-bis. Limitatamente  alla  sperimentazione  di  impianti  pilota  a
    ridotto impatto ambientale, di cui all'articolo 1, comma  3-bis,  non
    sono dovuti i  contributi  di  cui  al  precedente  comma  4  per  la
    produzione di energia elettrica sino a 5 MW per ciascun impianto". 
    
            
          
              
                Capo II 

    REGOLAMENTAZIONE TECNICA

                                   Art. 10 
     
                       Requisiti e specifiche tecniche 
     
      1. Decorso un anno dalla data di entrata  in  vigore  del  presente
    decreto, gli impianti alimentati da fonti rinnovabili  accedono  agli
    incentivi statali a  condizione  che  rispettino  i  requisiti  e  le
    specifiche tecniche di  cui  all'allegato  2.  Sono  fatte  salve  le
    diverse decorrenze indicate nel medesimo allegato 2. 
      2. Entro 120 giorni dalla data di entrata in  vigore  del  presente
    decreto, e successivamente con frequenza almeno biennale, UNI  e  CEI
    trasmettono al Ministero dello  sviluppo  economico  e  al  Ministero
    dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare  una  rassegna
    della vigente normativa tecnica europea, tra cui i marchi di qualita'
    ecologica,  le  etichette  energetiche  e  gli   altri   sistemi   di
    riferimento tecnico creati da organismi europei  di  normalizzazione,
    applicabili ai componenti, agli impianti e ai sistemi che  utilizzano
    fonti rinnovabili.  La  rassegna  include  informazioni  sulle  norme
    tecniche in elaborazione. 
      3. Sulla base della documentazione di cui al comma 2, l'allegato  2
    e' periodicamente aggiornato con decreto del Ministro dello  sviluppo
    economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente e  della  tutela
    del territorio e del mare. La decorrenza dell'efficacia  del  decreto
    e' stabilita tenendo conto dei tempi necessari  all'adeguamento  alle
    norme tecniche con riguardo alle diverse taglie  di  impianto  e  non
    puo' essere fissata prima di un anno dalla sua pubblicazione. 
      4. Dalla data di entrata in vigore del presente  decreto,  per  gli
    impianti solari fotovoltaici con moduli collocati  a  terra  in  aree
    agricole, l'accesso agli incentivi statali e' consentito a condizione
    che, in aggiunta ai requisiti previsti dall'allegato 2: 
        a) la potenza nominale di ciascun impianto non sia superiore a  1
    MW e, nel caso di terreni appartenenti al medesimo proprietario,  gli
    impianti  siano  collocati  ad  una  distanza  non  inferiore   a   2
    chilometri; 
        b) non sia destinato all'installazione degli impianti piu' del 10
    per cento della superficie del terreno agricolo nella  disponibilita'
    del proponente. 
      5. I limiti  di  cui  al  comma  4  non  si  applicano  ai  terreni
    abbandonati da almeno cinque anni. 
      6. Il comma 4 non si applica agli impianti solari fotovoltaici  con
    moduli collocati a terra in aree agricole  che  hanno  conseguito  il
    titolo abilitativo entro la data di entrata in  vigore  del  presente
    decreto  o  per  i  quali  sia  stata  presentata  richiesta  per  il
    conseguimento del titolo entro il 1° gennaio 2011,  a  condizione  in
    ogni caso che l'impianto entri in esercizio entro un anno dalla  data
    di entrata in vigore del presente decreto. 
    
            
          
              
                Capo II 

    REGOLAMENTAZIONE TECNICA

                                   Art. 11 
     
    Obbligo di integrazione delle  fonti  rinnovabili  negli  edifici  di
    nuova  costruzione   e   negli   edifici   esistenti   sottoposti   a
                         ristrutturazioni rilevanti 
     
      1. I progetti di edifici di nuova  costruzione  ed  i  progetti  di
    ristrutturazioni  rilevanti   degli   edifici   esistenti   prevedono
    l'utilizzo di fonti rinnovabili  per  la  copertura  dei  consumi  di
    calore, di elettricita' e per il raffrescamento  secondo  i  principi
    minimi di integrazione e le decorrenze di cui all'allegato  3.  Nelle
    zone A del decreto del Ministero dei lavori pubblici 2  aprile  1968,
    n. 1444, le soglie percentuali di cui all'Allegato 3 sono ridotte del
    50 per cento. Le leggi regionali  possono  stabilire  incrementi  dei
    valori di cui all'allegato 3. 
      2. Le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano agli  edifici
    di cui alla Parte seconda e all'articolo 136, comma 1, lettere  b)  e
    c), del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al  decreto
    legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni,  e  a
    quelli  specificamente  individuati   come   tali   negli   strumenti
    urbanistici, qualora il progettista evidenzi che  il  rispetto  delle
    prescrizioni  implica  un'alterazione  incompatibile  con   il   loro
    carattere o aspetto, con particolare riferimento ai caratteri storici
    e artistici. 
      3. L'inosservanza dell'obbligo  di  cui  al  comma  1  comporta  il
    diniego del rilascio del titolo edilizio. 
      4. Gli impianti alimentati da fonti rinnovabili realizzati ai  fini
    dell'assolvimento degli obblighi di cui all'allegato 3  del  presente
    decreto accedono agli incentivi statali previsti  per  la  promozione
    delle fonti rinnovabili, limitatamente alla  quota  eccedente  quella
    necessaria per il rispetto dei  medesimi  obblighi.  Per  i  medesimi
    impianti resta ferma la possibilita' di accesso a fondi di garanzia e
    di rotazione. 
      5. Sono abrogati: 
        a) l'articolo 4, comma 1-bis, del decreto  del  Presidente  della
    Repubblica 6 giugno 2001, n. 380; 
        b) l'articolo 4, commi 22 e 23, del decreto del Presidente  della
    Repubblica 2 aprile 2009, n. 59. 
      6.  Nei  piani  di  qualita'  dell'aria  previsti   dalla   vigente
    normativa, le regioni e le province autonome possono prevedere che  i
    valori di cui all'allegato 3 debbano essere assicurati, in tutto o in
    parte, ricorrendo ad impieghi delle fonti rinnovabili  diversi  dalla
    combustione delle  biomasse,  qualora  cio'  risulti  necessario  per
    assicurare il processo di raggiungimento e mantenimento dei valori di
    qualita' dell'aria relativi a materiale particolato (PM10 e PM 2,5) e
    ad idrocarburi policiclici aromatici (IPA). 
      7. Gli obblighi previsti da atti  normativi  regionali  o  comunali
    sono adeguati alle  disposizioni  del  presente  articolo  entro  180
    giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.  Decorso
    inutilmente il predetto termine, si applicano le disposizioni di  cui
    al presente articolo. 
    
            
          
              
                Capo II 

    REGOLAMENTAZIONE TECNICA

                                   Art. 12 
     
                          Misure di semplificazione 
     
      1. I progetti di edifici di nuova costruzione e di ristrutturazioni
    rilevanti su edifici  esistenti  che  assicurino  una  copertura  dei
    consumi di calore, di elettricita' e per il raffrescamento in  misura
    superiore di almeno  il  30  per  cento  rispetto  ai  valori  minimi
    obbligatori di cui all'allegato 3, beneficiano, in sede  di  rilascio
    del titolo edilizio, di un bonus volumetrico del 5 per  cento,  fermo
    restando il rispetto delle norme in materia di  distanze  minime  tra
    edifici e distanze minime di protezione del nastro stradale, nei casi
    previsti e disciplinati dagli strumenti urbanistici comunali, e fatte
    salve le aree individuate come zona A dal decreto del  Ministero  dei
    lavori pubblici 2 aprile 1968,  n.  1444.  I  progetti  medesimi  non
    rientrano  fra  quelli  sottoposti   al   parere   consultivo   della
    commissione edilizia eventualmente  istituita  dai  Comuni  ai  sensi
    dell'articolo 4, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica
    6 giugno 2001, n. 380. 
      2. I soggetti pubblici  possono  concedere  a  terzi  superfici  di
    proprieta' per la realizzazione di impianti di produzione di  energia
    elettrica da fonti rinnovabili nel rispetto della disciplina  di  cui
    al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163.  Le  disposizioni  del
    presente comma si applicano  anche  ai  siti  militari  e  alle  aree
    militari in conformita' con quanto  previsto  dall'articolo  355  del
    codice dell'ordinamento militare, di cui al  decreto  legislativo  15
    marzo 2010, n. 66. 
      3. Entro il 31  dicembre  2012,  con  decreto  del  Ministro  dello
    sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della
    tutela  del  territorio  e  del  mare  e  con   il   Ministro   della
    semplificazione, previa intesa con la Conferenza  unificata,  di  cui
    all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto  1997,  n.  281,  si
    provvede al riordino degli  oneri  economici  e  finanziari  e  delle
    diverse  forme  di  garanzia  richiesti  per   l'autorizzazione,   la
    connessione, la costruzione,  l'esercizio  degli  impianti  da  fonti
    rinnovabili e il rilascio degli incentivi ai  medesimi  impianti.  Il
    riordino e' effettuato sulla base dei seguenti criteri: 
        a) coordinare ed unificare, laddove possibile, i diversi oneri  e
    garanzie al fine di evitare duplicazioni o sovrapposizioni; 
        b) rendere proporzionato e razionale il  sistema  complessivo  di
    oneri e garanzie; 
        c)  rendere  efficiente  l'intero  processo   amministrativo   ed
    accelerare  la  realizzazione  degli  impianti,  corrispondendo  agli
    obiettivi  di  cui  all'articolo  3  e,  al  contempo,   contrastando
    attivita'  speculative  nelle   diverse   fasi   di   autorizzazione,
    connessione, costruzione, esercizio degli impianti e  rilascio  degli
    incentivi; 
        d) prevedere la possibilita' di  diversificare  gli  oneri  e  le
    garanzie per fonti e per fasce di potenza, tenendo conto dell'effetto
    scala; 
        e) coordinare gli  oneri  previsti  dall'articolo  24,  comma  4,
    lettera b),  per  l'assegnazione  degli  incentivi,  quelli  previsti
    dall'articolo 1-quinquies del decreto-legge 8 luglio  2010,  n.  105,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 13 agosto 2010, n. 129, ai
    fini dell'autorizzazione, e quelli a garanzia della connessione degli
    impianti disposti anche in attuazione dell'articolo 1-septies,  comma
    2, del medesimo decreto-legge n. 105 del 2010; 
        f) per gli oneri e le garanzie a favore  di  Regioni  o  di  enti
    locali, prevedere principi minimi generali che  restano  validi  fino
    all'emanazione di un'apposita normativa regionale; 
        g)  definire  i  casi  in  cui  l'acquisizione  del  nulla   osta
    minerario,  previsto  dall'articolo  120  del   testo   unico   delle
    disposizioni di legge sulle acque e impianti  elettrici,  di  cui  al
    regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, puo'  essere  sostituito  da
    dichiarazione del progettista circa l'insussistenza  di  interferenze
    con  le  attivita'  minerarie,  prevedendo  la  pubblicazione   delle
    informazioni  necessarie  a  tal  fine  da  parte  dalla   competente
    autorita' di vigilanza mineraria  ed  eventualmente  coinvolgendo  le
    Regioni interessate; 
        h) definire, con riferimento all'obbligo di rimessa  in  pristino
    del sito di cui all'articolo 12 del decreto legislativo  29  dicembre
    2003, n. 387 le modalita' e le garanzie da rispettare per  assicurare
    il corretto smaltimento dei componenti dell'impianto. 
    
            
          
              
                Capo II 

    REGOLAMENTAZIONE TECNICA

                                   Art. 13 
     
                   Certificazione energetica degli edifici 
     
      1. Al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, sono apportate le
    seguenti modificazioni: 
        a) all'articolo 1, comma 2, la lettera  c)  e'  sostituita  dalla
    seguente: 
          «c) i criteri generali per la certificazione  energetica  degli
    edifici e per il trasferimento delle relative informazioni in sede di
    compravendita e locazione; » 
        b) all'articolo 6, comma 1-bis, sono soppresse  le  parole:  "con
    riferimento al comma 4"; 
        c) all'articolo 6, dopo il comma 2-bis, sono inseriti i seguenti: 
          «2-ter. Nei  contratti  di  compravendita  o  di  locazione  di
    edifici o di singole unita' immobiliari e' inserita apposita clausola
    con la quale l'acquirente o il conduttore danno atto di aver ricevuto
    le informazioni e la documentazione  in  ordine  alla  certificazione
    energetica degli edifici. Nel caso di locazione, la  disposizione  si
    applica solo agli edifici e alle unita' immobiliari  gia'  dotate  di
    attestato di certificazione energetica ai sensi dei commi  1,  1-bis,
    1-ter e 1-quater. 
          2-quater. Nel caso di offerta di trasferimento a titolo oneroso
    di edifici o di  singole  unita'  immobiliari,  a  decorrere  dal  1°
    gennaio 2012 gli annunci commerciali di vendita riportano l'indice di
    prestazione energetica  contenuto  nell'attestato  di  certificazione
    energetica.». 
    
            
          
              
                Titolo III 

    INFORMAZIONE E FORMAZIONE

                                   Art. 14 
     
                   Disposizioni in materia di informazione 
     
      1. Entro sei mesi dalla data di  entrata  in  vigore  del  presente
    decreto,  il  Gestore  dei   servizi   energetici   (GSE)   realizza,
    aggiornandolo sulla base dell'evoluzione normativa, in collaborazione
    con   l'ENEA   per   quanto   riguarda   le   informazioni   relative
    all'efficienza energetica, un portale informatico recante: 
        a) informazioni dettagliate  sugli  incentivi  nazionali  per  le
    fonti rinnovabili per la produzione di energia  elettrica,  calore  e
    freddo e sulle relative condizioni e modalita' di accesso; 
        b) informazioni sui benefici netti, sui costi  e  sull'efficienza
    energetica delle apparecchiature e dei sistemi per l'uso  di  calore,
    freddo ed elettricita' da fonti energetiche rinnovabili; 
        c) orientamenti che consentano a tutti i soggetti interessati, in
    particolare  agli  urbanisti  e  agli  architetti,   di   considerare
    adeguatamente  la  combinazione   ottimale   di   fonti   energetiche
    rinnovabili,   tecnologie   ad   alta   efficienza   e   sistemi   di
    teleriscaldamento e di teleraffrescamento in sede di  pianificazione,
    progettazione, costruzione e ristrutturazione di aree  industriali  o
    residenziali; 
        d) informazioni riguardanti  le  buone  pratiche  adottate  nelle
    regioni, nelle provincie autonome e nelle province  per  lo  sviluppo
    delle  energie  rinnovabili  e  per   promuovere   il   risparmio   e
    l'efficienza energetica; 
        e)  informazioni   di   sintesi   in   merito   ai   procedimenti
    autorizzativi adottati nelle regioni, nelle province autonome e nelle
    province per l'installazione  degli  impianti  a  fonti  rinnovabili,
    anche a seguito di quanto previsto  nelle  linee  guida  adottate  ai
    sensi dell'articolo 12, comma 10, del decreto legislativo 29 dicembre
    2003, n. 387. 
      2. Il GSE, con le modalita' di cui all'articolo 27, comma 1,  della
    legge 23 luglio 2009, n. 99, puo' stipulare accordi con le  autorita'
    locali  e   regionali   per   elaborare   programmi   d'informazione,
    sensibilizzazione, orientamento o formazione, al fine di informare  i
    cittadini sui benefici e  sugli  aspetti  pratici  dello  sviluppo  e
    dell'impiego di  energia  da  fonti  rinnovabili.  I  programmi  sono
    coordinati con quelli svolti in attuazione del comma  1  e  riportati
    nel portale informatico di cui al medesimo comma 1. 
      3. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico sono stabilite
    le condizioni  e  le  modalita'  con  le  quali  i  fornitori  o  gli
    installatori di impianti a fonti rinnovabili abilitati alle attivita'
    di cui all'articolo 15, commi 4 e 6, rendono disponibili agli  utenti
    finali informazioni  sui  costi  e  sulle  prestazioni  dei  medesimi
    impianti. 
    
            
          
              
                Titolo III 

    INFORMAZIONE E FORMAZIONE

                                   Art. 15 
     
                Sistemi di qualificazione degli installatori 
     
      1. La qualifica professionale per l'attivita' di installazione e di
    manutenzione straordinaria di caldaie, caminetti e stufe a  biomassa,
    di sistemi solari fotovoltaici e termici sugli  edifici,  di  sistemi
    geotermici a bassa entalpia e di pompe di calore, e'  conseguita  col
    possesso dei requisiti tecnico professionali di cui, in  alternativa,
    alle lettere a), b) o c) del comma 1 dell'articolo 4 del decreto  del
    Ministro dello sviluppo economico 22 gennaio 2008, n. 37, fatto salvo
    quanto stabilito dal comma 2 del presente articolo. 
      2.  A  decorrere  dal  1°  agosto   2013,   i   requisiti   tecnico
    professionali  di  cui  all'articolo  4,  comma  1,  lettera  c)  del
    regolamento di cui al decreto del Ministro dello  sviluppo  economico
    22 gennaio 2008, n. 37 si intendono rispettati quando: 
        a) il  titolo  di  formazione  professionale  e'  rilasciato  nel
    rispetto delle modalita' di cui ai commi 3 e 4 e dei criteri  di  cui
    all'allegato 4 e attesta la qualificazione degli installatori; 
        b) il previo periodo  di  formazione  e'  effettuato  secondo  le
    modalita' individuate nell'allegato 4. 
      3. Entro il 31 dicembre 2012, le Regioni e  le  Province  autonome,
    nel rispetto dell'allegato 4, attivano un programma di formazione per
    gli installatori di impianti  a  fonti  rinnovabili  o  procedono  al
    riconoscimento di fornitori di formazione, dandone  comunicazione  al
    Ministero dello sviluppo  economico,  al  Ministero  dell'ambiente  e
    della tutela del territorio e del mare. 
      4. Allo scopo  di  favorire  la  coerenza  con  i  criteri  di  cui
    all'allegato 4 e l'omogeneita' a livello nazionale, ovvero  nel  caso
    in cui le Regioni e le Province autonome non provvedano entro  il  31
    dicembre 2012, l'ENEA mette a disposizione  programmi  di  formazione
    per il  rilascio  dell'attestato  di  formazione.  Le  Regioni  e  le
    Province autonome possono altresi' stipulare accordi con l'ENEA e con
    la scuola  di  specializzazione  in  discipline  ambientali,  di  cui
    all'articolo 7, comma 4, della legge 11  febbraio  1992,  n.  157,  e
    successive modificazioni, per il  supporto  nello  svolgimento  delle
    attivita' di cui al comma 3. 
      5. Gli eventuali nuovi o maggiori oneri  per  la  finanza  pubblica
    derivanti dalle attivita' di formazione di cui ai commi 3  e  4  sono
    posti a carico dei soggetti partecipanti alle medesime attivita'. 
      6. Il riconoscimento della qualificazione rilasciata  da  un  altro
    Stato membro e' effettuato sulla base di principi e  dei  criteri  di
    cui al decreto legislativo 7 novembre  2007,  n.  206,  nel  rispetto
    dell'allegato 4. 
      7. I titoli di qualificazione di cui ai precedenti commi sono  resi
    accessibili al pubblico per via informatica, a cura del soggetto  che
    li rilascia. 
    
            
          
              
                Titolo IV 

    RETI ENERGETICHE


    Capo I

    RETE ELETTRICA

                                   Art. 16 
     
    Autorizzazione degli interventi per lo sviluppo delle reti elettriche 
     
      1. La costruzione e l'esercizio delle opere di cui all'articolo  4,
    comma 4, sono autorizzati dalla Regione  competente  su  istanza  del
    gestore di rete, nella quale sono indicati anche i tempi previsti per
    l'entrata in esercizio  delle  medesime  opere.  L'autorizzazione  e'
    rilasciata a seguito di un procedimento unico, al  quale  partecipano
    tutte  le  amministrazioni  interessate,  svolto  nel  rispetto   dei
    principi di semplificazione e con le modalita' stabilite dalla  legge
    7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni. 
      2. Le Regioni possono delegare  alle  Province  il  rilascio  delle
    autorizzazioni  di  cui  al  comma  1,  qualora  le  opere   di   cui
    all'articolo 4, comma 4, nonche' gli impianti ai  quali  le  medesime
    opere  sono  funzionali,   ricadano   interamente   all'interno   del
    territorio provinciale. 
      3. Le Regioni e, nei casi previsti al comma 2, le Province delegate
    assicurano che i procedimenti di cui al comma 1 siano coordinati  con
    i procedimenti di autorizzazione degli impianti da fonti rinnovabili,
    comunque denominati, allo scopo di garantire il raggiungimento  degli
    obiettivi definiti in attuazione dell'articolo 2,  comma  167,  della
    legge 24 dicembre 2007, n. 244. 
      4. Il procedimento  di  cui  al  comma  1  si  applica  anche  alla
    costruzione di opere e infrastrutture della  rete  di  distribuzione,
    funzionali  al  miglior  dispacciamento  dell'energia   prodotta   da
    impianti gia' in esercizio. 
    
            
          
              
                Titolo IV 

    RETI ENERGETICHE


    Capo I

    RETE ELETTRICA

                                   Art. 17 
     
      Interventi per lo sviluppo delle reti elettriche di trasmissione 
     
      1. Terna S.p.A. individua in una  apposita  sezione  del  Piano  di
    sviluppo della rete di trasmissione nazionale gli interventi  di  cui
    all'articolo  4,  comma  4,  tenendo  conto   dei   procedimenti   di
    autorizzazione alla costruzione e  all'esercizio  degli  impianti  in
    corso. 
      2. In una apposita sezione del Piano  di  sviluppo  della  rete  di
    trasmissione nazionale  Terna  S.p.A.  individua  gli  interventi  di
    potenziamento della  rete  che  risultano  necessari  per  assicurare
    l'immissione  e  il  ritiro  integrale  dell'energia  prodotta  dagli
    impianti a fonte rinnovabile gia' in esercizio. 
      3. Le sezioni del Piano di  sviluppo  della  rete  di  trasmissione
    nazionale, di cui ai commi  1  e  2,  possono  includere  sistemi  di
    accumulo  dell'energia  elettrica   finalizzati   a   facilitare   il
    dispacciamento degli impianti non programmabili. 
      4. L'Autorita' per l'energia  elettrica  e  il  gas  provvede  alla
    regolamentazione di quanto previsto al comma  3  e  assicura  che  la
    remunerazione degli investimenti per la realizzazione e  la  gestione
    delle opere di cui ai commi  1,  2  e  3  tenga  adeguatamente  conto
    dell'efficacia ai fini del ritiro dell'energia da fonti  rinnovabili,
    della rapidita' di esecuzione ed entrata in esercizio delle  medesime
    opere, anche con riferimento, in modo differenziato, a ciascuna  zona
    del mercato elettrico e alle diverse tecnologie di accumulo. 
      5.  Resta  fermo  quanto  previsto  dall'articolo  14  del  decreto
    legislativo 29 dicembre 2003, n. 387. 
    
            
          
              
                Titolo IV 

    RETI ENERGETICHE


    Capo I

    RETE ELETTRICA

                                   Art. 18 
     
           Interventi per lo sviluppo della rete di distribuzione 
     
      1. Ai distributori di energia elettrica che  effettuano  interventi
    di ammodernamento  secondo  i  concetti  di  smart  grid  spetta  una
    maggiorazione della  remunerazione  del  capitale  investito  per  il
    servizio di distribuzione, limitatamente ai  predetti  interventi  di
    ammodernamento. I suddetti interventi consistono prioritariamente  in
    sistemi per il controllo, la regolazione e la gestione dei carichi  e
    delle unita' di produzione, ivi inclusi i sistemi di ricarica di auto
    elettriche. 
      2. L'Autorita' per l'energia  elettrica  e  il  gas  provvede  alla
    definizione delle caratteristiche degli interventi di cui al comma  1
    e assicura che il trattamento ivi previsto tenga conto  dei  seguenti
    criteri: 
        a) indicazioni delle Regioni  territorialmente  interessate  agli
    interventi; 
        b) dimensione del progetto di investimento, in termini di  utenze
    attive coinvolte, sistemi di stoccaggio ed effetti sull'efficacia  ai
    fini del ritiro integrale dell'energia da generazione  distribuita  e
    fonti rinnovabili; 
        c) grado di innovazione del progetto, in termini di capacita'  di
    aggregazione   delle   produzioni   distribuite   finalizzata    alla
    regolazione  di  tensione  e   all'uniformita'   del   diagramma   di
    produzione,  di  impiego  di  sistemi  avanzati   di   comunicazione,
    controllo e gestione; 
        d) rapidita' di esecuzione ed entrata in esercizio delle opere. 
      3. Le imprese distributrici di energia elettrica, fatti  salvi  gli
    atti di assenso dell'amministrazione concedente, rendono pubblico con
    periodicita' annuale il piano di sviluppo della  loro  rete,  secondo
    modalita' individuate dall'Autorita' per  l'energia  elettrica  e  il
    gas. Il piano di sviluppo della rete di distribuzione, predisposto in
    coordinamento con Terna S.p.A. e in  coerenza  con  i  contenuti  del
    Piano di sviluppo della rete  di  trasmissione  nazionale,  indica  i
    principali  interventi  e  la  previsione  dei  relativi   tempi   di
    realizzazione, anche al fine di favorire lo sviluppo coordinato della
    rete e degli impianti di produzione. 
    
            
          
              
                Titolo IV 

    RETI ENERGETICHE


    Capo I

    RETE ELETTRICA

                                   Art. 19 
     
    Ulteriori compiti dell'Autorita' per l'energia elettrica e il gas  in
                   materia di accesso alle reti elettriche 
     
      1. Entro il 30 giugno  2013  e,  successivamente,  ogni  due  anni,
    l'Autorita' per l'energia elettrica e il gas aggiorna le direttive di
    cui all'articolo 14 del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387,
    perseguendo l'obiettivo  di  assicurare  l'integrazione  delle  fonti
    rinnovabili nel sistema elettrico  nella  misura  necessaria  per  il
    raggiungimento al 2020 degli obiettivi di cui all'articolo 3. 
      2. Con la medesima periodicita' di cui al comma 1, l'Autorita'  per
    l'energia elettrica e il gas effettua un'analisi  quantitativa  degli
    oneri di sbilanciamento gravanti sul sistema  elettrico  connessi  al
    dispacciamento di ciascuna delle fonti rinnovabili non programmabili,
    valutando gli effetti delle disposizioni di cui al presente Capo. 
    
            
          
              
                Capo II 

    RETE DEL GAS NATURALE

                                   Art. 20 
     
    Collegamento degli impianti di produzione di biometano alla rete  del
                                gas naturale 
     
      1. Entro tre mesi dalla data di  entrata  in  vigore  del  presente
    decreto,  l'Autorita'  per  l'energia  elettrica  e  il   gas   emana
    specifiche  direttive  relativamente  alle  condizioni  tecniche   ed
    economiche per l'erogazione del servizio di connessione  di  impianti
    di produzione di biometano alle reti del gas naturale i  cui  gestori
    hanno obbligo di connessione di terzi. 
      2. Le direttive di cui al comma 1, nel rispetto delle  esigenze  di
    sicurezza fisica e di funzionamento del sistema: 
        a) stabiliscono le caratteristiche chimiche e fisiche minime  del
    biometano, con particolare riguardo alla qualita', l'odorizzazione  e
    la pressione del gas, necessarie per l'immissione nella rete del  gas
    naturale; 
        b) favoriscono un ampio utilizzo del biometano, nella  misura  in
    cui il biometano possa essere iniettato e trasportato nel sistema del
    gas naturale senza generare problemi tecnici o di  sicurezza;  a  tal
    fine l'allacciamento non discriminatorio alla rete degli impianti  di
    produzione di biometano dovra'  risultare  coerente  con  criteri  di
    fattibilita' tecnici ed economici ed essere compatibile con le  norme
    tecniche e le esigenze di sicurezza; 
        c) prevedono la pubblicazione, da  parte  dei  gestori  di  rete,
    degli standard tecnici per il collegamento alla rete del gas naturale
    degli impianti di produzione di biometano; 
        d)  fissano  le  procedure,  i  tempi  e   i   criteri   per   la
    determinazione  dei  costi  per  l'espletamento  di  tutte  le   fasi
    istruttorie necessarie per l'individuazione e la realizzazione  della
    soluzione definitiva di allacciamento; 
        e) sottopongono a termini perentori le attivita' poste  a  carico
    dei gestori di rete, individuando sanzioni e procedure sostitutive in
    caso di inerzia; 
        f) stabiliscono i casi e le regole per consentire al soggetto che
    richiede  l'allacciamento  di  realizzare  in  proprio  gli  impianti
    necessari per l'allacciamento, individuando altresi' i  provvedimenti
    che il gestore della  rete  deve  adottare  al  fine  di  definire  i
    requisiti tecnici di detti impianti; 
        g) prevedono la pubblicazione, da  parte  dei  gestori  di  rete,
    delle  condizioni  tecniche   ed   economiche   necessarie   per   la
    realizzazione   delle   eventuali   opere   di   adeguamento    delle
    infrastrutture di rete per l'allacciamento di nuovi impianti; 
        h) prevedono procedure di risoluzione delle controversie  insorte
    fra produttori e gestori di rete con decisioni, adottate dalla stessa
    Autorita' per l'energia elettrica e il gas, vincolanti fra le parti; 
        i) stabiliscono  le  misure  necessarie  affinche'  l'imposizione
    tariffaria dei corrispettivi posti a carico del soggetto che  immette
    in rete il biometano non penalizzi  lo  sviluppo  degli  impianti  di
    produzione di biometano. 
    
            
          
              
                Capo II 

    RETE DEL GAS NATURALE

                                   Art. 21 
     
      Incentivazione del biometano immesso nella rete del gas naturale 
     
      1. Il biometano immesso nella rete del gas naturale alle condizioni
    e secondo le modalita' di cui  all'articolo  20  e'  incentivato,  su
    richiesta del produttore, secondo una delle seguenti modalita': 
        a) mediante il rilascio degli  incentivi  per  la  produzione  di
    energia elettrica da fonti rinnovabili, nel caso in cui  sia  immesso
    in rete ed utilizzato, nel rispetto delle regole per il  trasporto  e
    lo stoccaggio del gas naturale, in impianti di cogenerazione ad  alto
    rendimento; 
        b) mediante il rilascio di certificati di immissione  in  consumo
    ai fini dell'adempimento dell'obbligo di cui  all'articolo  2-quater,
    comma 1, del decreto-legge 10 gennaio 2006,  n.  2,  convertito,  con
    modificazioni, dalla  legge  11  marzo  2006,  n.  81,  e  successive
    modificazioni, qualora il  biometano  sia  immesso  in  rete  e,  nel
    rispetto delle regole per il trasporto e lo stoccaggio, usato  per  i
    trasporti; 
        c) mediante l'erogazione di uno specifico incentivo di  durata  e
    valore definiti con il decreto di cui al comma 2, qualora sia immesso
    nella rete del gas naturale. L'Autorita' per l'energia elettrica e il
    gas definisce le modalita' con le quali le risorse  per  l'erogazione
    dell'incentivo di cui  alla  presente  lettera  trovano  copertura  a
    valere sul gettito delle componenti delle tariffe del gas naturale. 
      2. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, da  adottare,
    di  concerto  con  il  Ministro  dell'ambiente  e  della  tutela  del
    territorio e del mare e con  il  Ministro  delle  politiche  agricole
    alimentari e forestali, entro 120 giorni dall'entrata in  vigore  del
    presente  decreto  legislativo,  sono  stabilite  le  direttive   per
    l'attuazione di quanto  previsto  al  comma  1,  fatto  salvo  quanto
    previsto all'articolo 33, comma 5. 
    
            
          
              
                Capo III 

    RETI DI TELERISCALDAMENTO E TELERAFFRESCAMENTO

                                   Art. 22 
     
    Sviluppo  dell'infrastruttura   per   il   teleriscaldamento   e   il
                             teleraffrescamento 
     
      1.  Le  infrastrutture  destinate  all'installazione  di  reti   di
    distribuzione di energia da fonti rinnovabili per il riscaldamento  e
    il  raffrescamento  sono  assimilate  ad  ogni  effetto,  esclusa  la
    disciplina  dell'imposta  sul  valore   aggiunto,   alle   opere   di
    urbanizzazione primaria di cui all'articolo 16, comma 7, del  decreto
    del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n.  380,  nei  casi  e
    alle condizioni definite con il decreto di cui al comma 5. 
      2. In sede di pianificazione e progettazione, anche  finalizzate  a
    ristrutturazioni di aree  residenziali,  industriali  o  commerciali,
    nonche' di strade, fognature, reti  idriche,  reti  di  distribuzione
    dell'energia elettrica e del gas e reti per le  telecomunicazioni,  i
    Comuni verificano la disponibilita' di  soggetti  terzi  a  integrare
    apparecchiature e sistemi di produzione  e  utilizzo  di  energia  da
    fonti   rinnovabili   e    di    reti    di    teleriscaldamento    e
    teleraffrescamento, anche alimentate da fonti non rinnovabili. 
      3. Al fine di valorizzare le ricadute dell'azione di pianificazione
    e verifica di cui al comma 2, i Comuni con  popolazione  superiore  a
    50.000 abitanti definiscono, in coordinamento con le  Province  e  in
    coerenza  con  i  Piani  energetici  regionali,  specifici  Piani  di
    sviluppo del  teleriscaldamento  e  del  teleraffrescamento  volti  a
    incrementare  l'utilizzo  dell'energia  prodotta   anche   da   fonti
    rinnovabili. I Comuni con popolazione  inferiore  a  50.000  abitanti
    possono definire i Piani di cui al periodo precedente, anche in forma
    associata, avvalendosi dell'azione di coordinamento esercitata  dalle
    Province. 
      4. E' istituito presso la Cassa conguaglio per il settore elettrico
    un fondo di garanzia  a  sostegno  della  realizzazione  di  reti  di
    teleriscaldamento,  alimentato  da  un  corrispettivo  applicato   al
    consumo di gas metano, pari a 0,05 c€/Sm3, posto a carico dei clienti
    finali. L'Autorita' per l'energia elettrica e il  gas  disciplina  le
    modalita' di applicazione e raccolta del suddetto corrispettivo. 
      5. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico,  di  concerto
    con il Ministro dell'ambiente e della tutela  del  territorio  e  del
    mare  e  con  il  Ministro  delle  politiche  agricole  alimentari  e
    forestali, previa intesa con la Conferenza unificata,  sono  definite
    le modalita' di gestione e accesso del  fondo  di  cui  al  comma  4,
    nonche' le modalita' per l'attuazione di quanto previsto ai commi 1 e
    2, tenendo conto: 
        a) della disponibilita' di biomasse agroforestali  nelle  diverse
    regioni, ovvero nelle diverse  sub-aree  o  bacini,  ove  individuati
    dalla pianificazione regionale o sub-regionale; 
        b) delle previsioni dei piani regionali per  il  trattamento  dei
    rifiuti e in particolare degli impianti di valorizzazione  energetica
    a valle della riduzione, del riuso e  della  raccolta  differenziata,
    nel rispetto della gerarchia comunitaria di trattamento dei rifiuti; 
        c) della  disponibilita'  di  biomasse  di  scarto  in  distretti
    agricoli e industriali; 
        d) della fattibilita' tecnica ed economica di reti  di  trasporto
    di calore geotermico; 
        e) della presenza di impianti e progetti di impianti  operanti  o
    operabili in cogenerazione; 
        f) della distanza dei  territori  da  reti  di  teleriscaldamento
    esistenti. 
    
            
          
              
                Titolo V 

    REGIMI DI SOSTEGNO


    Capo I

    PRINCIPI GENERALI

                                   Art. 23 
     
                              Principi generali 
     
      1. Il presente Titolo  ridefinisce  la  disciplina  dei  regimi  di
    sostegno  applicati  all'energia  prodotta  da  fonti  rinnovabili  e
    all'efficienza energetica attraverso il riordino ed il  potenziamento
    dei vigenti sistemi di incentivazione. La nuova disciplina stabilisce
    un quadro generale volto alla promozione della produzione di  energia
    da fonti rinnovabili e dell'efficienza energetica in misura  adeguata
    al raggiungimento degli obiettivi di cui all'articolo  3,  attraverso
    la predisposizione di criteri e strumenti che promuovano l'efficacia,
    l'efficienza, la  semplificazione  e  la  stabilita'  nel  tempo  dei
    sistemi di incentivazione, perseguendo nel contempo  l'armonizzazione
    con altri strumenti di analoga finalita' e la riduzione  degli  oneri
    di sostegno specifici in capo ai consumatori. 
      2. Costituiscono ulteriori  principi  generali  dell'intervento  di
    riordino  e  di  potenziamento  dei  sistemi  di  incentivazioni   la
    gradualita'  di  intervento   a   salvaguardia   degli   investimenti
    effettuati  e  la  proporzionalita'  agli   obiettivi,   nonche'   la
    flessibilita' della struttura dei regimi  di  sostegno,  al  fine  di
    tener conto  dei  meccanismi  del  mercato  e  dell'evoluzione  delle
    tecnologie delle fonti rinnovabili e dell'efficienza energetica. 
      3. Non hanno titolo a percepire gli incentivi per la produzione  di
    energia da fonti rinnovabili, da qualsiasi fonte normativa  previsti,
    i soggetti per i quali le autorita' e  gli  enti  competenti  abbiano
    accertato  che,  in  relazione  alla  richiesta  di  qualifica  degli
    impianti o di  erogazione  degli  incentivi,  hanno  fornito  dati  o
    documenti non veritieri, ovvero  hanno  reso  dichiarazioni  false  o
    mendaci.  Fermo  restando  il  recupero  delle  somme   indebitamente
    percepite, la condizione ostativa alla percezione degli incentivi  ha
    durata di dieci anni dalla data dell'accertamento e si  applica  alla
    persona fisica o giuridica che ha presentato la richiesta, nonche' ai
    seguenti soggetti: 
        a) il legale rappresentante che ha sottoscritto la richiesta; 
        b) il soggetto responsabile dell'impianto; 
        c) il direttore tecnico; 
        d) i soci, se si tratta di societa' in nome collettivo; 
        e) i soci accomandatari, se si tratta di societa' in  accomandita
    semplice; 
        f) gli amministratori con potere di rappresentanza, se si  tratta
    di altro tipo di societa' o consorzio. 
      4. Dal presente titolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a
    carico del bilancio dello Stato. 
    
            
          
              
                Capo II 

    REGIMI DI SOSTEGNO PER LA PRODUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA DA FONTI
    RINNOVABILI

                                   Art. 24 
     
                        Meccanismi di incentivazione 
     
      1. La produzione di energia elettrica  da  impianti  alimentati  da
    fonti rinnovabili entrati in esercizio dopo il 31  dicembre  2012  e'
    incentivata tramite gli strumenti e sulla base dei  criteri  generali
    di cui al comma 2 e dei criteri specifici di cui ai commi 3 e  4.  La
    salvaguardia delle produzioni non incentivate e' effettuata  con  gli
    strumenti di cui al comma 8. 
      2. La produzione di energia elettrica  dagli  impianti  di  cui  al
    comma 1 e' incentivata sulla base dei seguenti criteri generali: 
        a) l'incentivo ha lo scopo di assicurare una  equa  remunerazione
    dei costi di investimento ed esercizio; 
        b) il periodo di diritto all'incentivo e' pari  alla  vita  media
    utile convenzionale delle specifiche tipologie di impianto e  decorre
    dalla data di entrata in esercizio dello stesso; 
        c) l'incentivo resta costante per tutto il periodo di  diritto  e
    puo' tener conto del valore economico dell'energia prodotta; 
        d) gli incentivi sono  assegnati  tramite  contratti  di  diritto
    privato fra il GSE e il soggetto  responsabile  dell'impianto,  sulla
    base di  un  contratto-tipo  definito  dall'Autorita'  per  l'energia
    elettrica e il gas, entro tre mesi dalla data di  entrata  in  vigore
    del primo dei decreti di cui al comma 5; 
        e) fatto salvo quanto previsto  dalla  lettera  i)  del  presente
    comma e dalla lettera c)  del  comma  5,  l'incentivo  e'  attribuito
    esclusivamente alla produzione da nuovi impianti, ivi inclusi  quelli
    realizzati  a  seguito  di  integrale  ricostruzione,   da   impianti
    ripotenziati, limitatamente  alla  producibilita'  aggiuntiva,  e  da
    centrali ibride, limitatamente alla  quota  di  energia  prodotta  da
    fonti rinnovabili; 
        f) l'incentivo assegnato all'energia prodotta da impianti  solari
    fotovoltaici e' superiore per gli  impianti  ad  alta  concentrazione
    (400 soli) e tiene conto del maggior rapporto tra energia prodotta  e
    superficie utilizzata; 
        g) per biogas,  biomasse  e  bioliquidi  sostenibili  l'incentivo
    tiene conto della tracciabilita' e della  provenienza  della  materia
    prima, nonche' dell'esigenza di destinare prioritariamente: 
          i.  le  biomasse  legnose  trattate  per   via   esclusivamente
    meccanica all'utilizzo termico; 
          ii. i bioliquidi sostenibili all'utilizzo per i trasporti; 
          iii. il biometano all'immissione nella rete del gas naturale  e
    all'utilizzo nei trasporti. 
        h) per biogas, biomasse e bioliquidi sostenibili, in aggiunta  ai
    criteri  di  cui  alla  lettera  g),  l'incentivo  e'  finalizzato  a
    promuovere: 
          i. l'uso efficiente di rifiuti e sottoprodotti,  di  biogas  da
    reflui  zootecnici  o  da  sottoprodotti  delle  attivita'  agricole,
    agro-alimentari, agroindustriali,  di  allevamento  e  forestali,  di
    prodotti ottenuti da coltivazioni dedicate non alimentari, nonche' di
    biomasse  e  bioliquidi  sostenibili  e  biogas  da  filiere   corte,
    contratti quadri e da intese di filiera; 
          ii. la realizzazione di impianti operanti in cogenerazione; 
          iii. la realizzazione e l'esercizio, da parte  di  imprenditori
    agricoli, di impianti alimentati da biomasse e biogas asserviti  alle
    attivita' agricole, in particolare di micro e minicogenerazione,  nel
    rispetto della disciplina comunitaria in materia di aiuti  di  Stato,
    tenuto conto di quanto previsto all'articolo 23, comma 1; 
        i)  l'incentivo  e'  altresi'  attribuito,  per  contingenti   di
    potenza,  alla  produzione  da  impianti  oggetto  di  interventi  di
    rifacimento totale o parziale, nel rispetto dei seguenti criteri: 
          i. l'intervento e' eseguito su impianti che siano in  esercizio
    da un periodo pari almeno ai due terzi della vita utile convenzionale
    dell'impianto; 
          ii.  l'incentivo  massimo   riconoscibile   non   puo'   essere
    superiore, per gli interventi di rifacimento parziale, al 25% e,  per
    gli interventi di rifacimento totale, al 50% dell'incentivo spettante
    per  le  produzioni  da  impianti  nuovi;  nel  caso  degli  impianti
    alimentati a biomassa, ivi compresi quelli alimentati con la frazione
    biodegradabile dei rifiuti,  l'incentivo  massimo  riconoscibile  non
    puo' essere superiore, per gli interventi  di  rifacimento  parziale,
    all'80%  e,  per  gli  interventi  di  rifacimento  totale,  al   90%
    dell'incentivo spettante per le produzioni da impianti nuovi; 
          iii. l'incentivo in ogni caso non  si  applica  alle  opere  di
    manutenzione  ordinaria  e  alle  opere   effettuate   per   adeguare
    l'impianto a prescrizioni di legge; 
          iv. l'incentivo non si applica alle produzioni da impianti  che
    beneficiano di incentivi gia' attribuiti  alla  data  di  entrata  in
    vigore del presente  decreto  o  attribuiti  ai  sensi  del  presente
    articolo, per tutto il periodo per il quale e' erogato l'incentivo in
    godimento. 
      3. La produzione  di  energia  elettrica  da  impianti  di  potenza
    nominale  fino  a  un   valore   differenziato   sulla   base   delle
    caratteristiche  delle  diverse  fonti  rinnovabili,   comunque   non
    inferiore a 5 MW  elettrici,  nonche'  dagli  impianti  previsti  dai
    progetti di riconversione del settore bieticolo-saccarifero approvati
    dal  Comitato   interministeriale   di   cui   all'articolo   2   del
    decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 2, convertito,  con  modificazioni,
    dalla legge 11 marzo 2006, n. 81, ha diritto a un incentivo stabilito
    sulla base dei seguenti criteri: 
        a) l'incentivo e' diversificato per  fonte  e  per  scaglioni  di
    potenza, al fine di commisurarlo ai costi specifici  degli  impianti,
    tenendo conto delle economie di scala; 
        b) l'incentivo riconosciuto e' quello applicabile  alla  data  di
    entrata in esercizio sulla base del comma 5. 
      4. La produzione  di  energia  elettrica  da  impianti  di  potenza
    nominale superiore  ai  valori  minimi  stabiliti  per  l'accesso  ai
    meccanismi di cui al comma 3 ha  diritto  a  un  incentivo  assegnato
    tramite aste al ribasso gestite dal GSE.  Le  procedure  d'asta  sono
    disciplinate sulla base dei seguenti criteri: 
        a) gli incentivi a base d'asta tengono conto dei criteri generali
    indicati al comma 2 e del valore degli incentivi, stabiliti  ai  fini
    dell'applicazione del  comma  3,  relativi  all'ultimo  scaglione  di
    potenza, delle specifiche caratteristiche delle diverse tipologie  di
    impianto e delle economie di scala delle diverse tecnologie; 
        b) le aste hanno luogo con frequenza periodica e  prevedono,  tra
    l'altro, requisiti minimi dei progetti e di solidita' finanziaria dei
    soggetti partecipanti, e meccanismi a  garanzia  della  realizzazione
    degli impianti autorizzati, anche mediante fissazione di termini  per
    l'entrata in esercizio; 
        c) le procedure d'asta sono riferite a un contingente di  potenza
    da installare per ciascuna fonte o tipologia di impianto; 
        d) l'incentivo riconosciuto  e'  quello  aggiudicato  sulla  base
    dell'asta al ribasso; 
        e) le procedure d'asta prevedono un valore minimo  dell'incentivo
    comunque  riconosciuto  dal  GSE,  determinato  tenendo  conto  delle
    esigenze di rientro degli investimenti effettuati. 
      5. Con decreti del Ministro dello sviluppo  economico  di  concerto
    con il Ministro dell'ambiente e della tutela  del  territorio  e  del
    mare e, per i profili di competenza, con il Ministro delle  politiche
    agricole e forestali, sentite l'Autorita' per l'energia  elettrica  e
    il gas e la Conferenza unificata, di cui all'articolo 8  del  decreto
    legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono definite  le  modalita'  per
    l'attuazione  dei  sistemi  di  incentivazione  di  cui  al  presente
    articolo, nel rispetto dei criteri di cui ai precedenti commi 2, 3  e
    4. I decreti disciplinano, in particolare: 
        a) i valori degli incentivi di cui al comma 3  per  gli  impianti
    che entrano in esercizio a  decorrere  dal  1°  gennaio  2013  e  gli
    incentivi a base d'asta in applicazione del comma 4,  ferme  restando
    le diverse decorrenze fissate ai sensi dei decreti attuativi previsti
    dall'articolo 7 del decreto legislativo  29  dicembre  2003,  n.  387
    nonche' i valori di potenza, articolati per fonte e tecnologia, degli
    impianti sottoposti alle procedure d'asta; 
        b) le modalita' con  cui  il  GSE  seleziona  i  soggetti  aventi
    diritto agli incentivi attraverso le procedure d'asta; 
        c)  le  modalita'  per  la  transizione  dal  vecchio  al   nuovo
    meccanismo di  incentivazione.  In  particolare,  sono  stabilite  le
    modalita' con le quali il diritto a fruire dei certificati verdi  per
    gli anni successivi al 2015, anche  da  impianti  non  alimentati  da
    fonti rinnovabili, e' commutato  nel  diritto  ad  accedere,  per  il
    residuo periodo di diritto  ai  certificati  verdi,  a  un  incentivo
    ricadente nella tipologia di cui al comma 3, in modo da garantire  la
    redditivita' degli investimenti effettuati. 
        d) le modalita' di calcolo e di applicazione degli incentivi  per
    le produzioni imputabili a fonti rinnovabili in centrali ibride; 
        e) le modalita' con le quali e' modificato  il  meccanismo  dello
    scambio sul posto per gli impianti, anche in esercizio, che  accedono
    a tale servizio, al fine di semplificarne la fruizione; 
        f) le modalita' di aggiornamento degli incentivi di cui al  comma
    3 e degli incentivi a base d'asta di cui al comma 4, nel rispetto dei
    seguenti criteri: 
          i. la revisione e' effettuata, per la prima volta, decorsi  due
    anni dalla data di entrata in vigore del provvedimento  di  cui  alla
    lettera a) e, successivamente, ogni tre anni; 
          ii. i nuovi valori riferiti agli impianti di cui al comma 3  si
    applicano agli impianti che entrano  in  esercizio  decorso  un  anno
    dalla data di entrata in vigore del  decreto  di  determinazione  dei
    nuovi valori; 
          iii.  possono  essere  introdotti  obiettivi  di   potenza   da
    installare per ciascuna fonte e tipologia di  impianto,  in  coerenza
    con la progressione temporale di cui all'articolo 3, comma 3; 
          iv. possono essere riviste le percentuali di  cumulabilita'  di
    cui all'articolo 26; 
        g) il valore minimo di potenza di cui ai commi  3  e  4,  tenendo
    conto delle specifiche caratteristiche  delle  diverse  tipologie  di
    impianto, al fine di aumentare l'efficienza complessiva  del  sistema
    di incentivazione; 
        h)  le  condizioni  in  presenza  delle  quali,  in  seguito   ad
    interventi  tecnologici  sugli  impianti  da  fonti  rinnovabili  non
    programmabili volti a renderne programmabile la produzione  ovvero  a
    migliorare la prevedibilita' delle immissioni in  rete,  puo'  essere
    riconosciuto  un  incremento  degli  incentivi  di  cui  al  presente
    articolo. Con il medesimo provvedimento puo'  essere  individuata  la
    data a decorrere dalla quale i nuovi impianti accedono agli incentivi
    di  cui  al  presente  articolo  esclusivamente  se  dotati  di  tale
    configurazione. Tale data non puo' essere antecedente al  1°  gennaio
    2018; 
        i)  fatto  salvo  quanto  previsto  all'articolo  23,  comma   3,
    ulteriori requisiti soggettivi per l'accesso agli incentivi. 
      6. I decreti di cui al comma 5 sono adottati entro sei  mesi  dalla
    data di entrata in vigore del presente decreto. 
      7. L'Autorita' per  l'energia  elettrica  e  il  gas  definisce  le
    modalita' con le quali le risorse per l'erogazione degli incentivi di
    cui  al  presente  articolo  e  all'articolo  25,  comma  4,  trovano
    copertura nel gettito della componente A3 delle tariffe  dell'energia
    elettrica. 
      8. Fermo restando quanto stabilito  dall'articolo  13  del  decreto
    legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 in materia di partecipazione  al
    mercato elettrico dell'energia prodotta da fonti  rinnovabili,  entro
    il 31 dicembre 2012, sulla base di indirizzi stabiliti  dal  Ministro
    dello sviluppo economico, l'Autorita' per l'energia  elettrica  e  il
    gas provvede a definire prezzi minimi garantiti, ovvero  integrazioni
    dei ricavi conseguenti alla partecipazione al mercato elettrico,  per
    la produzione da impianti  a  fonti  rinnovabili  che  continuano  ad
    essere eserciti in assenza di incentivi e per i quali,  in  relazione
    al  perseguimento  degli  obiettivi  di  cui   all'articolo   3,   la
    salvaguardia della produzione non e' assicurata dalla  partecipazione
    al mercato elettrico. A tale scopo, gli indirizzi del Ministro  dello
    sviluppo economico e le conseguenti deliberazioni dell'Autorita'  per
    l'energia  elettrica  e  il  gas  mirano  ad  assicurare  l'esercizio
    economicamente conveniente degli impianti, con  particolare  riguardo
    agli impianti alimentati da  biomasse,  biogas  e  bioliquidi,  fermo
    restando, per questi ultimi, il requisito della sostenibilita'. 
      9. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico,  di  concerto
    con il Ministro dell'ambiente e della tutela  del  territorio  e  del
    mare, sono definiti specifici incentivi per la produzione di  energia
    da  fonti  rinnovabili  mediante  impianti  che  facciano  ricorso  a
    tecnologie avanzate e non ancora pienamente commerciali, compresi gli
    impianti sperimentali di potenza fino a 5  MW  alimentati  da  fluidi
    geotermici a media ed alta entalpia. 
    
            
          
              
                Capo II 

    REGIMI DI SOSTEGNO PER LA PRODUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA DA FONTI
    RINNOVABILI

                                   Art. 25 
     
                  (Disposizione transitorie e abrogazioni) 
     
      1. La produzione di energia elettrica  da  impianti  alimentati  da
    fonti rinnovabili, entrati in esercizio entro il 31 dicembre 2012, e'
    incentivata con i meccanismi vigenti alla data di entrata  in  vigore
    del presente decreto, con i correttivi di cui ai commi successivi. 
      2. L'energia elettrica importata a partire dal 1° gennaio 2012  non
    e' soggetta all'obbligo di cui all'articolo 11,  commi  1  e  2,  del
    decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, esclusivamente nel caso  in
    cui concorra al  raggiungimento  degli  obiettivi  nazionali  di  cui
    all'articolo 3. 
      3. A partire dal 2013, la quota d'obbligo di cui  all'articolo  11,
    comma 1, del decreto legislativo 16 marzo  1999,  n.  79,  si  riduce
    linearmente in ciascuno degli anni successivi, a partire  dal  valore
    assunto per l'anno 2012 in  base  alla  normativa  vigente,  fino  ad
    annullarsi per l'anno 2015. 
      4. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 2, comma 148, della
    legge  24  dicembre  2007  n.  244,  il  GSE  ritira  annualmente   i
    certificati verdi rilasciati per le produzioni da  fonti  rinnovabili
    degli anni dal 2011 al 2015, eventualmente eccedenti quelli necessari
    per il rispetto della  quota  d'obbligo.  Il  prezzo  di  ritiro  dei
    predetti certificati e' pari al 78 per cento del  prezzo  di  cui  al
    citato comma  148.  Il  GSE  ritira  altresi'  i  certificati  verdi,
    rilasciati per le produzioni di cui ai medesimi anni,  relativi  agli
    impianti  di  cogenerazione  abbinati  a  teleriscaldamento  di   cui
    all'articolo 2, comma 3, lettera a), del decreto del  Ministro  delle
    attivita' produttive del 24 ottobre 2005, pubblicato nel  Supplemento
    ordinario della Gazzetta Ufficiale  14  novembre  2005,  n.  265.  Il
    prezzo di ritiro dei certificati di cui al precedente periodo e' pari
    al prezzo medio di mercato registrato nel 2010.  Conseguentemente,  a
    decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto,  sono
    abrogati i commi  149  e  149-bis  dell'articolo  2  della  legge  24
    dicembre 2007, n. 244. 
      5. Ai soli fini del riconoscimento della tariffa di cui alla riga 6
    della tabella 3 allegata alla  legge  24  dicembre  2007,  n.  244  i
    residui di macellazione,  nonche'  i  sottoprodotti  delle  attivita'
    agricole, agroalimentari e forestali, non  sono  considerati  liquidi
    anche qualora subiscano, nel sito di produzione dei medesimi  residui
    e sottoprodotti o dell'impianto di conversione in energia  elettrica,
    un trattamento di liquefazione o estrazione meccanica. 
      6. Le tariffe fisse omnicomprensive previste dall'articolo 2, comma
    145, della legge 24  dicembre  2007,  n.  244  restano  costanti  per
    l'intero periodo di diritto e restano ferme ai valori stabiliti dalla
    tabella 3 allegata alla medesima legge per  tutti  gli  impianti  che
    entrano in esercizio entro il 31 dicembre 2012. 
      7. I fattori moltiplicativi di cui all'articolo 2, comma 147, della
    legge24 dicembre 2007, n. 244 e  all'articolo  1,  comma  382-quater,
    della legge 27 dicembre 2006, n. 296, restano costanti  per  l'intero
    periodo di diritto e restano fermi ai valori stabiliti dalle predette
    norme per tutti gli impianti che entrano in  esercizio  entro  il  31
    dicembre 2012. 
      8. Il valore di riferimento di cui all'articolo 2, comma 148, della
    legge 24 dicembre 2007, n. 244 resta fermo al  valore  fissato  dalla
    predetta norma per tutti gli impianti che entrano in esercizio  entro
    il 31 dicembre 2012. 
      9.  Le  disposizioni  del  decreto  del  Ministro  dello   sviluppo
    economico 6 agosto 2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale  n.  197
    del 24 agosto 2010, si applicano alla produzione di energia elettrica
    da impianti solari fotovoltaici che entrino in esercizio entro il  31
    maggio 2011. 
      10.  Fatto  salvo  quanto  previsto  dall'articolo   2-sexies   del
    decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 3, convertito,  con  modificazioni,
    dalla legge 22 marzo 2010, n. 41, l'incentivazione  della  produzione
    di energia elettrica da impianti solari fotovoltaici che  entrino  in
    esercizio  successivamente  al  termine  di  cui  al   comma   9   e'
    disciplinata con decreto del Ministro dello  sviluppo  economico,  da
    adottare, di concerto con il Ministro dell'ambiente  e  della  tutela
    del mare, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo  8  del
    decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, entro il 30 aprile  2011,
    sulla base dei seguenti principi: 
        a) determinazione di  un  limite  annuale  di  potenza  elettrica
    cumulativa  degli  impianti  fotovoltaici  che  possono  ottenere  le
    tariffe incentivanti; 
        b) determinazione delle tariffe incentivanti tenuto  conto  della
    riduzione dei costi delle tecnologie e dei costi di impianto e  degli
    incentivi applicati negli Stati membri dell'Unione europea; 
        c) previsione di tariffe incentivanti e  di  quote  differenziate
    sulla base della natura dell'area di sedime; 
        d) applicazione delle disposizioni dell'articolo  7  del  decreto
    legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, in quanto  compatibili  con  il
    presente comma. 
      11. Fatti salvi i diritti acquisiti e gli effetti prodotti  tenendo
    conto di quanto stabilito dall'articolo 24, comma 5, lettera c), sono
    abrogati: 
        a) a decorrere dal 1° gennaio 2012, il comma 3  dell'articolo  20
    del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 del 2003; 
        b) a decorrere dal 1° gennaio 2013: 
          1)  i  commi  143,  144,  145,  150,  152,  153,  lettera   a),
    dell'articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244; 
          2) il comma 4-bis dell'articolo 3 del decreto-legge  1º  luglio
    2009, n. 78, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  3  agosto
    2009, n. 102; 
          3) l'articolo 7 del decreto legislativo 29  dicembre  2003,  n.
    387; 
        c) a decorrere dal 1° gennaio 2016: 
          1) i commi 1,  2,  3,  5  e  6  dell'articolo  11  del  decreto
    legislativo 16 marzo 1999, n. 79; 
          2) l'articolo 4 del decreto legislativo n.  387  del  2003,  ad
    eccezione dell'ultimo periodo del comma 1, che e' abrogato dalla data
    di entrata in vigore del presente decreto; 
          3) i commi 382, 382-bis, 382-quater, 382-quinquies, 382-sexies,
    382-septies, 383 dell'articolo 1 della legge  27  dicembre  2006,  n.
    296; 
          4) i commi 147, 148, 155 e 156 dell'articolo 2 della  legge  24
    dicembre 2007, n. 244. 
      12. Gli incentivi alla produzione di  energia  elettrica  da  fonti
    rinnovabili di cui ai commi da 382 a  382-quinquies  dell'articolo  1
    della legge 27 dicembre 2006, n. 296 e al comma 145  dell'articolo  2
    della legge 24 dicembre 2007, n. 244 si applicano anche agli impianti
    a biogas di proprieta' di aziende agricole o gestiti  in  connessione
    con aziende agricole, agro-alimentari, di  allevamento  e  forestali,
    entrati in esercizio  commerciale  prima  del  1°  gennaio  2008.  Il
    periodo residuo degli incentivi e' calcolato sottraendo  alla  durata
    degli incentivi il  tempo  intercorso  tra  la  data  di  entrata  in
    esercizio commerciale degli impianti di biogas e il 31 dicembre 2007. 
    
            
          
              
                Capo II 

    REGIMI DI SOSTEGNO PER LA PRODUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA DA FONTI
    RINNOVABILI

                                   Art. 26 
     
                       (Cumulabilita' degli incentivi) 
     
      1. Gli incentivi di cui all'articolo 24  non  sono  cumulabili  con
    altri  incentivi  pubblici  comunque  denominati,  fatte   salve   le
    disposizioni di cui ai successivi commi. 
      2. Il diritto agli incentivi di cui all'articolo 24,  comma  3,  e'
    cumulabile, nel rispetto delle relative modalita' applicative: 
        a) con l'accesso a fondi di garanzia e fondi di rotazione; 
        b) con altri incentivi pubblici non eccedenti il 40 per cento del
    costo dell'investimento, nel caso di impianti  di  potenza  elettrica
    fino a 200 kW, non eccedenti il 30 per cento, nel caso di impianti di
    potenza elettrica fino a 1 MW, e non eccedenti il 20 per  cento,  nel
    caso di impianti di potenza fino a 10 MW, fatto salvo quanto previsto
    alla lettera c); per  i  soli  impianti  fotovoltaici  realizzati  su
    scuole pubbliche o paritarie di qualunque ordine e grado ed il cui il
    soggetto responsabile sia la scuola ovvero il  soggetto  proprietario
    dell'edificio scolastico, nonche' su strutture  sanitarie  pubbliche,
    ovvero su edifici che siano  sedi  amministrative  di  proprieta'  di
    regioni, province autonome o enti locali, la soglia di  cumulabilita'
    e' stabilita fino al 60 per cento del costo di investimento; 
        c) per i soli impianti di potenza  elettrica  fino  a  1  MW,  di
    proprieta' di aziende agricole o gestiti in connessione  con  aziende
    agricole, agro-alimentari, di allevamento e forestali, alimentati  da
    biogas, biomasse e bioliquidi sostenibili, a  decorrere  dall'entrata
    in esercizio commerciale, con altri incentivi pubblici non  eccedenti
    il 40% del costo dell'investimento; 
        d) per gli impianti di cui all'articolo 24, commi 3 e 4,  con  la
    fruizione  della  detassazione   dal   reddito   di   impresa   degli
    investimenti in macchinari e apparecchiature; 
        e) per gli impianti cogenerativi e  trigenerativi  alimentati  da
    fonte solare ovvero  da  biomasse  e  biogas  derivanti  da  prodotti
    agricoli, di allevamento e forestali, ivi  inclusi  i  sottoprodotti,
    ottenuti nell'ambito di intese di filiera o contratti quadro ai sensi
    degli articoli 9 e 10 del decreto legislativo 27 maggio 2005, n. 102,
    oppure di filiere  corte,  cioe'  ottenuti  entro  un  raggio  di  70
    chilometri  dall'impianto  che  li  utilizza  per  produrre   energia
    elettrica, a decorrere dall'entrata  in  esercizio  commerciale,  con
    altri  incentivi  pubblici   non   eccedenti   il   40%   del   costo
    dell'investimento. 
      3. Il primo periodo del comma 152 dell'articolo 2  della  legge  24
    dicembre 2007, n. 244, non si applica nel  caso  di  fruizione  della
    detassazione dal reddito di impresa degli investimenti in  macchinari
    e apparecchiature e di accesso  a  fondi  di  rotazione  e  fondi  di
    garanzia. 
    
            
          
              
                Capo III 

    REGIMI DI SOSTEGNO PER LA PRODUZIONE DI ENERGIA TERMICA DA FONTI
    RINNOVABILI E PER L'EFFICIENZA ENERGETICA

                                   Art. 27 
     
                             Regimi di sostegno 
     
      1.  Le  misure  e  gli  interventi  di  incremento  dell'efficienza
    energetica e di produzione di energia termica  da  fonti  rinnovabili
    sono incentivati: 
        a) mediante contributi a valere sulle tariffe  del  gas  naturale
    per gli interventi di piccole dimensioni di cui all'articolo 28  alle
    condizioni e secondo le modalita' ivi previste; 
        b)  mediante  il  rilascio  dei  certificati  bianchi   per   gli
    interventi che non ricadono fra quelli di cui alla lettera  a),  alle
    condizioni e secondo le modalita' previste dall'articolo 29. 
    
            
          
              
                Capo III 

    REGIMI DI SOSTEGNO PER LA PRODUZIONE DI ENERGIA TERMICA DA FONTI
    RINNOVABILI E PER L'EFFICIENZA ENERGETICA

                                   Art. 28 
     
    Contributi per la produzione di energia termica da fonti  rinnovabili
       e per interventi di efficienza energetica di piccole dimensioni 
     
      1. Gli  interventi  di  produzione  di  energia  termica  da  fonti
    rinnovabili e di incremento  dell'efficienza  energetica  di  piccole
    dimensioni, realizzati in data successiva al 31 dicembre  2011,  sono
    incentivati sulla base dei seguenti criteri generali: 
        a) l'incentivo ha lo scopo di assicurare una  equa  remunerazione
    dei costi  di  investimento  ed  esercizio  ed  e'  commisurato  alla
    produzione  di  energia  termica  da  fonti  rinnovabili,  ovvero  ai
    risparmi energetici generati dagli interventi; 
        b) il periodo di diritto all'incentivo non puo' essere  superiore
    a dieci anni e decorre dalla data di conclusione dell'intervento; 
        c) l'incentivo resta costante per tutto il periodo di  diritto  e
    puo'  tener  conto  del  valore  economico  dell'energia  prodotta  o
    risparmiata; 
        d)  l'incentivo  puo'  essere   assegnato   esclusivamente   agli
    interventi che non accedono ad altri incentivi statali, fatti salvi i
    fondi di garanzia, i fondi di  rotazione  e  i  contributi  in  conto
    interesse; 
        e) gli incentivi sono  assegnati  tramite  contratti  di  diritto
    privato fra il GSE e il soggetto  responsabile  dell'impianto,  sulla
    base di  un  contratto-tipo  definito  dall'Autorita'  per  l'energia
    elettrica e il gas entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del
    primo dei decreti di cui al comma 2. 
      2. Con decreti del Ministro dello sviluppo economico,  di  concerto
    con il Ministro dell'ambiente e della tutela  del  territorio  e  del
    mare e, per i profili di competenza, con il Ministro delle  politiche
    agricole e forestali, previa intesa con Conferenza unificata, di  cui
    all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.  281,  sono
    fissate le modalita' per l'attuazione di quanto disposto al  presente
    articolo e per l'avvio dei  nuovi  meccanismi  di  incentivazione.  I
    decreti stabiliscono, inoltre: 
        a) i valori degli incentivi, sulla base dei  criteri  di  cui  al
    comma  1,  in  relazione  a   ciascun   intervento,   tenendo   conto
    dell'effetto scala; 
        b) i requisiti tecnici minimi dei componenti,  degli  impianti  e
    degli interventi; 
        c) i contingenti incentivabili  per  ciascuna  applicazione,  con
    strumenti idonei alla salvaguardia delle iniziative avviate; 
        d) gli eventuali obblighi di monitoraggio a carico  del  soggetto
    beneficiario; 
        e) le modalita' con le quali  il  GSE  provvede  ad  erogare  gli
    incentivi; 
        f) le condizioni di cumulabilita' con altri  incentivi  pubblici,
    fermo restando quanto stabilito dal comma 1, lettera d); 
        g) le modalita' di aggiornamento degli  incentivi,  nel  rispetto
    dei seguenti criteri: 
          i. la revisione e' effettuata, per la prima volta, decorsi  due
    anni dalla data di entrata in vigore  del  provvedimento  di  cui  al
    presente comma e, successivamente, ogni tre anni; 
          ii. i nuovi valori  si  applicano  agli  interventi  realizzati
    decorso un anno dalla data  di  entrata  in  vigore  del  decreto  di
    determinazione dei nuovi valori. 
      3. I decreti di cui  al  comma  2  sono  adottati  entro  sei  mesi
    dall'entrata in vigore del presente decreto. 
      4. L'Autorita' per  l'energia  elettrica  e  il  gas  definisce  le
    modalita' con le quali le risorse per l'erogazione degli incentivi di
    cui al presente articolo trovano copertura a valere sul gettito delle
    componenti delle tariffe del gas naturale. 
      5. I commi 3 e 4 dell'articolo 6 del decreto legislativo 30  maggio
    2008, n. 115, sono abrogati a decorrere  dalla  data  di  entrata  in
    vigore del decreto attuativo del comma 2, lettera  f),  del  presente
    articolo. Fino al termine di cui al periodo precedente, gli strumenti
    di incentivazione di cui al  comma  3  dell'articolo  6  del  decreto
    legislativo n. 115 del 2008 possono essere cumulati anche  con  fondi
    di garanzia, fondi di rotazione e contributi in conto interesse. 
      6. L'articolo 9 del decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 115,  e'
    abrogato. 
    
            
          
              
                Capo III 

    REGIMI DI SOSTEGNO PER LA PRODUZIONE DI ENERGIA TERMICA DA FONTI
    RINNOVABILI E PER L'EFFICIENZA ENERGETICA

                                   Art. 29 
     
                             Certificati bianchi 
     
      1. Al fine di rendere  coerente  con  la  strategia  complessiva  e
    razionalizzare  il   sistema   dei   certificati   bianchi,   con   i
    provvedimenti di cui all'articolo 7 del decreto legislativo 30 maggio
    2008, n. 115: 
        a) sono stabilite le modalita' con cui gli obblighi in capo  alle
    imprese di distribuzione di cui all'articolo 9, comma 1, del  decreto
    legislativo 16 marzo 1999, n. 79, e all'articolo  16,  comma  4,  del
    decreto legislativo 23  maggio  2000,  n.  164,  si  raccordano  agli
    obiettivi nazionali relativi all'efficienza energetica; 
        b) e' disposto il passaggio al GSE dell'attivita' di gestione del
    meccanismo di certificazione relativo ai certificati  bianchi,  ferme
    restando le  competenze  del  GME  sull'attivita'  di  emissione  dei
    certificati bianchi e sulla gestione del registro e della  borsa  dei
    medesimi certificati bianchi; 
        c)  sono  approvate  almeno  15  nuove   schede   standardizzate,
    predisposte dall'ENEA-UTEE secondo quanto stabilito dall'articolo 30,
    comma 1; 
        d) e' raccordato il periodo di diritto ai certificati con la vita
    utile dell'intervento; 
        e) sono individuate modalita' per ridurre tempi e adempimenti per
    l'ottenimento dei certificati; 
        f) sono stabiliti i criteri per la determinazione del  contributo
    tariffario per i  costi  sostenuti  dai  soggetti  obbligati  per  il
    conseguimento degli obiettivi di risparmio di energia primaria  posti
    a loro carico. 
      2.  Ai  fini  dell'applicazione  del  meccanismo  dei   certificati
    bianchi, i risparmi realizzati nel settore dei  trasporti  attraverso
    le schede di cui all'articolo 30 sono equiparati a  risparmi  di  gas
    naturale. 
      3. I  risparmi  di  energia  realizzati  attraverso  interventi  di
    efficientamento delle reti elettriche e del gas naturale  individuati
    nelle schede di cui  all'articolo  30  concorrono  al  raggiungimento
    degli obblighi in  capo  alle  imprese  di  distribuzione.  Per  tali
    interventi non sono rilasciabili certificati bianchi. 
      4. Gli impianti cogenerativi entrati in esercizio dopo il 1° aprile
    1999 e prima della data di entrata in vigore del decreto  legislativo
    8 febbraio 2007, n. 20, riconosciuti come cogenerativi ai sensi delle
    norme applicabili alla data di entrata  in  esercizio  dell'impianto,
    hanno diritto, qualora non accedano ai  certificati  verdi  ne'  agli
    incentivi definiti in attuazione dell'articolo 30,  comma  11,  della
    legge n. 23 luglio 2009, n. 99, a un incentivo pari al 30% di  quello
    definito ai sensi della medesima legge per un periodo di cinque  anni
    a decorrere dall'entrata in vigore del  decreto  di  definizione  del
    predetto incentivo, purche', in  ciascuno  degli  anni  del  predetto
    periodo, continuino ad  essere  cogenerativi  ai  sensi  delle  norme
    applicabili alla data di entrata in esercizio. 
    
            
          
              
                Capo III 

    REGIMI DI SOSTEGNO PER LA PRODUZIONE DI ENERGIA TERMICA DA FONTI
    RINNOVABILI E PER L'EFFICIENZA ENERGETICA

                                   Art. 30 
     
                 Misure in materia di efficienza energetica 
     
      1.  In  vista   dell'esigenza   di   procedere   in   tempi   brevi
    all'attuazione delle attivita' previste dal  decreto  legislativo  30
    maggio 2008,  n.  115  ai  fini  del  conseguimento  degli  obiettivi
    congiunti  di  sviluppo  delle   fonti   rinnovabili   e   promozione
    dell'efficienza energetica,  anche  nelle  more  dell'emanazione  dei
    provvedimenti di cui all'articolo  4,  commi  2  e  3,  del  medesimo
    decreto legislativo, l'ENEA avvia ed effettua le  attivita'  in  esso
    previste e in particolare: 
        a) ai sensi dell'articolo 4, comma 4,  lettera  c),  del  decreto
    legislativo 30 maggio 2008, n. 115  entro  sei  mesi  dalla  data  di
    entrata in  vigore  del  presente  decreto,  redige  e  trasmette  al
    Ministero dello sviluppo economico almeno  15  schede  standardizzate
    per la quantificazione dei risparmi nell'ambito  del  meccanismo  dei
    certificati   bianchi,   con   particolare   riguardo   ai   seguenti
    settori/interventi: 
          i. diffusione di automezzi elettrici, a gas naturale e a GPL; 
          ii. interventi nel settore informatico con particolare riguardo
    all'utilizzo di server/servizi remoti anche virtuali; 
          iii.  illuminazione   efficiente   con   particolare   riguardo
    all'illuminazione pubblica a LED e al terziario; 
          iv. misure di efficientamento  nel  settore  dell'impiantistica
    industriale; 
          v. misure di efficientamento nel  settore  della  distribuzione
    idrica; 
          vi. risparmio di energia nei sistemi di telecomunicazioni e uso
    delle  tecnologie  delle  comunicazioni   ai   fini   del   risparmio
    energetico; 
          vii. recuperi di energia. 
          viii.  apparecchiature  ad  alta  efficienza  per  il   settore
    residenziale, terziario e industriale, quali ad esempio gruppi frigo,
    unita' trattamento aria,  pompe  di  calore,  elettrodomestici  anche
    dotati   di   etichetta   energetica;   l'ENEA   sviluppa   procedure
    standardizzate che consentano la  quantificazione  dei  risparmi  con
    l'applicazione di metodologie statistiche  e  senza  fare  ricorso  a
    misurazioni dirette; 
        b) provvede a pubblicare casi studio e  parametri  standard  come
    guida per facilitare  la  realizzazione  e  la  replicabilita'  degli
    interventi a consuntivo. 
    
            
          
              
                Capo III 

    REGIMI DI SOSTEGNO PER LA PRODUZIONE DI ENERGIA TERMICA DA FONTI
    RINNOVABILI E PER L'EFFICIENZA ENERGETICA

                                   Art. 31 
     
    Fondo rotativo di cui all'articolo 1,  comma  1110,  della  legge  27
                            dicembre 2006, n. 296 
     
      1. Per le regioni e gli enti locali, nonche' per  tutti  gli  altri
    enti pubblici, la durata massima dei finanziamenti a tasso  agevolato
    non puo' essere superiore a centottanta mesi, in deroga al termine di
    cui all'articolo 1, comma 1111, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. 
      2. Con la convenzione prevista all'articolo 1,  comma  1115,  della
    legge 27 dicembre 2006, n. 296 sono definiti, altresi', gli oneri  di
    gestione del fondo  rotativo  di  cui  al  comma  1110  del  medesimo
    articolo 1, da riconoscersi alla Cassa Depositi e  Prestiti  SpA.  La
    copertura di tali oneri, nella misura massima dell'1,50 per cento  su
    base annua, e' disposta a valere sulle risorse annualmente  confluite
    nel medesimo  fondo  provenienti  dal  bilancio  dello  Stato  e  dai
    rimborsi dei finanziamenti agevolati erogati. 
    
            
          
              
                Capo III 

    REGIMI DI SOSTEGNO PER LA PRODUZIONE DI ENERGIA TERMICA DA FONTI
    RINNOVABILI E PER L'EFFICIENZA ENERGETICA

                                   Art. 32 
     
        Interventi a favore dello sviluppo tecnologico e industriale 
     
      1. Al fine di corrispondere all'esigenza di garantire uno  sviluppo
    equilibrato dei vari settori che concorrono al  raggiungimento  degli
    obiettivi di cui all'articolo 3 attraverso la promozione congiunta di
    domanda e offerta di tecnologie  per  l'efficienza  energetica  e  le
    fonti rinnovabili, entro 180 giorni dalla data di entrata  in  vigore
    del  presente  decreto  legislativo,  il  Ministro   dello   sviluppo
    economico con propri decreti individua, senza nuovi o maggiori  oneri
    a carico del  bilancio  dello  Stato,  interventi  e  misure  per  lo
    sviluppo tecnologico e industriale in materia di fonti rinnovabili ed
    efficienza energetica sulla base dei seguenti criteri: 
        a) gli interventi e le misure sono coordinate con le disposizioni
    di cui al presente Titolo al fine di  contribuire,  in  un'ottica  di
    sistema,  al  raggiungimento  degli  obiettivi   nazionali   di   cui
    all'articolo 3; 
        b) gli interventi e le  misure  prevedono,  anche  attraverso  le
    risorse di cui al comma 2, il sostegno: 
          i. ai progetti di  sviluppo  sperimentale  e  tecnologico,  con
    particolare riguardo alle infrastrutture  della  rete  elettrica,  ai
    sistemi di accumulo, alla gassificazione ed  alla  pirogassificazione
    di biomasse, ai biocarburanti  di  seconda  generazione,  nonche'  di
    nuova  generazione,  alle  tecnologie   innovative   di   conversione
    dell'energia solare, con particolare riferimento al  fotovoltaico  ad
    alta concentrazione; 
          ii.   ai   progetti   di    innovazione    dei    processi    e
    dell'organizzazione nei servizi energetici; 
          iii. alla creazione,  ampliamento  e  animazione  dei  poli  di
    innovazione finalizzati alla realizzazione dei  progetti  di  cui  al
    punto 1); 
          iv.  ai  fondi  per  la  progettualita'  degli  interventi   di
    installazione delle fonti rinnovabili e del  risparmio  energetico  a
    favore di enti pubblici. 
      2. Per il finanziamento delle  attivita'  di  cui  al  comma  1  e'
    istituito  un  fondo  presso  la  Cassa  conguaglio  per  il  settore
    elettrico alimentato dal gettito della tariffe elettriche e  del  gas
    naturale in misura pari, rispettivamente, a  0,02  c€/kWh  e  a  0,08
    c€/Sm3. 
      3. L'Autorita' per l'energia  elettrica  e  il  gas  stabilisce  le
    modalita' con le quali le risorse di cui al comma 2 trovano copertura
    a valere sulle componenti delle tariffe elettriche e del  gas,  dando
    annualmente comunicazione al Ministero dello sviluppo economico delle
    relative disponibilita'. 
    
            
          
              
                Capo IV 

    REGIMI DI SOSTEGNO PER L'UTILIZZO DELLE FONTI RINNOVABILI NEI
    TRASPORTI

                                   Art. 33 
     
                  Disposizioni in materia di biocarburanti 
     
      1. All'articolo 2-quater del decreto-legge 10 gennaio 2006,  n.  2,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 11 marzo 2006,  n.  81,  e
    successive modificazioni, il comma 4 e' sostituito dal seguente: 
        "4.  I  biocarburanti  e  gli  altri  carburanti  rinnovabili  da
    immettere in consumo ai sensi dei commi 1, 2 e 3  sono  i  carburanti
    liquidi o gassosi per i trasporti ricavati dalla biomassa.". 
      2. L'impiego di biocarburanti nei trasporti e' incentivato  con  le
    modalita' di cui all'articolo 2-quater del decreto-legge  10  gennaio
    2006, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 marzo 2006,
    n. 81, e successive modificazioni, come modificato dal  comma  1  del
    presente articolo, e all'articolo 2, commi 139 e 140, della legge  24
    dicembre 2007, n. 244, nel rispetto di quanto previsto  dal  presente
    articolo. La quota minima di cui al citato comma 139 dell'articolo  2
    della legge 24 dicembre 2007, n. 244, calcolata sulla base del tenore
    energetico, da conseguire entro l'anno 2014, e' fissata nella  misura
    del 5%. Con le modalita' di cui  all'articolo  2,  comma  140,  della
    legge 24 dicembre 2007, n. 244 sono stabiliti  gli  incrementi  annui
    per il raggiungimento della predetta quota  minima  al  2014  e  puo'
    essere  rideterminato  l'obiettivo  di  cui  al  periodo  precedente.
    Dall'attuazione del presente articolo non  devono  derivare  nuovi  o
    maggiori oneri a carico della finanza pubblica. 
      3. A decorrere dal 1°  gennaio  2012  i  biocarburanti  immessi  in
    consumo sono conteggiati ai fini del  rispetto  dell'obbligo  di  cui
    all'articolo 2-quater  del  decreto-legge  10  gennaio  2006,  n.  2,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 11 marzo 2006, n. 81, come
    modificato dal comma  1  del  presente  articolo,  a  condizione  che
    rispettino i criteri di sostenibilita' di cui all'articolo 38. 
      4. Allo scopo di valorizzare il  contributo  alla  riduzione  delle
    emissioni climalteranti dei biocarburanti prodotti in luoghi vicini a
    quelli di consumo finale, ai fini del rispetto  dell'obbligo  di  cui
    all'articolo 2-quater  del  decreto-legge  10  gennaio  2006,  n.  2,
    convertito, con modificazioni dalla legge 11 marzo 2006, n. 81,  come
    modificato dal comma 1 del presente  articolo,  a  decorrere  dal  1°
    gennaio 2012 il contributo energetico dei  biocarburanti  diversi  da
    quelli di cui al comma successivo e' maggiorato rispetto al contenuto
    energetico effettivo qualora siano prodotti in  stabilimenti  ubicati
    in Stati dell'Unione europea e utilizzino materia  prima  proveniente
    da  coltivazioni  effettuate  nel  territorio  dei  medesimi   Stati.
    Identica maggiorazione e'  attribuita  ai  biocarburanti  immessi  in
    consumo al di fuori  della  rete  di  distribuzione  dei  carburanti,
    purche' la percentuale di biocarburante impiegato sia  pari  al  25%,
    fermi restando i requisiti di  sostenibilita'.  Per  tali  finalita',
    fatto salvo il comma 5, il diritto a un certificato di immissione  in
    consumo ai fini del rispetto del richiamato obbligo matura  allorche'
    e' immessa in  consumo  una  quantita'  di  biocarburanti  pari  a  9
    Giga-calorie. 
      5. Ai fini del rispetto dell'obbligo di cui  all'articolo  2-quater
    del  decreto-legge  10  gennaio   2006,   n.   2,   convertito,   con
    modificazioni, dalla legge 11 marzo 2006, n. 81, come modificato  dal
    comma 1 del  presente  articolo,  il  contributo  dei  biocarburanti,
    incluso il biometano, per i quali  il  soggetto  che  li  immette  in
    consumo dimostri, mediante le modalita' di  cui  all'articolo39,  che
    essi sono stati prodotti a partire da rifiuti e  sottoprodotti,  come
    definiti, individuati e tracciati ai sensi del decreto legislativo  3
    aprile 2006, n. 152, materie di origine non alimentare,  ivi  incluse
    le materie cellulosiche e le materie  ligno-cellulosiche,  alghe,  e'
    equivalente all'immissione in consumo di una  quantita'  pari  a  due
    volte l'immissione in consumo  di  altri  biocarburanti,  diversi  da
    quelli di cui al comma 4. 
      6. Qualora siano  immessi  in  consumo  biocarburanti  ottenuti  da
    biocarburanti ricadenti nella tipologia di cui al comma 5 e da  altri
    biocarburanti, il contributo ai fini del rispetto dell'obbligo di cui
    al comma 5 e'  calcolato  sulla  base  del  contenuto  energetico  di
    ciascun biocarburante. 
      7. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, da  adottare,
    di  concerto  con  i  Ministri   dell'economia   e   delle   finanze,
    dell'ambiente e della tutela  del  territorio  e  del  mare  e  delle
    politiche agricole e  forestali,  entro  il  1°  gennaio  2012,  sono
    stabilite  le  modalita'  con   le   quali   sono   riconosciute   le
    maggiorazioni di cui al comma 4. 
    
            
          
              
                Titolo VI 

    GARANZIE DI ORIGINE, TRASFERIMENTI STATISTICI E PROGETTI COMUNI

                                   Art. 34 
     
     Garanzia di origine dell'elettricita' prodotta da fonti rinnovabili 
     
      1.  Con  le  modalita'  previste  dall'articolo  1,  comma  5,  del
    decreto-legge 18 giugno 2007, n. 73, convertito,  con  modificazioni,
    dalla legge 3 agosto 2007, n. 125, sono aggiornate  le  modalita'  di
    rilascio,  riconoscimento  e  utilizzo  della  garanzia  di   origine
    dell'elettricita'  da   fonti   rinnovabili   in   conformita'   alle
    disposizioni dell'articolo 15 della direttiva 2009/28/CE. 
      2. La garanzia di origine di cui al comma 1  ha  esclusivamente  lo
    scopo di consentire ai fornitori di energia elettrica di  provare  ai
    clienti  finali  la  quota  o  la  quantita'  di  energia  da   fonti
    rinnovabili nel proprio mix energetico. 
      3. Il rilascio, il riconoscimento o l'utilizzo  della  garanzia  di
    origine di cui al comma 1 non ha alcun rilievo ai fini: 
        a)  del  riconoscimento  dei  meccanismi  di  sostegno   per   la
    produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili; 
        b) del riconoscimento  della  provenienza  da  fonti  rinnovabili
    dell'elettricita'   munita   di   garanzia   di   origine   ai   fini
    dell'applicazione dei meccanismi di sostegno; 
        c) dell'utilizzo di trasferimenti statistici e progetti comuni; 
        d)  della  determinazione  del  grado  di  raggiungimento   degli
    obiettivi nazionali in materia di fonti rinnovabili. 
      4. A decorrere dal 1° gennaio  dell'anno  successivo  a  quello  di
    entrata in vigore del decreto di cui  al  comma  1,  i  fornitori  di
    energia elettrica possono utilizzare esclusivamente  la  garanzia  di
    origine di cui al medesimo comma 1 per provare ai clienti  finali  la
    quota o la quantita' di energia da fonti rinnovabili nel proprio  mix
    energetico. A decorrere dalla medesima data e' abrogato l'articolo 11
    del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387. 
    
            
          
              
                Titolo VI 

    GARANZIE DI ORIGINE, TRASFERIMENTI STATISTICI E PROGETTI COMUNI

                                   Art. 35 
     
      Progetti comuni e trasferimenti statistici con altri Stati membri 
     
      1. Sulla base di accordi internazionali  all'uopo  stipulati,  sono
    promossi e gestiti con Stati membri progetti comuni  e  trasferimenti
    statistici a favore dell'Italia di produzioni  di  energia  da  fonti
    rinnovabili, nel rispetto dei seguenti criteri: 
        a) gli accordi sono promossi allorche'  si  verifica  il  mancato
    raggiungimento degli obiettivi intermedi fino al 2016; 
        b) l'onere specifico per il  trasferimento  statistico  e  per  i
    progetti comuni e' inferiore, in misura stabilita  negli  accordi  di
    cui  al  presente  articolo,  rispetto  al  valore  medio   ponderato
    dell'incentivazione della produzione elettrica da  fonti  rinnovabili
    in Italia, al netto della produzione e dei valori dell'incentivazione
    dell'elettricita' da fonte solare,  riferiti  all'anno  precedente  a
    quello di stipula dell'accordo; 
        c) gli  accordi  sono  stipulati  e  gestiti  con  modalita'  che
    assicurano che l'energia oggetto del trasferimento statistico, ovvero
    la quota di energia proveniente dal progetto comune, contribuisca  al
    raggiungimento  degli  obiettivi  italiani  in   materia   di   fonti
    rinnovabili; 
        d)  sono  stabilite  le  misure  necessarie  ad   assicurare   il
    monitoraggio  dell'energia  trasferita  per  le  finalita'   di   cui
    all'articolo 40. 
      2. La copertura dei  costi  per  i  trasferimenti  statistici  e  i
    progetti comuni di  cui  al  comma  1  e'  assicurata  dalle  tariffe
    dell'energia elettrica e del  gas  naturale,  con  modalita'  fissate
    dall'Autorita' per l'energia elettrica e il gas successivamente  alla
    stipula di ciascun accordo. 
      3. La cooperazione per progetti comuni con altri Stati membri  puo'
    comprendere operatori privati. 
    
            
          
              
                Titolo VI 

    GARANZIE DI ORIGINE, TRASFERIMENTI STATISTICI E PROGETTI COMUNI

                                   Art. 36 
     
                       Progetti comuni con Paesi terzi 
     
      1. Ai fini del conseguimento degli obiettivi nazionali  in  materia
    di energie rinnovabili, e' incentivata l'importazione di elettricita'
    da fonti rinnovabili proveniente da Stati non appartenenti all'Unione
    europea ed effettuata su iniziativa di soggetti operanti nel  settore
    energetico, sulla base di accordi internazionali  all'uopo  stipulati
    con lo Stato da cui l'elettricita' da fonti rinnovabili e' importata.
    Tali accordi si conformano ai seguenti criteri: 
        a)  il  sostegno  e'  effettuato  mediante   il   riconoscimento,
    sull'energia immessa nel sistema elettrico nazionale, di un incentivo
    che, rispetto a quello riconosciuto  in  Italia  alle  fonti  e  alle
    tipologie impiantistiche da cui l'elettricita' e' prodotta nel  Paese
    terzo, e' di pari durata e di entita' inferiore,  in  misura  fissata
    negli accordi di  cui  al  presente  articolo,  tenendo  conto  della
    maggiore producibilita' ed efficienza degli impianti nei Paesi  terzi
    e del valore medio dell'incentivazione  delle  fonti  rinnovabili  in
    Italia; 
        b) la produzione e l'importazione avviene con modalita'  tali  da
    assicurare   che    l'elettricita'    importata    contribuisca    al
    raggiungimento  degli  obiettivi  italiani  in   materia   di   fonti
    rinnovabili; 
        c)  sono  stabilite  le  misure  necessarie  ad   assicurare   il
    monitoraggio dell'elettricita' importata  per  le  finalita'  di  cui
    all'articolo 40. 
      2. Con decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri,  su
    proposta del Ministro dello sviluppo economico,  di  concerto  con  i
    Ministri degli affari esteri  e  dell'ambiente  e  della  tutela  del
    territorio e del mare,  puo'  essere  stabilito,  salvaguardando  gli
    accordi gia' stipulati, un valore dell'incentivo diverso da quello di
    cui alla lettera a) del comma 1, contemperando  gli  oneri  economici
    conseguenti al riconoscimento dell'incentivo  stesso  e  gli  effetti
    economici del mancato raggiungimento degli obiettivi. 
      3. Il comma 4 dell'articolo 20 del decreto legislativo 29  dicembre
    2003, n. 387 e' abrogato. 
    
            
          
              
                Titolo VI 

    GARANZIE DI ORIGINE, TRASFERIMENTI STATISTICI E PROGETTI COMUNI

                                   Art. 37 
     
                   Trasferimenti statistici tra le Regioni 
     
      1. Ai fini del raggiungimento dei rispettivi obiettivi  in  materia
    di fonti rinnovabili, definiti in attuazione dell'articolo  2,  comma
    167,  della  legge  24  dicembre   2007,   n.   244,   e   successive
    modificazioni, le Regioni e le Province autonome  possono  concludere
    accordi per il trasferimento statistico di determinate  quantita'  di
    energia rinnovabile. 
      2.  Il  trasferimento  statistico  di  cui  al  comma  1  non  deve
    pregiudicare  il  conseguimento  dell'obiettivo  della  Regione   che
    effettua il trasferimento. 
      3. Il raggiungimento dell'obiettivo di ciascuna Regione, di cui  al
    comma 1, e la disponibilita'  effettiva  di  energia  da  trasferire,
    ovvero da compensare, sono misurati applicando la metodologia di  cui
    all'articolo 40, comma 5. 
      4. Ai fini del raggiungimento dei propri obiettivi le Regioni: 
      a) possono concludere intese con enti territoriali interni ad altro
    Stato membro e accordi  con  altri  Stati  membri  per  trasferimenti
    statistici, nel rispetto delle condizioni e  dei  limiti  di  cui  ai
    commi 2 e 3 dell'articolo 6 della legge 5 giugno 2003, n. 131, oppure
    concorrere alla copertura degli oneri di cui all'articolo  35,  comma
    2; 
      b) assicurano la coerenza tra la programmazione in materia di fonti
    rinnovabili, di  cui  all'articolo  2,  comma  168,  della  legge  24
    dicembre 2007, n. 244, e la programmazione in altri settori; 
      c) promuovono l'efficienza energetica  in  coerenza  con  le  norme
    nazionali; 
      d) emanano indirizzi  agli  enti  locali,  in  particolare  per  il
    contenimento  dei  consumi  energetici  e  per  lo  svolgimento   dei
    procedimenti  di  competenza  degli   enti   locali   relativi   alla
    costruzione e all'esercizio degli impianti  di  produzione  da  fonti
    rinnovabili; 
      e) provvedono a incentivare  la  produzione  di  energia  da  fonti
    rinnovabili e l'efficienza energetica, nei  limiti  di  cumulabilita'
    fissati dalle norme nazionali. 
      5. Ai sensi dell'articolo 2, comma 169,  della  legge  24  dicembre
    2007, n. 244, il Ministro  dello  sviluppo  economico  provvede  alla
    verifica del raggiungimento degli  obiettivi  regionali  definiti  in
    attuazione dell'articolo  2,  comma  167,  della  medesima  legge  24
    dicembre 2007, n. 244, sulla base di quanto previsto all'articolo 40,
    comma 5. 
      6. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, da  adottare,
    di  concerto  con  il  Ministro  dell'ambiente  e  della  tutela  del
    territorio e del mare, previa intesa con la Conferenza permanente per
    i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di  Trento
    e di Bolzano, entro 90 giorni dalla data di  entrata  in  vigore  del
    presente  decreto,  sono  definiti  e  quantificati   gli   obiettivi
    regionali in attuazione del comma 167 dell'articolo 2 della legge  24
    dicembre 2007, n. 244, e successive modificazioni.  Con  il  medesimo
    decreto sono definite le modalita' di gestione dei  casi  di  mancato
    raggiungimento  degli  obiettivi  da  parte  delle  Regioni  e  delle
    Province autonome, in coerenza con quanto previsto dal comma 170  del
    medesimo articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244. 
    
            
          
              
                Titolo VII 

    SOSTENIBILITA' DI BIOCARBURANTI E BIOLIQUIDI

                                   Art. 38 
     
        Criteri di sostenibilita' per i biocarburanti e i bioliquidi 
     
      1. Fatto salvo quanto previsto al  comma  2,  a  decorrere  dal  1°
    gennaio 2012 i biocarburanti utilizzati nei trasporti e i  bioliquidi
    utilizzati per la produzione di energia elettrica, termica o  per  il
    raffrescamento possono essere computati per il  raggiungimento  degli
    obiettivi nazionali e possono accedere agli  strumenti  di  sostegno,
    ivi inclusi i meccanismi basati sull'obbligo  di  rispetto  di  quote
    minime, solo se rispettano i criteri  di  sostenibilita'  di  cui  al
    provvedimento di attuazione della direttiva 2009/30/CE del Parlamento
    europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009.  Per  il  calcolo  delle
    emissioni di gas a effetto serra prodotte durante il  ciclo  di  vita
    dei biocarburanti e dei bioliquidi si applica quanto  previsto  dallo
    stesso provvedimento attuativo. 
      2. In applicazione delle disposizioni  del  comma  1  del  presente
    articolo, ai fini del calcolo richiamato al punto 19 dell'allegato  V
    della direttiva 2009/28/CE si fa riferimento ai valori dei carburanti
    fossili ivi richiamati. 
    
            
          
              
                Titolo VII 

    SOSTENIBILITA' DI BIOCARBURANTI E BIOLIQUIDI

                                   Art. 39 
     
    Verifica  del  rispetto  dei  criteri   di   sostenibilita'   per   i
                      biocarburanti e per i bioliquidi 
     
      1.  Ai  fini  della  verifica   del   rispetto   dei   criteri   di
    sostenibilita' dei biocarburanti, si applicano le disposizioni di cui
    al  provvedimento  di  attuazione  della  direttiva  2009/30/CE,  ivi
    incluse le sanzioni. 
      2. Le disposizioni richiamate al comma 1 si applicano anche per  la
    verifica del rispetto dei criteri di sostenibilita' dei bioliquidi. 
    
            
          
              
                Titolo VIII 

    MONITORAGGIO, CONTROLLO E RELAZIONE


    Capo I

    MONITORAGGIO E RELAZIONI

                                   Art. 40 
     
    Monitoraggio, sistema statistico nazionale, relazioni e aggiornamenti 
     
      1. Nei limiti delle risorse disponibili allo  scopo,  il  Ministero
    dello sviluppo economico provvede ad integrare il sistema  statistico
    in materia di energia perseguendo le seguenti finalita': 
        a) assicurare il monitoraggio del raggiungimento degli obiettivi,
    intermedi e al 2020, in materia di quote dei consumi finali lordi  di
    elettricita', energia per il riscaldamento e il raffreddamento, e per
    i trasporti, coperti da  fonti  energetiche  rinnovabili,  secondo  i
    criteri di cui  al  regolamento  (CE)  n.  1099/2008  del  Parlamento
    europeo  e  del  Consiglio,  del  22  ottobre  2008   relativo   alle
    statistiche dell'energia, e successive modificazioni,  tenendo  conto
    anche dei progetti comuni e dei trasferimenti  statistici  tra  Stati
    membri; 
        b) assicurare coerenza tra il monitoraggio di cui alla lettera a)
    e il bilancio energetico nazionale; 
        c) assicurare che il monitoraggio di cui alla lettera a) consenta
    di stimare, per ciascuna regione e  provincia  autonoma,  i  medesimi
    parametri  di  quote  dei  consumi  energetici   coperti   da   fonti
    energetiche rinnovabili, con modalita' idonee a misurare il grado  di
    raggiungimento degli  obiettivi  regionali  stabiliti  in  attuazione
    dell'articolo 2, comma 167, della legge 24 dicembre 2007, n. 244. 
      2. Per le finalita' di cui al comma 1, il GSE, tenuto  conto  delle
    norme stabilite in ambito SISTAN e EUROSTAT, organizza e gestisce  un
    sistema nazionale per  il  monitoraggio  statistico  dello  stato  di
    sviluppo delle fonti rinnovabili, idoneo a: 
        a)  rilevare  i  dati  necessari  per  misurare   lo   stato   di
    raggiungimento degli obiettivi di cui al comma 1 in ambito  nazionale
    e stimare il  grado  di  raggiungimento  dei  medesimi  obiettivi  in
    ciascuna regione e provincia autonoma; 
        b) stimare i  risultati  connessi  alla  diffusione  delle  fonti
    rinnovabili e all'efficienza energetica in termini di riduzione delle
    emissioni di gas a effetto serra. 
      3. Il GSE provvede altresi' a sviluppare ed  applicare  metodologie
    idonee a fornire, con cadenza biennale: 
        a) stime delle ricadute  industriali  ed  occupazionali  connesse
    alla  diffusione  delle   fonti   rinnovabili   e   alla   promozione
    dell'efficienza energetica; 
        b) stime dei costi e dell'efficacia  delle  misure  di  sostegno,
    confrontati con i principali Stati dell'Unione europea. 
      4. Sulla base delle attivita' di cui ai commi 1 e 2,  entro  il  31
    dicembre  2011  il  Ministro  dello  sviluppo  economico  approva  la
    metodologia che, nell'ambito  del  sistema  statistico  nazionale  in
    materia di energia, e' applicata per  rilevare  i  dati  necessari  a
    misurare, ai fini delle comunicazioni alla  Commissione  europea,  il
    grado di raggiungimento degli obiettivi nazionali. 
      5. Sulla base delle attivita' di cui ai commi 1 e 2,  entro  il  31
    dicembre 2012 il Ministro dello sviluppo economico, di  concerto  con
    il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e,
    per gli aspetti inerenti le biomasse, di concerto con il Ministro per
    le  politiche  agricole  alimentari  e   forestali,   previa   intesa
    Conferenza unificata, di cui all'articolo 8 del  decreto  legislativo
    28 agosto 1997, n. 281, approva la metodologia che,  nell'ambito  del
    sistema statistico  nazionale,  e'  applicata  per  rilevare  i  dati
    necessari a misurare  il  grado  di  raggiungimento  degli  obiettivi
    regionali definiti in attuazione dell'articolo 2, commi  167  e  170,
    della legge 24 dicembre 2007, n. 244. 
      6. Anche sulla base delle  attivita'  di  monitoraggio  di  cui  ai
    precedenti commi: 
        a) il GSE sottopone al  Ministero  dello  sviluppo  economico  lo
    schema di relazione  sui  progressi  realizzati  nella  promozione  e
    nell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, di  cui  all'articolo  22
    della direttiva 2009/28/CE; 
        b) il Ministero dello sviluppo economico,  sentito  il  Ministero
    dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, provvede alla
    trasmissione  alla  Commissione  europea  della  relazione   di   cui
    all'articolo 22 della direttiva 2009/28/CE e,  qualora  la  quota  di
    energia da  fonti  rinnovabili  sia  scesa  al  di  sotto  di  quella
    necessaria  al  rispetto  della   progressione   temporale   di   cui
    all'articolo 3,  comma  3,  all'aggiornamento  del  Piano  di  azione
    nazionale sulle energie  rinnovabili  di  cui  all'articolo  4  della
    medesima direttiva. 
      7. Entro il 31 dicembre 2011  e,  successivamente,  ogni  due  anni
    l'ENEA  trasmette   al   Ministero   dello   sviluppo   economico   e
    all'Autorita'  per  l'energia  elettrica  e  il   gas   un   rapporto
    concernente lo  stato  e  le  prospettive  delle  tecnologie  per  la
    produzione di  energia  elettrica,  di  calore  e  di  biocarburanti,
    nonche' lo stato e  le  prospettive  delle  tecnologie  rilevanti  in
    materia  di  efficienza  energetica,  con  riguardo   particolare   a
    disponibilita', costi  commerciali,  sistemi  innovativi  non  ancora
    commerciali e potenziale nazionale residuo di fonti rinnovabili e  di
    efficienza energetica. 
      8. L'Autorita' per l'energia  elettrica  e  il  gas  provvede  alla
    copertura dei costi sostenuti da GSE ed ENEA, non  coperti  da  altre
    risorse, per lo svolgimento  delle  attivita'  svolte  ai  sensi  del
    presente decreto. 
    
            
          
              
                Titolo VIII 

    MONITORAGGIO, CONTROLLO E RELAZIONE


    Capo I

    MONITORAGGIO E RELAZIONI

                                   Art. 41 
     
                           Relazione al Parlamento 
     
      1. Il  Ministro  dello  sviluppo  economico,  di  concerto  con  il
    Ministro dell'ambiente e della tutela  del  territorio  e  del  mare,
    trasmette al Parlamento, dopo i primi due anni  di  applicazione  del
    meccanismo di incentivazione di cui al commi 3 e 4 dell'articolo  24,
    una relazione  sui  risultati  ottenuti  e  le  eventuali  criticita'
    rilevate. 
    
            
          
              
                Capo II 

    CONTROLLI E SANZIONI

                                   Art. 42 
     
                Controlli e sanzioni in materia di incentivi 
     
      1. L'erogazione di incentivi nel settore elettrico  e  termico,  di
    competenza del GSE, e' subordinata alla verifica dei dati forniti dai
    soggetti responsabili che presentano istanza. La verifica,  che  puo'
    essere affidata anche agli enti controllati dal  GSE,  e'  effettuata
    attraverso il controllo della documentazione trasmessa,  nonche'  con
    controlli a campione sugli impianti. I controlli sugli impianti,  per
    i quali i  soggetti  preposti  dal  GSE  rivestono  la  qualifica  di
    pubblico ufficiale, sono svolti anche senza  preavviso  ed  hanno  ad
    oggetto   la   documentazione   relativa   all'impianto,    la    sua
    configurazione impiantistica e le modalita' di connessione alla  rete
    elettrica. 
      2. Restano ferme le competenze in tema  di  controlli  e  verifiche
    spettanti alle amministrazioni statali, regionali, agli  enti  locali
    nonche' ai gestori di rete. Sono eseguiti dall'AGEA, con le modalita'
    stabilite  ai   fini   dell'applicazione   dell'articolo   1,   comma
    382-septies, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, i controlli  sulla
    provenienza  e  tracciabilita'  di  biomasse,  biogas  e   bioliquidi
    sostenibili. 
      3. Nel caso  in  cui  le  violazioni  riscontrate  nell'ambito  dei
    controlli  di  cui  ai  commi  1  e  2  siano   rilevanti   ai   fini
    dell'erogazione  degli  incentivi,  il   GSE   dispone   il   rigetto
    dell'istanza ovvero la decadenza dagli incentivi, nonche' il recupero
    delle somme gia' erogate, e  trasmette  all'Autorita'  l'esito  degli
    accertamenti effettuati per  l'applicazione  delle  sanzioni  di  cui
    all'articolo 2, comma 20, lettera c), della legge 14  novembre  1995,
    n. 481. 
      4. Per le finalita' di cui al comma 3,  le  amministrazioni  e  gli
    enti pubblici, deputati  ai  controlli  relativi  al  rispetto  delle
    autorizzazioni rilasciate per  la  costruzione  e  l'esercizio  degli
    impianti da fonti rinnovabili, fermo restando il potere sanzionatorio
    loro spettante, trasmettono  tempestivamente  al  GSE  l'esito  degli
    accertamenti effettuati, nel caso in cui  le  violazioni  riscontrate
    siano rilevanti ai fini dell'erogazione degli incentivi. 
      5. Entro sei mesi dalla data di  entrata  in  vigore  del  presente
    decreto, il GSE fornisce al Ministero dello  sviluppo  economico  gli
    elementi per la definizione di una disciplina organica dei  controlli
    che,  in  conformita'  ai  principi  di   efficienza,   efficacia   e
    proporzionalita', stabilisca: 
        a) le modalita'  con  le  quali  i  gestori  di  rete  forniscono
    supporto  operativo  al  GSE  per  la  verifica  degli  impianti   di
    produzione di energia elettrica e per la certificazione delle  misure
    elettriche necessarie al rilascio degli incentivi; 
        b) le procedure per lo svolgimento dei controlli  sugli  impianti
    di competenza del GSE; 
        c)  le  violazioni  rilevanti  ai  fini   dell'erogazione   degli
    incentivi in relazione a ciascuna  fonte,  tipologia  di  impianto  e
    potenza nominale; 
        d) le modalita' con cui sono messe a disposizione delle autorita'
    pubbliche competenti  all'erogazione  di  incentivi  le  informazioni
    relative ai soggetti esclusi ai sensi dell'articolo 23, comma 3; 
        e) le modalita'  con  cui  il  GSE  trasmette  all'Autorita'  per
    l'energia elettrica e il gas gli  esiti  delle  istruttorie  ai  fini
    dell'applicazione delle sanzioni di cui al comma 3. 
      6. Entro un mese dal ricevimento degli elementi di cui al comma  5,
    il Ministro dello sviluppo economico, con proprio decreto,  definisce
    la disciplina dei controlli di cui al medesimo comma 5. 
      7. L'Autorita' per  l'energia  elettrica  e  il  gas  definisce  le
    modalita' con le quali gli eventuali costi connessi alle attivita' di
    controllo trovano copertura  a  valere  sulle  componenti  tariffarie
    dell'energia elettrica e del gas, nonche' le modalita' con  le  quali
    gli importi derivanti dall'irrogazione delle sanzioni sono portati  a
    riduzione degli oneri  tariffari  per  l'incentivazione  delle  fonti
    rinnovabili. 
    
            
          
              
                Capo II 

    CONTROLLI E SANZIONI

                                   Art. 43 
     
    Disposizioni specifiche per l'attuazione dell'articolo  2-sexies  del
    decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 3, convertito,  con  modificazioni,
                      dalla legge 22 marzo 2010, n. 41 
     
      1. Fatte salve le norme penali, qualora sia stato accertato  che  i
    lavori di installazione dell'impianto  fotovoltaico  non  sono  stati
    conclusi entro il  31  dicembre  2010,  a  seguito  dell'esame  della
    richiesta di  incentivazione  ai  sensi  del  comma  1  dell'articolo
    2-sexies del decreto-legge 25 gennaio 2010,  n.  3,  convertito,  con
    modificazioni, dalla  legge  22  marzo  2010,  n.  41,  e  successive
    modificazioni, il  GSE  rigetta  l'istanza  di  incentivo  e  dispone
    contestualmente  l'esclusione  dagli  incentivi  degli  impianti  che
    utilizzano anche  in  altri  siti  le  componenti  dell'impianto  non
    ammesso  all'incentivazione.  Con  lo  stesso  provvedimento  il  GSE
    dispone l'esclusione dalla concessione di incentivi per la produzione
    di energia elettrica di sua competenza, per un periodo di dieci  anni
    dalla data dell'accertamento, della persona fisica o giuridica che ha
    presentato la richiesta, nonche' dei seguenti soggetti: 
        a) il legale rappresentante che ha sottoscritto la richiesta; 
        b) il soggetto responsabile dell'impianto; 
        c) il direttore tecnico; 
        d) i soci, se si tratta di societa' in nome collettivo; 
        e) i soci accomandatari, se si tratta di societa' in  accomandita
    semplice; 
        f) gli amministratori con potere di rappresentanza, se si  tratta
    di altro tipo di societa' o consorzio. 
      2. Fatte  salve  piu'  gravi  ipotesi  di  reato,  il  proprietario
    dell'impianto di produzione e il soggetto responsabile  dell'impianto
    che con dolo impiegano pannelli fotovoltaici le  cui  matricole  sono
    alterate o contraffatte sono puniti con la reclusione da  due  a  tre
    anni e con l'esclusione da qualsiasi  incentivazione,  sovvenzione  o
    agevolazione pubblica per le fonti rinnovabili. 
    
            
          
              
                Capo II 

    CONTROLLI E SANZIONI

                                   Art. 44 
     
    Sanzioni amministrative in materia di autorizzazione alla costruzione
                               e all'esercizio 
     
      1. Fatto salvo il ripristino dello stato dei luoghi, la costruzione
    e l'esercizio delle opere ed impianti in assenza  dell'autorizzazione
    di cui all'articolo 5 e' assoggettata  alla  sanzione  amministrativa
    pecuniaria da euro 1.000 a euro 150.000, cui sono tenuti in solido il
    proprietario dell'impianto, l'esecutore delle opere  e  il  direttore
    dei lavori. L'entita' della sanzione e' determinata, con  riferimento
    alla parte dell'impianto non autorizzata: 
        a) nella misura da euro 40 a euro 240 per ogni chilowatt  termico
    di potenza nominale, in caso di impianti  termici  di  produzione  di
    energia; 
        b) nella misura  da  euro  60  a  euro  360  per  ogni  chilowatt
    elettrico di potenza nominale, in caso di  impianti  non  termici  di
    produzione di energia; 
      2. Fatto salvo il ripristino dello stato dei  luoghi,  l'esecuzione
    degli interventi di cui all'articolo 6  in  assenza  della  procedura
    abilitativa semplificata o in  difformita'  da  quanto  nella  stessa
    dichiarato, e' punita con la sanzione  amministrativa  pecuniaria  da
    euro 500 a euro 30.000, cui sono tenuti in solido i soggetti  di  cui
    al comma 1. 
      3. Fatto salvo l'obbligo di conformazione al titolo  abilitativo  e
    di ripristino dello stato dei luoghi, la violazione  di  una  o  piu'
    prescrizioni stabilite con l'autorizzazione o con gli atti di assenso
    che  accompagnano  la  procedura  abilitativa  semplificata  di   cui
    all'articolo 6, e' punita con la sanzione  amministrativa  pecuniaria
    di importo pari ad un terzo dei  valori  minimo  e  massimo  di  cui,
    rispettivamente, ai commi 1 e 2, e comunque non inferiore a euro 300.
    Alla sanzione di cui al presente comma sono tenuti i soggetti di  cui
    ai commi 1 e 2. 
      4. Sono fatte salve le  altre  sanzioni  previste  dalla  normativa
    vigente per le fattispecie di cui ai commi  1,  2  e  3,  nonche'  la
    potesta'  sanzionatoria,  diversa  da  quella  di  cui  al   presente
    articolo, in capo alle Regioni, alle Province Autonome  e  agli  enti
    locali. 
    
            
          
              
                Titolo IX 

    DISPOSIZIONI FINALI

                                   Art. 45 
     
    Disposizioni specifiche per le Regioni a statuto speciale  e  per  le
                    Province autonome di Trento e Bolzano 
     
      1. Sono fatte salve le competenze delle Regioni a statuto  speciale
    e delle Province autonome di Trento e di Bolzano, che provvedono alle
    finalita' del presente decreto legislativo ai  sensi  dei  rispettivi
    statuti speciali e delle relative norme di attuazione. 
    
            
          
              
                Titolo IX 

    DISPOSIZIONI FINALI

                                   Art. 46 
     
          Disposizioni finali e clausola di invarianza finanziaria 
     
      1. Gli allegati 1, 2, 3 e 4, che costituiscono parte integrante del
    presente decreto, sono aggiornati  con  decreto  del  Ministro  dello
    sviluppo economico. 
      2. All'attuazione  delle  disposizioni  del  presente  decreto,  le
    amministrazioni  interessate  provvedono  con   le   risorse   umane,
    strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. 
      3. Dal presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori  oneri
    a carico della finanza pubblica. 
      4.  Ai  sensi  dell'articolo  27,  paragrafo  2,  della   direttiva
    2009/28/CE, il Ministero  dello  sviluppo  economico  trasmette  alla
    Commissione europea il presente decreto  e  le  eventuali  successive
    modificazioni. 
    
            
          
              
                Titolo IX 

    DISPOSIZIONI FINALI

                                   Art. 47 
     
                              Entrata in vigore 
     
      1. Il presente decreto entra  in  vigore  il  giorno  successivo  a
    quello  della  sua  pubblicazione  nella  Gazzetta  Ufficiale   della
    Repubblica italiana. 
      Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
    nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
    italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
    osservare. 
        Dato a Roma, addi' 3 marzo 2011 
     
                                 NAPOLITANO 
     
                                Berlusconi, Presidente del Consiglio  dei
                                Ministri 
     
                                Romani, Ministro dello sviluppo economico 
     
                                Frattini, Ministro degli affari esteri 
     
                                Alfano, Ministro della giustizia 
     
                                Tremonti, Ministro dell'economia e  delle
                                finanze 
     
                                Prestigiacomo, Ministro  dell'ambiente  e
                                della tutela del territorio e del mare 
     
                                Bondi, Ministro per i beni e le attivita'
                                culturali 
     
                                Galan, Ministro delle politiche  agricole
                                alimentari e forestali 
     
                                Calderoli,      Ministro      per      la
                                semplificazione normativa 
     
    Visto, il Guadasigilli: Alfano 
    

     

    Ultimo aggiornamento Martedì 05 Aprile 2011 12:09
     

    Notificazione dei motivi aggiunti

    E-mail Stampa PDF
    REPUBBLICA ITALIANA N. 3717/02 REG.DEC.IN NOME DEL POPOLO ITALIANO N. 6162 REG.RIC.Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Quinta Sezione ANNO 2001ha pronunciato la seguentedecisionesul ricorso in appello n. 6162/01, proposto dalla D'Ottaviantonio Paolo & C. s.n.c., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dall'avv. Guido Cerruti, e presso lo studio del medesimo elettivamente domiciliata in Roma, v.le Liegi n. 34,controla Provincia di Pescara, in persona del Presidente p.t., rappresentata e difesa dall'avv. Tommaso Marchese, ed elettivamente domiciliata in Roma, v.le Parioli n. 180 (studio Ruggiero), e nei confrontidella Bozzi Restauri s.a.s., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dagli avv.ti Giancarlo Navarra e Mirco Di Bonaventura, e con il primo elettivamente domiciliata in Roma, v. delle Tre Cannelle n. 22,per l'annullamentodella sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per l'Abruzzo, Sez. di Pescara, dell'11 maggio 2001, n. 430, resa inter partes, con la quale è stato dichiarato inammissibile il ricorso di primo grado proposto dall'attuale appellante avverso la determinazione dirigenziale n. 5400 in data 12 dicembre 2000, e gli atti connessi, relativamente alla riammissione in gara di alcune imprese, precedentemente escluse.Visto il ricorso in appello con i relativi allegati;Visti gli atti di costituzione in giudizio della Provincia di Pescara e della Bozzi Restauri;Visti gli atti tutti della causa;Vista l'ordinanza n. 4114 in data 24 luglio 2001, con cui è stata respinta l'istanza di sospensione dell'esecuzione della sentenza di primo grado;Relatore alla pubblica udienza dell'8 gennaio 2002 il Consigliere Gerardo Mastrandrea; uditi i difensori delle parti come da verbale di udienza;Visto il dispositivo della presente decisione, n. 8, pubblicato il 10.01.02;Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue.FATTO 1. L'Amministrazione provinciale di Pescara indiceva pubblico incanto per i lavori di restauro del palazzo Mezzopreti di Pescara (importo netto a base d'asta: £ 1.371.216.000), ed in data 18 settembre 2000 pubblicava il relativo bando.La Commissione di gara, nella seconda seduta, tenutasi il 30 ottobre 2000, dapprima escludeva dalla procedura, per carenza dei requisiti, le tre imprese sorteggiate a norma dell'art. 10, comma 1 quater, della l. 109/94, dopo di che, presa visione delle offerte dei partecipanti, proponeva l'aggiudicazione dei lavori di restauro all'impresa attualmente appellante.A seguito dell'intervento del dirigente del Settore patrimonio, di cui alla determinazione dirigenziale impugnata del 12 dicembre 2000, venivano riammesse le ditte precedentemente escluse e, riaperta la gara in data 15 dicembre 2000, la Commissione proponeva l'aggiudicazione della gara all'impresa Bozzi s.a.s.Con determinazione del 30 gennaio 2001, n. 356, il menzionato organo dirigenziale, dato atto della verifica dei documenti forniti, approvava i verbali di gara ed aggiudicava la stessa all'impresa Bozzi; successivamente, con ulteriore determinazione assunta col n. 780 il 20 febbraio 2001, confermava la validità della precedente determinazione, precisandone però la motivazione.2. La ditta d'Ottaviantonio insorgeva dinanzi al TAR Abruzzo, chiedendo l'annullamento della determinazione n. 5400 del 12 dicembre 2000, e proponendo altresì motivi aggiunti, rivolti anche avverso la citata determinazione n.780/01 ma non espressamente avverso l'aggiudicazione definitiva dell'appalto di cui all'atto n. 356/01.Il Tribunale territoriale adito, dopo aver accolto - per difetto di motivazione - l'istanza cautelare proposta dall'attuale appellante, dichiarava inammissibile il gravame, in quanto la ditta istante non aveva proposto alcuna censura, né nel ricorso originario né nei motivi aggiunti, avverso l'atto di aggiudicazione finale, che era incidentalmente citato nei motivi aggiunti, ma al solo fine di fare denotare l'illegittimità della determinazione n. 780, in data 20 febbraio 2001, quale atto di motivazione postuma.Ad avviso dei primi giudici, in definitiva, era indispensabile, sul piano processuale, l'impugnazione dell'atto finale aggiudicativo, atteso che solo a fronte di tale provvedimento si era attualizzato l'interesse a ricorrere contro un atto concretamente lesivo per la ditta in epigrafe, mentre gli impugnati atti dirigenziali del 12 dicembre 2000 e del 20 febbraio 2001 si sostanziavano in meri atti interni di riammissione alla gara, che, in quanto tali, non determinavano l'attualità dell'interesse a ricorrere.3. La suddetta impalcatura argomentativa, fondata anche sul mancato verificarsi di un blocco procedimentale causa gli atti in concreto gravati, è contestata con l'appello in trattazione dalla ditta D'Ottaviantonio, che ha lamentato, in particolare, la concezione formalistica propalata dai primi giudici riguardo al petitum, per come individuabile in base alle richieste formulate nell'epigrafe e nella conclusione dei motivi aggiunti, ed ha comunque sommariamente riproposto le doglianze avanzate nell'atto introduttivo e nei motivi aggiunti.4. L'Amministrazione provinciale appellata si è costituita in giudizio per resistere all'appello, ed ha insistito sull'inammissibilità del ricorso introduttivo, nonché, in via subordinata, ha chiesto che venga dichiarata l'infondatezza, nel merito, dei singoli motivi di censura integralmente riproposti nell'atto di appello, non mancando, da ultimo, di eccepire la tardività, inammissibilità ed improcedibilità dei motivi aggiunti.Anche la definitiva aggiudicataria, Bozzi Restauri s.a.s., si è costituita per resistere all'appello, ed ha preliminarmente eccepito l'inammissibilità nonché l'improcedibilità, per sopravvenuta carenza di interesse, del ricorso originario proposto dall'attuale appellante.Con ordinanza della Sezione n. 4114 del 24 luglio 2001 è stata rigettata l'istanza di sospensione dell'efficacia della sentenza di primo grado.Alla pubblica udienza dell'8 gennaio 2002 il ricorso in appello è stato introitato per la decisione.DIRITTO1. L'appello non può essere accolto.L'attuale ditta appellante era stata designata dalla Commissione di gara quale aggiudicataria provvisoria della gara d'appalto dei lavori di restauro del Palazzo Mezzopreti di Pescara, sede del Conservatorio Musicale "D'Annunzio", ma, in seguito all'esame più approfondito da parte del dirigente del Settore Patrimonio, venivano riammesse tre ditte precedentemente escluse e quindi, riaperta la gara, si addiveniva alla definitiva aggiudicazione in favore della ditta controinteressata Bozzi Restauri.2. Giova ripercorrere, seppur in forma estremamente sintetica, alcuni dei passi più significativi della procedura di gara contestata.La Commissione giudicatrice, nella seduta tenutasi il 30 ottobre 2000, dapprima escludeva dalla gara, per carenza dei requisiti, le tre imprese sorteggiate a norma dell'art. 10, comma 1 quater, della l. 109/94 (Socem, Proeti e Cipa), dopo di che, presa visione delle offerte economiche dei partecipanti, ed escluse le offerte anomale a norma dell'art. 21 della citata l. 109/94, proponeva l'aggiudicazione dei lavori in argomento all'impresa D'Ottaviantonio, che più si avvicinava alla percentuale individuata, al netto del ribasso offerto (15,200 %).Con la determinazione del dirigente del Settore patrimonio n. 5400, in data 12 dicembre 2000, l'Amministrazione provinciale resistente, "considerato che, relativamente ai lavori di costruzione palestra e aule c/o l'Istituto Professionale Michetti di Pescara - 1° lotto, in un caso analogo di esclusione per le stesse ragioni sopra riportate, il TAR Abruzzo sez, staccata di Pescara, giusta decreto n. 95/00, accogliendo le richieste di una impresa ricorrente, ha disposto, tra l'altro, la provvisoria sospensione degli impugnati provvedimenti", agendo, come nella precedente ipotesi, in sede di autotutela, riteneva, per motivi di "par condicio", di procedere alla riapertura delle operazioni di gara per l'aggiudicazione dei lavori in argomento e di riammettere le citate ditte escluse.Riaperta la gara in data 15 dicembre 2000, aperti i plichi contenenti le offerte delle ditte riammesse e rideterminate le medie ai fini dell'esclusione delle offerte anomale, la Commissione proponeva l'aggiudicazione della gara all'impresa Bozzi s.a.s., che andava a precedere in graduatoria la ditta appellante, precedente aggiudicataria provvisoria.Con determinazione del 30 gennaio 2001, n. 356, il menzionato dirigente del Settore patrimonio, dato atto della verifica dei documenti forniti, approvava i verbali di gara ed aggiudicava la stessa all'impresa Bozzi.Con ulteriore atto determinativo, assunto, col n. 780, il 20 febbraio 2001, il dirigente confermava la validità della procedura posta in essere a partire dal provvedimento n. 5400/00, integrando le motivazioni poste a corredo di quest'ultimo.3. Con ricorso al TAR Abruzzo, notificato il 12 ed il 16 gennaio 2001, la ditta appellante dapprima impugnava la prima determinazione di riammissione delle ditte precedentemente escluse, ovvero il provvedimento n. 5400 del 12 dicembre 2000. Con motivi aggiunti notificati l'11 ed il 12 aprile 2001 la D'Ottaviantonio deduceva ulteriori profili di doglianza a sostegno del gravame introduttivo, nonché, circostanza non di poco momento, eccepiva che l'Amministrazione provinciale, con la determinazione postuma n. 780 del 20 febbraio 2001, si era affrettata a motivare ulteriormente il precedente provvedimento di riammissione impugnato, "dopo…che il procedimento di aggiudicazione si era concluso con la determinazione n. 356 del 30 gennaio 2001".4. Il Tribunale di prima istanza adito, come accennato in narrativa, dichiarava inammissibile il gravame, in quanto la ditta istante non aveva proposto alcuna censura, né nel ricorso originario né nei motivi aggiunti, avverso l'atto di aggiudicazione finale, che pure era espressamente citato nei motivi aggiunti al fine di fare denotare l'illegittimità della determinazione n. 780, in data 20 febbraio 2001, quale atto di motivazione postuma.5. La ditta D'Ottaviantonio, nel gravarsi avverso la prefata pronunzia, ha sommariamente riproposto le censure dedotte con l'atto introduttivo e con i motivi aggiunti.Relativamente a questi ultimi l'Amministrazione provinciale intimata ha sollevato profili di irricevibilità, inammissibilità ed improcedibilità, rispettivamente per tardività, difetto di apposito mandato e notifica avvenuta presso il domicilio eletto e non direttamente presso l'Amministrazione resistente.6. Gli ultimi due profili eccepiti non colgono nel segno.Innanzitutto, sulla base di una giurisprudenza risalente di questo Consiglio, mai efficacemente messa in discussione, poiché i motivi aggiunti possono essere configurati come ampliamento del giudizio in corso, e pertanto come atto del giudizio stesso, è da ritenersi comunque legittima e rituale la notificazione degli stessi presso il domicilio eletto dalla parte intimata e non in quello reale risultante dalla relata di notifica dell'atto introduttivo del giudizio (cfr. Cons. Stato, V, 11 marzo 1976, n. 426; IV, 27 settembre 1977 n. 781).7. In via più generale, e con precipua attenzione agli altri aspetti da trattarsi di seguito, non può non tenersi conto delle novità introdotte dall'art. 1, comma 1, della legge 21 luglio 2000, n. 205 nella tematica dei motivi aggiunti, tradizionalmente differenziati dai motivi nuovi in quanto relativi a doglianze nuove dedotte a seguito dell'acquisizione di ulteriori conoscenze, a differenza dei secondi, che sono relativi a doglianze dedotte sulla base delle conoscenze originarie (i motivi aggiunti, infatti, sono azionabili in un termine di decadenza successivo a quello proprio del ricorso originario, mentre i motivi nuovi costituiscono semplicemente un'ulteriore manifestazione del potere di ricorso originario e sono, quindi, deducibili solo entro il termine decadenziale originario: cfr. C.G.A.R.S. 4 novembre 1995 n. 343), La novella legislativa, prendendo probabilmente spunto dall'orientamento più aperto e avveduto, anche se non maggioritario, della giurisprudenza, che propendeva per l'ammissibilità dell'impugnazione dei provvedimenti sopravvenuti, purché collegati al provvedimento impugnato originariamente, con conseguente possibilità per l'interessato di scegliere tra il ricorso autonomo e la forma dei motivi aggiunti ed un indubbio vantaggio sotto il profilo della speditezza del procedimento e dei conseguenti costi processuali (Cons. Stato, V, 23 marzo 1993, n. 398; C.G.A.R.S. 26 febbraio 1987, n. 61 e 4 novembre 1995, n. 343, cit.), innovando ha concesso definitivamente l'imprimatur all'idea di un processo simultaneo con riunione di azioni connesse ed ampliamento dell'ambito originario (presupponendo però che la domanda e l'oggetto nuovi rientrino nella giurisdizione del giudice amministrativo adito, non esistendo la necessità costituzionale che, dopo l'avvio di un giudizio tra due soggetti, tutti i rapporti e le pretese successive vadano concentrati avanti ad un unico giudice in deroga alle usuali previsioni di riparto di giurisdizione ed al principio di precostituzione del giudice stesso: Corte Cost., ord. 18 dicembre 2001, n. 414).La formalizzazione della censurabilità delle determinazioni amministrative adottate nelle more dello svolgimento di un processo già pendente, avente ad oggetto la medesima vicenda che aveva portato a richiedere l'intervento del giudice amministrativo, oltre a rispondere all'intento spesso posto alla base degli istituti di elaborazione giurisprudenziale, e quindi alla soddisfazione di esigenze concrete (nella specie la necessità di fronteggiare la possibilità per l'amministrazione resistente di sottrarsi alle preclusioni ed agli obblighi conformativi che potrebbero derivare da una decisione di accoglimento del ricorso principale utilizzando l'espediente dell'emanazione di un nuovo provvedimento), involge certo il più generale principio che vuole che il reale oggetto del giudizio amministrativo sia costituito dalla pretesa azionata e dall'accertamento della sua fondatezza.Non per questo, va precisato per incidens, è comunque venuta meno la possibilità di censurare con motivi aggiunti, sotto diversi profili, il provvedimento già originariamente gravato quando il ricorrente sia venuto a conoscenza, grazie al deposito di nuovi atti in corso di giudizio ovvero all'emergere aliunde di fatti e circostanze nuovi e significativi, di ulteriori vizi di legittimità ad esso relativi (Cons. Stato, VI, 17 luglio 2001, n. 3962; V, 7 settembre 2001, n. 4682).8. Tornando alle eccezioni di inammissibilità sollevate dall'Amministrazione resistente, occorre evidenziare che anche quella relativa alla mancanza di specifico mandato non trova adesione nel Collegio, alla stregua pure delle recenti modifiche normative di cui si è appena fatto cenno.Anche nella problematica de qua vige da tempo un fermo orientamento di questo Consiglio, secondo cui non è necessario un mandato autonomo, rispetto a quello rilasciato per la proposizione del ricorso originario, ai fini della rituale proposizione di motivi aggiunti nel processo amministrativo, in quanto il mandato originario deve ritenersi comprensivo - salve espresse eccezioni - di tutti i poteri processuali finalizzati alla rimozione della lesione subita dal ricorrente (Cons. Stato, V, 16 dicembre 1977 n. 1130; V, 23 marzo 1993, n. 398; C.G.A.R.S. 4 novembre 1995, n. 343, cit.).L'affermazione che i motivi aggiunti possano essere proposti e firmati dal solo avvocato, in virtù del mandato conferitogli per il ricorso principale, senza dunque la necessità di una nuova procura ad litem, non può essere messa in discussione alla luce della novella di cui alla l. 205/00, anzi è corroborata dai principi e dalla ratio del recente intervento del Legislatore.Viene, infatti, ad essere rafforzata l'idea di un istituto (motivi aggiunti) visto come mezzo per integrare le censure prospettate non tanto nei confronti del primo provvedimento, ma nei riguardi dell'intero esercizio del potere che ha comportato la lesione della situazione soggettiva nel suo insieme.In questo senso dette conclusioni si appalesano come il logico corollario della già accennata concezione dell'istituto come mezzo finalizzato ad arricchire il thema decidendum, così come prospettato con l'atto introduttivo del giudizio. In questo ambito, non trattandosi di un ricorso formalmente autonomo, il ricorrente non è tenuto a conferire un incarico ad hoc al proprio legale per introdurre ulteriori motivi rispetto a quelli dedotti con il ricorso originario.9. I motivi aggiunti proposti in prime cure dalla ditta appellante risultano, invece, notificati tardivamente.E' principio acquisito che nel caso di deposito di documenti in giudizio, poiché è configurabile un onere del ricorrente di accertare in segreteria l'eventuale deposito, il termine per la proposizione di motivi aggiunti generalmente decorre dalla data del deposito stesso, mentre quando i termini di deposito, peraltro ordinatori, siano rimasti inosservati, non avendo il ricorrente un siffatto onere, la decorrenza del termine è legata all'effettiva conoscenza del deposito stesso, con dimostrazione di questa a carico della controparte che eccepisce la tardività (Cfr. Cons. Stato, IV, 17 novembre 1983 n. 815; V, 11 novembre 1994 n. 1272).Nel caso di specie, a fronte del deposito nei termini della ulteriore documentazione provvedimentale, in data 21 febbraio 2001, i motivi aggiunti sono stati notificati all'Amministrazione provinciale solo in data 12 aprile 2001, e quindi tardivamente, dovendo applicarsi, nella materia in argomento, il dimezzamento dei termini di cui all'art. 23-bis della l. 1034/71, introdotto dalla l. 205/00.Il Legislatore, confermando la regola sancita dall'art. 19 del d.l. 67/97, ha sancito la riduzione a metà di tutti i termini processuali, introducendo tuttavia un'unica espressa, e quanto mai rilevante, eccezione per il solo termine di proposizione del ricorso introduttivo. Tale eccezione non è stata esplicitamente estesa all'istituto dei motivi aggiunti, seppur al medesimo, come accennato, la novella legislativa ha incisivamente riservato una nuova configurazione.Orbene, è ben noto al Collegio che diffusi ed autorevoli arresti giurisprudenziali hanno affermato con particolare rigore che alla proposizione di motivi aggiunti debbano applicarsi le stesse disposizioni che regolano il ricorso principale, per quanto concerne i termini per la loro deduzione e il loro deposito (cfr., da ultimo, C.G.A.R.S. 12 giugno 2001, n. 287).Dottrina molto attenta, inoltre, rammentando che l'originario disegno di legge governativo disponeva testualmente la riduzione alla metà di tutti i termini processuali, salvo "quello" per la proposizione per il ricorso (A.S. 2934, XIII legislatura), e che nell'iter legislativo parlamentare il sopraindicato pronome è stato trasformato in "quelli", si è sentita confortata nell'affermare che la riduzione riguarda tutti i termini di proposizione del ricorso, e quindi anche quelli attinenti al ricorso incidentale ed ai motivi aggiunti.In realtà, dinanzi alla logica acceleratoria che permea l'intero provvedimento legislativo, l'eccezione al dimezzamento dei termini introdotta dalla l. 205/00 va interpretata secondo canoni di rigida tassatività, tanto più che nel caso dei motivi aggiunti non sussiste la necessità di dare seguito a quelle esigenze di tutela del diritto alla difesa in settori nevralgici, finalizzate a concedere al privato cittadino ed al soggetto imprenditoriale il tempo necessario per imbastire ed articolare la propria difesa con l'assistenza ed il patrocinio ritenuti più idonei, atteso che tra l'altro nella specie - come sopra accennato - si può fare a meno di affidare un nuovo mandato.10. Appurata l'irricevibilità dei motivi aggiunti, va nondimeno rilevato che costituisce fattore dirimente, ai fini della reiezione dell'appello, pur in presenza dell'anomala e di certo non congrua motivazione che ha caratterizzato i provvedimenti di riammissione delle ditte precedentemente escluse, la mancata espressa impugnazione, nemmeno utilizzando le analizzate nuove potenzialità di impugnativa - senza separato gravame - dei provvedimenti sopravvenuti in pendenza di giudizio, dell'atto lesivo finale, ovvero la determinazione di approvazione dei verbali di gara e di aggiudicazione definitiva alla ditta Bozzi.Né, in disparte i già esaminati profili di inammissibilità dei motivi aggiunti in punto di rito, possono dirsi al riguardo bastevoli il mero cenno che si fa nei medesimi - in via del tutto incidentale e senza alcun specifico profilo di lagnanza, anche in via derivata - alla determinazione n. 356 del 30 gennaio 2001, di aggiudicazione definitiva dei lavori, o, tanto meno, le mere formule di stile inerenti agli atti presupposti e connessi.E', infatti, dal momento di emanazione dell'atto di aggiudicazione definitiva che sorge l'interesse ad agire in giudizio per l'annullamento dell'atto intermedio.L'aggiudicazione definitiva non è mai atto meramente confermativo ed esecutivo e va comunque sempre fatta oggetto, anche utilizzando la proposizione di motivi aggiunti in pendenza di giudizio, di autonoma e specifica impugnativa, e questo anche quando essa sembri costituire il frutto della mera ricezione dei risultati dell'aggiudicazione provvisoria e degli altri atti prodromici, atteso che pur facendo parte della medesima sequenza procedimentale, di cui costituisce l'esito finale, essa consegue comunque ad una nuova ed autonoma valutazione.Non a caso la giurisprudenza con molta chiarezza ha affermato che ove il soggetto, pur non essendovi tenuto, abbia impugnato immediatamente ed in via autonoma il provvedimento di aggiudicazione provvisoria di un contratto della Pubblica amministrazione, il medesimo ha l'onere di impugnare, in un secondo momento, anche l'aggiudicazione definitiva, pena l'improcedibilità del primo ricorso. Al tempo stesso, in occasione dell'impugnazione dell'aggiudicazione definitiva possono essere fatti valere anche vizi propri di quella provvisoria (Cons. Stato, VI, 16 novembre 2000, n. 6128; cfr. anche C.G.A.R.S. 9 giugno 1998 n. 383, Cons. Stato, V, 3 aprile 2001, n. 1998 e, da ultimo, Cons. Stato, VI, 11 febbraio 2002, n. 785).11. Non avendo l'attuale ditta appellante provveduto all'impugnativa dell'aggiudicazione definitiva dell'appalto dei lavori di restauro di cui si discute in favore della ditta Bozzi, nonostante potesse avvalersi del ben più agevole strumento dei motivi aggiunti in corso di causa, proponibili, ai sensi della legge n. 205 del 2000, anche avverso atti diversi da quelli originariamente gravati e sopravvenuti in pendenza di giudizio (all'uopo, come accennato, non può di certo bastare l'accenno del tutto incidentale contenuto nel testo dei motivi aggiunti proposti dalla ditta D'Ottaviantonio, di cui è stata peraltro rilevata la tardività), è inevitabile, che si addivenga a una pronunzia di reiezione del ricorso in appello in epigrafe.Può, nondimeno, disporsi l'integrale compensazione tra le parti delle spese di lite, relativamente al presente grado di giudizio. P.Q.M.Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quinta, definitivamente pronunciando sul ricorso in appello in epigrafe, lo respinge.Spese di lite compensate tra le parti, relativamente al presente grado di giudizio.Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa.Così deciso in Roma, l'8 gennaio 2002, dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), in camera di consiglio, con l'intervento dei seguenti Magistrati:Agostino Elefante Presidente Giuseppe Farina Consigliere Goffredo Zaccardi ConsigliereAldo Fera ConsigliereGerardo Mastrandrea Consigliere est.L'ESTENSORE IL PRESIDENTEf.to Gerardo Mastrandrea f.to Agostino ElefanteIL SEGRETARIOf.to Franca ProvenzianiDEPOSITATA IN SEGRETERIAil........06/07/2002..............................(Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186)IL DIRIGENTEf.to Pier Maria Costarelli
     

    Affidamento servizi pubblici

    E-mail Stampa PDF
    REPUBBLICA ITALIANA N. 3208/02 REG.DEC.IN NOME DEL POPOLO ITALIANO N. 4708 REG.RIC.Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Quinta Sezione ANNO 2001ha pronunciato la seguentedecisionesul ricorso in appello n.4708/2001,proposto dal Comune di Pordenone, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avv. Franco Zambelli ed elettivamente domiciliato in Roma presso l'avv.Luigi Manzi , alla via Federico Confalonieri n.5,controCooperativa Itaca Cooperativa Sociale A.R.L., in persona del suo legale rappresentante, difesa e rappresentata dagli avv.ti Ino Pupulin e Giovanni Meineri,ed elettivamente domiciliata presso quest'ultimo , in Roma , alla via Salaria n.162e nei confrontidell'Opera Sacra Famiglia Soc.Mutuo Soccorso, Istruzione e Assistenza Sociale, non costituitasi,per l'annullamentodella sentenza del TAR Friuli Venezia Giulia di Trieste n.41 del 9 ottobre 2001.Visto il ricorso con i relativi allegati.Visto l'atto di costituzione in giudizio della Cooperativa Itaca ed il suo appello incidentale.Vista la mancata costituzione della Opera Sacra Famiglia.Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese.Vista la propria ordinanza n.3098 del 5 giugno 2001, con la quale è stata respinta l'istanza cautelare di sospensione dell'efficacia della sentenza impugnata.Visti tutti gli atti di causa.Relatore il Consigliere Paolo De Ioanna alla pubblica udienza dell'11 dicembre 2001.Udito l'avv. Giovanni Maineri;Visto il dispositivo di sentenza n. 680 pubblicato il 18.12.01;Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue:Fatto.1. Con sentenza n.41 del 9 febbraio 2001,pubblicata il 9 marzo 2001,il TAR del Friuli - Venezia Giulia ha accolto il ricorso proposto dalla Cooperativa Itaca s.c.s.a.r.l. contro il Comune di Pordenone, per ottenere l'annullamento della deliberazione di Giunta comunale del 3 aprile 2000,con la quale si è disposto l'affidamento, mediante convenzione diretta , a trattativa privata , alla . Opera Sacra Famiglia della gestione dei punti verdi comunali per un periodo triennale, prorogabile per un altro triennio previa verifica di esecuzione regolare.2. I punti verdi comunali sono costituiti da centri ricreativi per ragazzi dai 3 ai 14 anni , organizzati nel periodo estivo. Nella delibera impugnata si operava una puntuale disamina delle ragioni di fatto che consigliavano tale scelta, ma non era dato rinvenire alcuna giustificazione di ordine strettamente giuridico. In buona sostanza, il ricorso si fondava sulla considerazione che il Comune aveva affidato un servizio certamente qualificabile come pubblico, utilizzando lo schema della trattativa privata ma senza peraltro fare alcuna menzione delle specifiche e particolari ragioni che possono giustificare , in via eccezionale, una tale scelta. Il giudice di primo grado ha ritenuto che l'attività in questione si configurasse come un vero appalto di servizi, a carattere ricreativo e culturale, da ricondurre alle fattispecie considerate nell'allegato 2 del decreto legislativo 157 del 1995 e dunque da affidare mediante una gara pubblica. In base agli articoli 6 e 7 del citato decreto legislativo sarebbe stato legittimo ricorrere alla trattativa privata, alla condizione tuttavia che le ragioni di tale opzione risultassero spiegate e dimostrate.3. Il Comune di Pordenone ha proposto appello contro la sentenza del TAR del Friuli-Venezia Giulia. Con ordinanza n.3098 del 5 giugno 2001, questo Collegio ha respinto l'istanza cautelare di sospensione dell'efficacia della sentenza impugnata. La causa è stata trattenuta per la decisione nella pubblica udienza dell'11 dicembre 2001.Diritto.1. La legittimazione al ricorso della Cooperativa Itaca è fuori discussione in quanto si tratta di un soggetto che negli anni precedenti era stato affidatario di un servizio similare , se non proprio identico nei profili organizzativi: dunque essa è portatrice sicuramente di una posizione giuridica specifica che giustifica il suo interesse a partecipare a procedure per l' affidamento dello stesso o di analogo servizio.2. L'appellante ripropone la tesi che non si era in presenza di un appalto di servizi, come dichiarato nella sentenza impugnata, ma di un apporto collaborativo svolto dai privati secondo il principio di sussidiarietà nell'azione amministrativa, senza fini di lucro e per fini sociali. In questa ottica viene richiamata la legge regionale n.21 del 1999 che reca norme per la valorizzazione della funzione sociale e di servizio delle società di mutuo soccorso. Si tratta di un richiamo non conferente: il punto dirimente sta nell'esatta determinazione della natura dei servizi chiesti dal Comune. Ora ha poco rilievo la considerazione che la tipologia dei servizi chiesti poteva essere assunta autonomamente nella sfera operativa della società di mutuo soccorso " Sacra Famiglia" o di altre società similari; il punto cruciale sta nella circostanza che l'insieme delle attività che il Comune si è determinato ad organizzare, presentandole come un servizio aggiuntivo che veniva offerto a tutti i residenti o comunque a chi ne avesse interesse , per sostenere le famiglie nella gestione dei figli più piccoli e degli adolescenti nei mesi estivi, si configurava esattamente come una attività organizzata, che combinava risorse umane e materiali di rilevante contenuto economico : in questa situazione, nel momento in cui il Comune delibera di assumere questa attività come un servizio da offrire ai cittadini o comunque a chi vi avesse interesse, sia pure nella forma di una convenzione da stipulare con un soggetto terzo che materialmente lo organizzasse , decide in realtà di interagire con tutti gli operatori che potenzialmente erano in condizione di fornire tale servizio. Si configura esattamente un appalto di servizi di natura ricreativa, culturale e sportiva, che ricade nella ambito della disciplina del decreto legislativo n.157 del 1995, si veda l'all.n.2. 3. Sulla base degli articoli 6 e 7 del citato decreto legislativo n.157 , la stazione appaltante può deliberare di affidare il servizio a trattativa privata , anche senza preventiva pubblicazione di un bando, ma in questo caso deve spiegare in modo analitico e ragionevole per quale motivo ricorrano i presupposti indicati dalle norme richiamate per poter ricorrere a tale schema , a carattere eccezionale. Ora la relazione assessorile che fa da supporto alla deliberazione annullata in primo grado, svolge considerazioni di natura fattuale che tendono a sostenere , sia pure senza espliciti riferimenti giuridici, la tesi che il Comune intendeva fornire un sostegno economico ad una società di mutuo soccorso che, in via unilaterale , aveva deciso di operare in questo settore, sulla base dell'asserito ( ex post) principio di sussidiarietà. Ed in appello, con richiami più puntuali alla legge regionale n.21 del 1999, il Comune ripropone la stessa impostazione. Proprio l'erroneità di questa ricostruzione , a fronte della natura economica del servizio richiesto, dimostra ex se che le motivazioni a supporto dell'affidamento della convenzione alla Sacra Famiglia erano intrinsecamente non idonee a costituire quelle giustificazioni puntuali , richieste dagli articoli 6 e 7 del citato decreto legislativo n.157 del 1999. Il richiamo generico al principio di sussidiarietà è inconferente: se un'attività, a contenuto economico ma di interesse sociale, può essere utilmente svolta dai privati , in aree non strettamente riservate all'azione pubblica, ciò sta a significare che l'ente pubblico ove intenda promuovere tale attività, utilizzando risorse prelevate dal bilancio pubblico, deve comunque utilizzare strumenti contrattuali che rendano reale la concorrenza tra gli operatori che potenzialmente possono avere interesse a concorrere; e se ricorrono le speciali circostanze che giustificano il ricorso alla trattativa privata, la stazione appaltante deve rendere del tutto esplicite tali circostanze, anche per consentire agli altri operatori di esercitare una effettiva funzione di controllo.4. Infine non può non rilevarsi che le associazioni di mutuo soccorso presentano una causa associativa che valorizza la erogazione di servizi , senza scopo di lucro, ai soci, e senza la costituzione di veri e propri rapporti di lavoro tra i soggetti associati che si scambiano le utilità reciproche. Nel caso in esame , l'attività richiesta combina in modo organizzato risorse umane professionalizzate e risorse materiali, per importi non trascurabili e secondo modalità che ricadono in pieno nella sfera di azione di soggetti associativi che operano legittimamente con fini di lucro sul libero mercato.5. Per le considerazioni svolte, l'appello in epigrafe deve essere respinto. Parimenti respinto deve essere l'appello incidentale della Cooperativa Itaca, nella parte in cui ripropone , sia pure in modo generico, una richiesta di risarcimento di danni. Al riguardo va osservato che il bene della vita a cui tendeva il ricorrente in primo grado era la possibilità di partecipare ad una procedura di gara ,previo annullamento della deliberazione impugnata , onde poter mostrare la propria superiore capacità economica ed organizzativa. A seguito della sentenza di primo grado, il Comune ha completamente rinnovato la procedura per l'assegnazione del servizio per il 2001 e la Cooperativa Itaca non ha ritenuto di prendervi parte: dunque non si ravvisa alcuno spazio per costruire formule risarcitorie , non configurandosi alcun danno ingiustamente patito dalla Cooperativa appellata. Sussistono giusti motivi per compensare le spese di lite anche in questo grado di giudizio.P.Q.M.Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quinta, definitivamente pronunciando sull'appello in epigrafe lo respinge.Spese di lite compensate.Ordina che la Pubblica Amministrazione dia esecuzione alla presente decisione.Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio dell'11 dicembre 2001, con la partecipazione di: Emidio Frascione PresidenteCorrado Allegretta ConsigliereAldo Fera ConsigliereFiloreto D'Agostino ConsiglierePaolo De Ioanna Consigliere estensore.L'ESTENSORE IL PRESIDENTEf.to Paolo De Ioanna f.ro Emidio FrascioneIL SEGRETARIOf.to Franca ProvenzianiDEPOSITATA IN SEGRETERIAil......................... 10/06/2002........................(Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186)IL DIRIGENTEf.to Pier Maria Costarelli
     

    Deferimento all'Adunanza Plenaria sul regolamento di competenza

    E-mail Stampa PDF
    REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANON.137/04 Reg.Dec. N. 8138 Reg.Ric. ANNO 2003 Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) ha pronunciato la seguente ORDINANZA DI RIMESSIONE ALL'ADUNANZA PLENARIAsul ricorso per regolamento di competenza n. 8138/2003, proposto da Automobil Club d'Italia, in persona del legale rappresentante in carica, rappresentato e difeso dagli avvocati Enzo Maria Marenghi, Franco Gaetano Scoca e Paolo Vaiano, ed elettivamente domiciliato presso lo studio di quest'ultimo, in Roma, Lungotevere Marzio, n. 3; controSalerno Corse s.r.l., rappresentata e difesa dagli avvocati Mario Sanino, Antonio Brancaccio, Carlo Parisi, Lodovico Visone, ed elettivamente domiciliata presso lo studio dell'avv. Sanino, in Roma, viale Parioli, n. 180; per regolamento di competenzain relazione al ricorso di primo grado n. 2325/2003 proposto dalla Salerno Corse s.r.l. davanti al T.a.r. per la Campania - Salerno; Visto il ricorso con i relativi allegati; visto l'atto di costituzione in giudizio; vista la propria ordinanza istruttoria 14 ottobre 2003, n. 6281, e gli atti depositati in esecuzione di tale ordinanza; visti tutti gli atti della causa; relatore alla udienza in camera di consiglio del 25 novembre 2003 il consigliere Rosanna De Nictolis e uditi l'avv. Resta su delega dell'avv. Vaiano e l'avv. Police su delega dell'avv. Scoca, per il ricorrente e l'avv. Abbamonte su delega dell'avv. Visone e l'avv. Sanino per il resistente; ritenuto e considerato quanto segue. FATTO E DIRITTO 1. Con ricorso di primo grado n. 2325/2003 proposto davanti al T.a.r. per la Campania - Salerno, notificato all'A.C.I. in data 5 agosto 2003, la Salerno Corse s.r.l. chiede il risarcimento in forma specifica, e, in via subordinata e/o aggiuntiva, quello per equivalente, in relazione al giudicato di annullamento formatosi sulla sentenza del T.a.r. Lazio - Roma, 12 gennaio 2000, n. 67, confermata in appello da C. Stato, VI, 29 marzo 2001, n. 1814 (in relazione alla quale ultima decisione il ricorso per revocazione è stato respinto da C. Stato, VI, 19 agosto 2002, n. 4210). L'A.C.I., nel costituirsi in giudizio, ha proposto regolamento di competenza, con istanza notificata il 21 agosto 2003 e depositata il 22 successivo. Il T.a.r. adito, con ordinanza collegiale 28 agosto 2003, n. 1078, ha ritenuto non manifestamente infondata l'istanza di regolamento, e ha disposto la trasmissione degli atti al Consiglio di Stato per la relativa decisione. Ha contestualmente accolto la domanda cautelare e, per l'effetto, ha condannato l'A.C.I. al pagamento di una provvisionale pari a un milione di euro. 1.1. Deduce l'A.C.I. che è competente il T.a.r. del Lazio in quanto: già in ordine al presupposto giudizio impugnatorio, in relazione al quale viene ora chiesto il risarcimento, il Consiglio di Stato in sede di regolamento di competenza ha ritenuto competente il T.a.r. del Lazio, essendo stato impugnato un diniego di aggiudicazione promanante da una Autorità centrale, e relativo ad appalto che doveva avere esecuzione su tutto il territorio nazionale; nei giudizi risarcitori, che non hanno carattere impugnatorio, trovano applicazione le regole di competenza territoriale sancite dal c.p.c., e, in particolare, gli artt. 19 e 20 c.p.c., dai quali si desume la competenza del giudice del luogo in cui ha sede l'ente convenuto in giudizio. 1.2. Parte intimata, nel costituirsi in giudizio, lamenta, quanto al rito, che il T.A.R. si è pronunciato sull'istanza di regolamento nel corpo della ordinanza cautelare, anziché, come prescritto dall'art. 31, l. TAR, con decisione in forma semplificata, e inoltre non sarebbero state rispettate le regole del contraddittorio, in violazione del doppio grado di giudizio. Nel merito, la parte si oppone al ricorso deducendo che nei giudizi risarcitori il foro competente andrebbe determinato considerando il luogo in cui si è verificato il danno, che sarebbe Salerno, e deducendo altresì che nel caso di specie il debito risarcitorio andrebbe equiparato a quello pecuniario con conseguente competenza del foro del creditore. 2. La Sezione ha disposto adempimenti istruttori, volti ad acquisire, in originale o copia autentica, l'avviso dell'udienza del 28 agosto 2003 davanti al T.a.r. per la Campania - Salerno, e il verbale dell'udienza del 28 agosto 2003 in relazione al ricorso per cui è processo. Dall'eseguita istruttoria è emerso che: - il ricorso di primo grado, depositato in data 7 agosto 2003, e contenente domanda cautelare, è stato fissato per la prima udienza camerale utile, vale a dire quella del 28 agosto 2003; - conseguentemente non è stato dato nessun avviso alle parti; - non è stata fissata una specifica camera di consiglio per il regolamento di competenza, con avviso alle parti, in quanto l'istanza di regolamento è stata esaminata nella stessa udienza fissata per l'incidente cautelare; - dal verbale di udienza del 28 agosto 2003 nulla risulta in merito all'audizione delle parti in ordine alla domanda di regolamento. 3. Il Collegio ritiene che il presente ricorso implica l'esame di questioni di diritto, sia di carattere processuale che di carattere sostanziale, che hanno carattere di massima di particolare importanza, e che possono dare luogo a contrasti di giurisprudenza, sicché appare opportuno deferirne l'esame all'adunanza plenaria del Consiglio di Stato. 4. Sotto il profilo del rito, le questioni vertono sull'interpretazione dell'art. 31, co. 5, l. n. 1034/1971, come novellato di recente dalla l. n. 205/2000, e su cui non consta ancora la formazione di un orientamento giurisprudenziale consolidato. 4.1. Dispone l'art. 31, co. 5, come novellato, che in caso di presentazione di istanza di regolamento di competenza, se le altre parti in causa non concordano sulla rimessione della causa al giudice indicato dall'istante <<il presidente fissa immediatamente la camera di consiglio per la sommaria delibazione del regolamento di competenza proposto. Qualora il collegio, sentiti i difensori delle parti, rilevi, con decisione semplificata, la manifesta infondatezza del regolamento di competenza, respinge l'istanza e provvede sulle spese di giudizio; in caso contrario dispone che gli atti siano immediatamente trasmessi al Consiglio di Stato>>. Nella previgente disciplina, a fronte dell'istanza di regolamento e della mancata adesione delle altre parti, gli atti erano senz'altro trasmessi dal T.a.r. al Consiglio di Stato, sicché spettava solo al Consiglio di Stato regolare la competenza. Il significato pratico dell'innovazione introdotta dalla l. n. 205/2000, sembrerebbe quello della creazione di un filtro in ordine alle istanze di regolamento da trasmettere al Consiglio di Stato. Sicché si attribuisce al T.a.r., in sede collegiale, un potere di delibazione delle istanze di regolamento, che si esercita in una camera di consiglio appositamente fissata. La delibazione, in camera di consiglio, può sfociare: - in una decisione semplificata, sentiti i difensori delle parti, in caso di manifesta infondatezza dell'istanza di regolamento; con conseguente rigetto dell'istanza e statuizione in ordine alle spese; - in un provvedimento, in caso contrario, di immediata trasmissione degli atti al Consiglio di Stato, per la decisione sull'istanza di regolamento. 4.2. Ciò premesso in ordine al contenuto precettivo della norma, non è chiaro, nella lettura dell'art. 31, co. 5: 1) se della camera di consiglio per la delibazione dell'istanza di regolamento debba essere dato, come sembra corretto ritenere, specifico avviso alle parti, anche quando, in ipotesi, tale camera di consiglio coincida con quella fissata per l'esame dell'incidente cautelare, e della quale non viene dato avviso, ai fini cautelari, perché coincidente con la prima udienza utile; 2) se la camera di consiglio di cui all'art. 31, co. 5, per la sommaria delibazione dell'istanza di regolamento, possa o meno essere celebrata durante il periodo feriale, atteso che a tutti i processi amministrativi, eccettuato quello relativo alla sospensione dell'atto amministrativo impugnato, trova applicazione la sospensione dei termini nel periodo feriale (artt. 1 e 4, l. 7 ottobre 1969, n. 742); 3) se i difensori delle parti devono essere sentiti solo nel caso in cui la sommaria delibazione si concluda con una sentenza di manifesta infondatezza, o anche nel caso in cui si concluda con un provvedimento di trasmissione degli atti al Consiglio di Stato; 4) quale sia la forma del provvedimento che il collegio di primo grado adotta nel caso di trasmissione degli atti al Consiglio di Stato, sul presupposto che l'istanza di regolamento non appare manifestamente infondata: se la sentenza semplificata ovvero una ordinanza nel contraddittorio delle parti, ovvero un decreto; 5) se e quali siano i rimedi nel caso di mancato rispetto delle regole procedurali del rito di cui all'art. 31, co. 5, in relazione al provvedimento di trasmissione degli atti al Consiglio di Stato. Su tali questioni, il Collegio rileva che non vi sono orientamenti consolidati, e che sono prospettabili svariate soluzioni. 4.3. Sulla prima questione, sembrerebbe corretto ritenere che della camera di consiglio di cui all'art. 31, co. 5, l. TAR, vada dato specifico avviso alle parti, quale essenziale garanzia del contraddittorio, atteso che la camera di consiglio può concludersi con decisione in forma semplificata. Sicché, anche quando in ipotesi - e come accaduto nel caso di specie - in un'unica camera di consiglio vengono trattati l'incidente di competenza e l'incidente cautelare relativi al medesimo ricorso, per la camera di consiglio relativa all'incidente di competenza va dato specifico avviso alle parti, anche se esso non occorra per l'incidente cautelare (perché si tratta della prima udienza utile). Nel caso di specie, sembrerebbe doversi configurare un vizio del provvedimento di trasmissione degli atti al Consiglio di Stato, assunto in una camera di consiglio di cui non è stato dato avviso alle parti. Resta però da vedere quali sono le conseguenze dell'omesso avviso in relazione al provvedimento che il Collegio adotti (sentenza semplificata, provvedimento di trasmissione degli atti al Consiglio di Stato). 4.4. In ordine alla seconda questione, sembra corretto ritenere che la delibazione sull'istanza di regolamento non possa avvenire nel periodo feriale, operando la sospensione dei termini. E, invero, in base agli artt. 1 e 4, l. n. 742/1969, i processi amministrativi sono sospesi durante il periodo feriale, ad eccezione di quelli relativi alle domande cautelari. La giurisprudenza amministrativa ha ritenuto che essendo la sospensione feriale un istituto di carattere generale, è applicabile a tutti i giudizi amministrativi non aventi carattere di urgenza e, quindi, anche alle controversie aventi ad oggetto il regolamento di competenza (C. Stato, VI, 19 novembre 1997, n. 1701; C. Stato, IV, 5 maggio 1997, n. 494). Seguendo tale orientamento, si dovrebbe pervenire alla conclusione, nel caso specifico, che l'ordinanza del T.a.r. Salerno, di rimessione degli atti al Consiglio di Stato, è viziata per essere stata deliberata in pieno periodo feriale. Tuttavia, il Collegio osserva che potrebbero esservi spunti a sostegno della opposta soluzione, secondo cui la sospensione feriale non opera in relazione alla sommaria delibazione di cui all'art. 31, co. 5, l. TAR: - anzitutto secondo l'art. 31, co. 5, la camera di consiglio va fissata <<immediatamente>>: tale avverbio potrebbe far pensare ad una particolare e qualificata urgenza, che giustifica la deroga alla sospensione feriale dei termini nel periodo feriale; - in secondo luogo, il giudizio di sommaria delibazione può concludersi con una sentenza in forma semplificata, alla stessa stregua di quanto accade nella fase cautelare, che del pari può concludersi con sentenza semplificata; sicché si pone la questione, di carattere più generale, se le sentenze semplificate possano o meno essere adottate durante la sospensione dei termini nel periodo feriale: invero, da un lato i giudizi cautelari non subiscono la sospensione feriale, ma, dall'altro lato, l'art. 4, l. n. 742/1969 esclude la sospensione feriale solo <<nel procedimento per la sospensione della esecuzione del provvedimento impugnato>>, e dunque solo se il procedimento cautelare si concluda con una pronuncia cautelare, e non anche, sembrerebbe, se il procedimento cautelare si conclude invece con sentenza semplificata. Se si aderisse a questa seconda impugnazione, l'ordinanza del T.a.r. Salerno sarebbe legittimamente adottata nel periodo feriale, anche per la parte in cui dispone in ordine alla competenza. 4.5. Sulla terza questione, giova osservare che l'art. 31, co. 5, l. TAR, sul piano strettamente letterale, sembra circoscrivere la necessità di audizione delle parti all'ipotesi di sentenza in forma semplificata di manifesta infondatezza, senza riferirla pure all'ipotesi di trasmissione degli atti al Consiglio di Stato. Tuttavia, in base ad una interpretazione sistematica del dato normativo, sembra corretto ritenere che il procedimento di delibazione in camera di consiglio sull'istanza di regolamento di competenza è unico ed unitario, salvo il diverso possibile esito (reiezione o trasmissione degli atti al Consiglio di Stato). Sicché, le regole del procedimento devono essere identiche quale che sia l'esito, anche perché l'esito non è conoscibile ex ante. Dunque, in ogni caso di istanza di regolamento, e quale che ne sia l'esito, ancorché prevedibile già ad una sommaria lettura, il Presidente deve fissare la camera di consiglio; la segreteria deve darne specifico avviso alle parti; i difensori delle parti, se presenti, vanno sentiti sulla istanza di regolamento; va dato atto a verbale dell'audizione delle parti, sia nella sentenza di manifesta infondatezza, sia nel provvedimento di trasmissione degli atti al Consiglio di Stato. 4.6. Sulla quarta questione, vale a dire la forma del provvedimento di trasmissione degli atti al Consiglio di Stato, non è chiaro, nel silenzio dell'art. 31, co. 5, l. TAR, se si tratti di sentenza semplificata, ordinanza o decreto. Sembra senz'altro da escludere la tesi della forma decretizia, in quanto il decreto è provvedimento meramente ordinatorio, ovvero decisorio, emesso senza avviso e audizione delle parti, e di regola è atto monocratico, mentre nel caso di cui all'art. 31, co. 5, viene fissata apposita camera di consiglio e vengono sentiti i difensori, in vista di un provvedimento collegiale. Resta da dirimere l'alternativa tra forma di sentenza e forma di ordinanza. Il dato letterale sembra offrire spunti a favore della forma di ordinanza: perché riferisce la sentenza in forma semplificata al solo giudizio di manifesta infondatezza, senza nulla dire in ordine alla forma dell'atto con cui il collegio <<dispone che gli atti siano immediatamente trasmessi al Consiglio di Stato>>. Il dato letterale non è comunque univoco: in quanto il collegamento tra i due periodi del comma 5 dell'art. 31, e il silenzio, nel secondo periodo, sulla forma del provvedimento, potrebbe far pensare che la forma sia unica in entrambi i casi, e sia quella di sentenza. La scelta tra l'una o l'altra forma del provvedimento non può perciò discendere dal solo dato letterale, bensì da argomenti esegetici di carattere sistematico. La soluzione della questione, ad avviso del Collegio, dipende dalla natura giuridica e dalla funzione che si attribuisca alla fase sulla competenza che si svolge davanti al T.a.r. Occorre, in particolare, sciogliere la questione fondamentale se l'unico organo regolatore della competenza sia ancora il Consiglio di Stato, come nella previgente disciplina, o se invece la novella del 2000 abbia inteso attribuire una funzione regolativa della competenza anche ai T.a.r. Se si accoglie la prima soluzione, ne consegue che i T.a.r. hanno solo una funzione di filtro e di deflazione, con l'ulteriore conseguenza che il provvedimento che dispone la trasmissione degli atti al Consiglio di Stato, non avendo alcuna funzione di regolazione della competenza, ha la forma di ordinanza. Se si accoglie la seconda soluzione, si deve ritenere che con l'art. 31, co. 5, si sia inteso istituire il doppio grado di giudizio anche sull'incidente di competenza, con la conseguenza che il provvedimento che dispone la trasmissione degli atti al Consiglio di Stato ha forma di sentenza. Sembra corretta la prima soluzione, che ha anche il conforto di un precedente giurisprudenziale, in cui si è affermato che <<il Consiglio di Stato - anche dopo la riforma del processo - è giudice titolare dell'esclusivo potere di delibare la questione di competenza (arg. anche da Corte cost., ord., n. 241 del 2000), al T.a.r. essendo stato riconosciuto solo il potere di deflazionare il contenzioso, decidendo le questioni manifestamente risolvibili in negativo, con l'immediato rigetto dell'istanza di regolamento di competenza, e non dotate di complessità>> (C. Stato, VI, 6 marzo 2002, n. 1375). Se, dunque, i T.a.r. hanno solo una funzione di filtro, la parola ultima sulla competenza spetta al Consiglio di Stato, con la conseguenza che: - il giudizio di manifesta infondatezza dell'istanza di regolamento ha forma di sentenza, allo scopo di consentirne l'appello al Consiglio di Stato, e dunque l'esercizio della funzione regolativa della competenza da parte del titolare naturale (il Consiglio di Stato) (nel senso dell'appellabilità della sentenza di manifesta infondatezza dell'istanza di regolamento, v. la già citata decisione C. Stato, VI, n. 1375/2002); - il provvedimento di trasmissione degli atti al Consiglio di Stato ha forma di ordinanza e non di sentenza, avendo il solo scopo di investire della questione di competenza, previa la funzione di filtro del T.a.r., l'organo istituzionalmente deputato ad esaminarla; la forma di sentenza sarebbe esorbitante, perché consentirebbe una impugnazione al Consiglio di Stato, del tutto superflua, atteso che è in ogni caso il Consiglio di Stato a doversi pronunciare. 4.7. Quanto alla quinta questione, va premesso che la soluzione che attribuisce forma di ordinanza al provvedimento di trasmissione degli atti al Consiglio di Stato, lascia aperto il problema dei rimedi praticabili nel caso in cui tale provvedimento sia adottato in violazione delle regole procedimentali di cui all'art. 31, co. 5, come è accaduto nel caso di specie (mancato avviso della data della camera di consiglio; celebrazione della camera di consiglio in periodo feriale; mancata audizione delle parti sulle questioni di competenza). Si deve senz'altro escludere, data la forma di ordinanza con funzione non decisoria, ma meramente ordinatoria, la necessità di una specifica impugnazione. Ci si deve però chiedere se i vizi del contraddittorio siano o meno sanzionabili. In astratto, due soluzioni sono configurabili: - quella secondo cui ogni eventuale vizio del contraddittorio, a causa della violazione delle regole procedurali di cui all'art. 31, co. 5, se è rilevante in caso di sentenza di manifesta infondatezza, è invece irrilevante nel caso di trasmissione degli atti al Consiglio di Stato; si tratterebbe perciò di nullità che non danno luogo ad alcuna conseguenza; - quella secondo cui i vizi del contraddittorio, a causa della violazione delle regole procedurali di cui all'art. 31, co. 5, sono rilevanti non solo in caso di sentenza di manifesta infondatezza, ma anche nel caso di trasmissione degli atti al Consiglio di Stato: sono vizi che possono essere fatti valere senza necessità di specifico appello, dato che gli atti sono già stati trasmessi di ufficio al Consiglio di Stato, e che, se determinano una violazione del diritto di difesa, giustificano la restituzione degli atti al T.a.r., per il rinnovo del giudizio di delibazione. A sostegno della prima soluzione si può osservare che essendo l'unico organo regolatore della competenza il Consiglio di Stato, e avendo il T.a.r. una mera funzione di filtro, nessun pregiudizio subisce la parte che si oppone all'istanza di regolamento dalla violazione delle regole del contraddittorio, avendo comunque il potere di interloquire davanti al Consiglio di Stato. A sostegno della seconda soluzione si può però osservare che la sommaria delibazione affidata al T.a.r. avviene comunque con le regole del processo, sicché il giudizio di delibazione sommaria deve comunque avvenire nel rispetto delle regole del contraddittorio. Deve anche segnalarsi il precedente della quarta sezione secondo cui nel caso in cui il T.a.r. abbia omesso di espletare la sommaria delibazione sulla fondatezza del regolamento di competenza, prevista dall'art. 31, co. 5, l. TAR, come novellato dalla l. n. 205/2000, il Consiglio di Stato deve disporre la restituzione degli atti al giudice di primo grado affinché provveda all'adempimento procedurale in questione (C. Stato, IV, 7 novembre 2000, n. 5634, ord.). Ora, se si attribuisce al T.a.r. solo una funzione di filtro, non si giustifica la restituzione degli atti allo stesso, da parte del Consiglio di Stato, allorché la funzione di filtro non è stata espletata, perché comunque gli atti sono ormai pervenuti all'organo istituzionalmente deputato a regolare la competenza. Il dictum della quarta Sezione si spiega, invece, se si considera che la funzione di filtro del T.a.r. è assolta, comunque, con le regole proprie del giudizio, e non di un mero procedimento amministrativo: sicché, l'inosservanza delle regole del giudizio, e segnatamente di quelle del contraddittorio, comporta la restituzione degli atti al T.a.r. 5. La soluzione di tali questioni è essenziale nel caso specifico, in quanto: - sembrerebbero esservi (e salva la parola della Plenaria) violazioni del diritto di difesa, nel procedimento di cui all'art. 31, co. 5, l. TAR, in concreto seguito: è mancato l'avviso di udienza, l'udienza si è svolta in periodo feriale, i difensori non risultano sentiti sulla questione di competenza; - se si aderisce alla tesi della irrilevanza di tali vizi, il giudizio può proseguire sull'esame delle questioni di competenza; - se si aderisce alla tesi che tali vizi sono rilevanti, il giudizio si deve concludere con una decisione di annullamento dell'ordinanza del T.A.R. (nella parte relativa alla competenza), con restituzione degli atti al giudice di primo grado per il rinnovo del giudizio di delibazione. 6. Anche le questioni di merito da risolvere in sede di regolazione della competenza, nella ipotesi in cui si ritengano irrilevanti i vizi del giudizio di delibazione di cui all'art. 31, co. 5, l. TAR, hanno carattere di massima di particolare importanza, e possono dare luogo a contrasti di giurisprudenza. 6.1. Sui fatti di causa giova anzitutto ricordare che con la sentenza del T.a.r. Lazio - Roma, 12 gennaio 2000, n. 67, confermata in appello da C. Stato, VI, 29 marzo 2001, n. 1814, è stato ritenuto illegittimo l'atto con cui l'A.C.I. aveva annullato l'aggiudicazione di un appalto - concorso in favore della Salerno Corse s.r.l., avente ad oggetto l'affidamento di servizi di promozione delle manifestazioni sportive automobilistiche, nonché i successivi atti con cui l'A.C.I. medesimo aveva avviato una trattativa privata per l'affidamento del medesimo servizio. Il T.a.r. Lazio - Roma era stato adito dopo la iniziale proposizione del ricorso davanti al T.a.r. Campania - Salerno, a seguito di sentenza del C. Stato, 20 aprile 2000, n. 2445, che in sede di regolamento aveva affermato la competenza del T.a.r. centrale in caso di impugnazione di atti di autorità centrale, relativi ad appalto da eseguirsi con effetti su tutto il territorio nazionale. 6.2. La domanda risarcitoria ora proposta davanti al T.a.r. Campania - Salerno, mira a conseguire: la <<reintegrazione in forma specifica>>, mediante affidamento di un appalto come quello negato, avente ad oggetto la promozione delle manifestazioni sportive automobilistiche per la durata di tre anni, <<agli stessi livelli di occupazione di quote di mercato pubblicitario esistenti nel 1998>>; in subordine e in aggiunta, il risarcimento per equivalente, per una serie di voci di danno elencate nel ricorso di primo grado. 6.3. Osserva il Collegio che la principale domanda del ricorrente di primo grado, qualificata come <<reintegrazione in forma specifica>>, mira a conseguire l'aggiudicazione di un appalto, da parte di una autorità centrale, e con effetti su tutto il territorio nazionale. 6.4. Al fine della esatta individuazione del giudice competente, sulla base di corretti argomenti giuridici, ad avviso del Collegio è anzitutto necessario procedere ad una esatta qualificazione giuridica di tale domanda - se azione di ottemperanza, volta a conseguire ora per allora l'aggiudicazione negata, ovvero azione di risarcimento in forma specifica, volta a conseguire non l'appalto negato, ma un nuovo e diverso appalto con le medesime caratteristiche. Ciò in quanto per il giudizio di ottemperanza sussiste la competenza funzionale del giudice che ha reso la sentenza della cui ottemperanza si tratta, mentre per il giudizio risarcitorio occorre enucleare quali siano le regole di competenza. 6.5. Anche in ordine alla corretta qualificazione della domanda, il Collegio ritiene che vi siano questioni di diritto di particolare importanza e non univocamente risolte dalla giurisprudenza amministrativa. Invero, se da un lato vi sono decisioni che colgono puntualmente la differenza tra giudizio di ottemperanza e giudizio di risarcimento in forma specifica, dall'altro ve ne sono altre che qualificano come risarcimento in forma specifica quello che è in realtà ottemperanza, vale a dire l'adozione del provvedimento richiesto mediante il processo amministrativo a tutela di interessi pretensivi. La differenza è rilevante, oltre che ai fini del regolamento della competenza, anche al fine di numerose altre questioni sostanziali e processuali (necessità o meno di provare la colpa dell'amministrazione, eccessiva onerosità della reintegrazione specifica, termine di prescrizione (dieci anni per l'ottemperanza e cinque per il giudizio risarcitorio), carattere prioritario dell'ottemperanza, fungibilità dell'ottemperanza con il risarcimento per equivalente). 6.5.1. Nella prima linea di pensiero, volta a delineare il confine tra ottemperanza e risarcimento in forma specifica, si osserva che: - la reintegrazione in forma specifica del danno ingiusto, ai sensi dell'art. 35, d.lgs. n. 80/1998, deve essere considerata alla stregua di una alternativa risarcitoria, potendo quest'ultima intervenire anche per equivalente, e trova applicazione nel diritto amministrativo soprattutto in caso di tutela di interessi di tipo oppositivo. Invece, la reintegrazione in forma specifica non costituisce il mezzo per impartire un ordine all'amministrazione di emanare un determinato provvedimento o quanto meno di provvedere in un determinato modo, perché così opinando si darebbero all'istituto caratteri che non corrispondono in realtà alla vera e propria tutela aquiliana, ma tengono assai di più della tutela ripristinatoria che si ottiene con il giudizio di ottemperanza, il che presupporrebbe un concetto di reintegrazione in forma specifica del tutto diverso da quello affermatosi in sede civilistica sulla base dell'art. 2058 c.c. Invero, lo strumento risarcitorio, sia per equivalente che in forma specifica, si caratterizza per l'imposizione al debitore (rectius, all'amministrazione) di una <<prestazione>> diversa in sostituzione di quella originaria; se l'amministrazione era tenuta al rilascio di un determinato provvedimento, l'adozione di quell'atto costituisce il contenuto primario della <<prestazione>> cui l'amministrazione era appunto tenuta, e non assume una funzione risarcitoria; pertanto è inammissibile, sulla base della disciplina vigente, la domanda finalizzata ad ordinare all'amministrazione l'emanazione di provvedimenti amministrativi, anche se di carattere vincolato (ovvero ad accertare un obbligo in tal senso) (nella specie, si è ritenuta inammissibile la domanda, qualificata come di risarcimento in forma specifica, volta ad ottenere l'aggiudicazione di un appalto) (C. Stato, VI, 18 giugno 2002, n. 3338). Ha osservato la giurisprudenza che l'adozione da parte dell'amministrazione di un determinato atto amministrativo attiene più ai profili di adempimento e di esecuzione che non a quelli risarcitori: in presenza di un illegittimo diniego e di accertata spettanza del provvedimento amministrativo richiesto, il rilascio dello stesso costituisce non una misura risarcitoria, ma la doverosa esecuzione di un obbligo che grava sull'amministrazione, salvi gli eventuali danni causati al privato (esso viene infatti accordato a prescindere sia dall'esistenza di un danno patrimonialmente apprezzabile, e, soprattutto, dall'indagine sull'elemento soggettivo dell'illecito). Riportare anche tale fase nell'ambito della reintegrazione e quindi della tutela risarcitoria significa estendere a tale fase anche tutti i limiti di tale tutela, che sono più rigorosi rispetto ai limiti previsti per l'esecuzione. Infatti, mentre la reintegrazione in forma specifica richiede una verifica in termini di onerosità ai sensi dell'art. 2058, co. 2, c.c., tale verifica non è richiesta in relazione alle forme di esecuzione in forma specifica della prestazione originariamente dovuta, per le quali può rilevare la sola sopravvenuta impossibilità (C. Stato, VI, 18 giugno 2002, n. 3338), e salva la verifica se sia possibile applicare, in sede di giudizio di ottemperanza, l'art. 2933, co. 2, c.c. (C. Stato, V, 12 luglio 1996, n. 874), quale principio generale dell'ordinamento, secondo cui non va ordinata la distruzione della cosa (opera pubblica realizzata) <<se la distruzione della cosa è di pregiudizio all'economia nazionale>>; ma secondo l'interpretazione preferibile la norma si riferisce alle cose insostituibili o di eccezionale importanza per l'economia dell'intero Paese (Cass. civ., 30 gennaio 1985, n. 562). Secondo tale orientamento, con l'inciso "anche attraverso la reintegrazione in forma specifica" di cui all'art. 35 del d.lgs. n. 80/1998 il legislatore ha voluto introdurre solo una modalità alternativa di tutela risarcitoria, non l'azione di adempimento simile a quella prevista nell'ordinamento tedesco che consente di agire in giudizio per ottenere la condanna dell'amministrazione all'emanazione di un provvedimento o di un atto amministrativo; sicché si deve escludere che con la reintegrazione in forma specifica si possa conseguire l'imposizione all'amministrazione di atti amministrativi anche se di carattere vincolato (C. Stato, VI, 7 luglio 2003, n. 4028). 6.5.2. Nella seconda linea di pensiero, si collocano decisioni che qualificano come reintegrazione in forma specifica la domanda di parte volta a conseguire il bene della vita negato (p. es. l'aggiudicazione: così C. Stato, IV, 22 marzo 2001, n. 1684; C. Stato, VI, 18 dicembre 2001, n. 6281; C. Stato, V, 13 marzo 2002, n. 1495; C. Stato, VI, 4 settembre 2002, n. 4435). 6.6. Nel caso specifico, posto che viene chiesta l'aggiudicazione di un appalto di durata, non identico, ma solo analogo a quello a suo tempo negato, sembrerebbe essersi in presenza di una vera e propria domanda risarcitoria, e non di un giudizio di ottemperanza, con la conseguenza di doverne stabilire le regole di competenza. Se si aderisse invece alla impostazione che si tratta di giudizio di ottemperanza, la competenza sarebbe dal giudice che ha pronunciato la sentenza della cui esecuzione si tratta (nella specie, appunto, il T.a.r. del Lazio - Roma, la cui pronuncia è stata interamente confermata in appello). E sembrerebbe corretto ritenere che tale competenza attragga, per connessione, pure quella in ordi
     


    Pagina 90 di 91
 30 visitatori online
Mondolegale 2011
powered by SviluppoeConsulenza.com