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    Archivio/2004-2010

    Proposta di modifica della direttiva su procedure di aggiudicazione degli appalti

    COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE n. (COM(2002) del 21/04/2004

    Il 6 maggio 2002 è stata presentata dalla Commissione della Comunità Europea(COM(2002) 236 definitivo) in applicazione dell'articolo 250, paragrafo 2 del trattato CE la proposta di modifica della Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di forniture, servizi e lavori

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    COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEEBruxelles, 6.5.2002COM(2002) 236 definitivo2000/0115 (COD)Proposta modificata diDIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIOrelativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di forniture, servizi e lavori(presentata dalla Commissione in applicazione dell'articolo 250, paragrafo 2 del trattato CE)54 2000/0115 (COD)Proposta modificata diDIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIOrelativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di forniture, servizi e lavori1. ANTEFATTI Trasmissione delle proposte al Consiglio e al Parlamento europeo (COM(2000) 275 def 2000/0115 (COD)) conformemente all'articolo 175, paragrafo 1 del trattato : 12 luglio 2000 Parere del Comitato economico e sociale: 26 aprile 2001 Parere del Comitato delle regioni: 13 dicembre 2000 Parere del Parlamento europeo - prima lettura: 17 gennaio 2002 2. OBIETTIVO DELLA PROPOSTA DELLA COMMISSIONE La proposta intende fondere la legislazione comunitaria relativa agli appalti pubblici, al fine di creare un vero mercato interno europeo nel settore delle acquisizioni pubbliche. La legislazione comunitaria non intende sostituirsi a quella nazionale, ma garantire il rispetto dei principi di parità di trattamento, di non discriminazione e di trasparenza nell'aggiudicazione degli appalti pubblici in tutti gli Stati membri. La presente proposta, conseguenza del dibattito avviato dal Libro verde sugli appalti pubblici, persegue il triplice obiettivo di aggiornare, semplificare e rendere più flessibile il contesto giuridico esistente in materia : aggiornare per tenere conto delle nuove tecnologie e delle modifiche del contesto economico, semplificare per rendere i testi attuali più comprensibili per gli utenti, cosicché gli appalti siano aggiudicati in perfetta conformità delle norme e dei principi che disciplinano tale settore e le società possano conoscere meglio i loro diritti, rendere le procedure più flessibili per soddisfare le esigenze degli acquirenti pubblici e degli operatori economici. Inoltre, la rielaborazione dei tre atti legislativi in vigore metterà a disposizione degli operatori economici, delle amministrazioni aggiudicatrici e dei cittadini europei un testo unico, chiaro e trasparente. 3. PARERE DELLA COMMISSIONE SUGLI EMENDAMENTI ADOTTATI DAL PARLAMENTO La Commissione ha accettato, integralmente o parzialmente, da un punto di vista generale oppure riformulandoli, 63 dei 103 emendamenti adottati dal Parlamento europeo. *** 3.1 Emendamenti accettati integralmente dalla Commissione o riformulati per ragioni puramente formali (emendamenti 1, 141, 4, 13, 125, 17, 50, 85, 88, 97 e 112). L'emendamento 1 propone un nuovo considerando che riconosce che la partecipazione di organismi di diritto pubblico alla procedura di aggiudicazione di appalti pubblici può essere all'origine di distorsioni della concorrenza e prevede quindi che gli Stati membri possano istituire norme relative ai metodi da impiegare per il calcolo del prezzo/costo reale delle offerte. L'emendamento 141 introduce un nuovo considerando che sottolinea che la direttiva non si oppone all'eventuale adozione o applicazione, da parte delle amministrazioni aggiudicatrici, dei provvedimenti necessari alla tutela di requisiti di interesse generale: ordine, morale, sicurezza e salute pubblici, vita umana, animale e vegetale. La Commissione accetta tale emendamento sottolineando che va redatto in modo da riprodurre le disposizioni del trattato (articolo 30) : considerando « (6) Nessuna disposizione della presente direttiva impedisce ad una amministrazione aggiudicatrice di prescrivere o applicare misure necessarie a tutelare la moralità pubblica, l'ordine pubblico, la pubblica sicurezza, la salute e la vita di persone, animali o piante, in particolare nella prospettiva di uno sviluppo sostenibile, purché tali misure non siano discriminatorie e non contrastino con l'obiettivo dell'apertura dei mercati nel settore degli appalti pubblici o con il trattato. » L'emendamento 4 introduce un nuovo considerando collegato all'emendamento 40 e intende chiarire, tenendo in considerazione la giurisprudenza della Corte (sentenza « Teckal » Sentenza del 18 novembre 1999, causa C-107/98, Raccolta 1999, p. I-8121.), le condizioni che consentono alle amministrazioni aggiudicatrici di aggiudicare direttamente appalti pubblici ad un'entità formalmente distinta, ma sulla quale esse esercitano un controllo analogo a quello che esercitano sui loro servizi. L'emendamento 13 introduce un nuovo considerando che sottolinea l'obbligo per gli Stati membri di adottare le misure necessarie per l'esecuzione e l'attuazione della direttiva e di esaminare se sia necessario creare un'autorità indipendente in materia di appalti pubblici. L'emendamento 125 modifica il considerando 31, inserendo le prestazioni degli ingegneri fra gli esempi di prestazioni la cui retribuzione va disciplinata da disposizioni nazionali, che devono restare immutate. L'emendamento 17 introduce un nuovo considerando che esorta la Commissione ad esaminare se sia possibile adottare una proposta di direttiva volta a regolamentare le concessioni ed il "project financing". L'emendamento è accettato con una lieve modifica per motivi istituzionali : « (46)La Commissione deve esaminare la possibilità di rafforzare la sicurezza giuridica nel settore delle concessioni e delle partnership pubblico/privato e adottare, qualora lo ritenga necessario, una proposta legislativa. » L'emendamento 50 modifica l'articolo 27 - il titolo ed il paragrafo 1 - al fine di garantire che gli offerenti dispongano delle informazioni necessarie sulla legislazione ambientale, fiscale e sociale applicabile nel luogo della prestazione e di obbligare le amministrazioni aggiudicatrici a indicare nel capitolato d'oneri l'organismo o gli organismi presso i quali ottenere informazioni pertinenti su tali legislazioni. L'emendamento 85 modifica l'articolo 46, paragrafo 2, punto c), - relativo alla possibilità di escludere un candidato o un offerente condannato per qualsiasi reato che incida sulla sua morale professionale - a patto che l'esclusione avvenga solo dopo una sentenza passata in giudicato a norma della legge nazionale applicabile. L'emendamento 88 sopprime, all'articolo 46, paragrafo 2, il punto h) che prevede la « possibilità » di escludere un candidato o un offerente condannato per frode o qualsiasi altra attività illecita ai sensi dell'articolo 280 del trattato, diversa da quella prevista al paragrafo 1 (obbligo di esclusione). L'emendamento 97 introduce un nuovo articolo 50 bis il quale stabilisce che, qualora un'amministrazione aggiudicatrice richieda la presentazione di un certificato relativo ad un sistema di gestione ambientale, essa debba accettare i certificati EMAS, quelli conformi alle norme internazionali nonché qualsiasi altro strumento di prova equivalente. Quest'emendamento va letto unitamente all'emendamento 93 relativo alla capacità tecnica ; in taluni casi specifici, ad esempio per quanto riguarda la capacità di rispettare un ecosistema nella realizzazione di un'opera pubblica, un sistema di gestione ambientale può costituire una prova di capacità tecnica. Per tali casi vanno previsti tutti gli strumenti di prova possibili e il riconoscimento dell'equivalenza, in modo da garantire che gli appalti non siano riservati solo ai detentori di determinati certificati. Quest'emendamento riprende, in sostanza, le disposizioni dell'articolo 50 relative ai certificati di garanzia della qualità. L'emendamento 112 propone di completare l'allegato VII A, Bandi di gara, punto 11 a) - relativo al nome e all'indirizzo del servizio a cui richiedere il capitolato d'oneri e i documenti complementari - con il numero di telefono e di fax e l'indirizzo di posta elettronica. *** 3.2 Emendamenti accettati dalla Commissione con riformulazione, parziale o sostanziale (emendamenti 2, 5, 168, 126-172, 21, 175, 7, 142, 171-145, 9, 137, 138, 45, 46, 47-123, 109, 10, 127, 11, 51, 15, 100, 170, 23, 54, 65, 24, 30, 93, 95, 31, 147, 34, 35, 36, 121, 38, 40, 5, 150, 70, 74, 77-132, 80, 86, 87, 89, 153, 104, 110, 113, 114). L'emendamento 2 introduce un nuovo considerando volto a sottolineare l'integrazione della politica ambientale in quella degli appalti pubblici. L'articolo 6 impone l'integrazione della tutela ambientale nelle altre politiche : quest'obbligo rende necessaria un'armonizzazione delle politiche sia ambientale che degli appalti pubblici. La Commissione ritiene che si debba consentire agli acquirenti pubblici di acquistare prodotti/servizi "ecologici", al migliore rapporto qualità /prezzo. Essa riprende l'emendamento formulandolo nel modo seguente. Considerando :« (5) Ai sensi dell'articolo 6 del trattato che istituisce la Comunità europee, le esigenze connesse con la tutela dell'ambiente sono integrate nella definizione e nell'attuazione delle politiche e delle azioni comunitarie di cui all'articolo 3 del trattato, in particolare nella prospettiva di promuovere lo sviluppo sostenibile. La presente direttiva chiarisce dunque in che modo le amministrazioni aggiudicatrici possono contribuire alla tutela dell'ambiente e alla promozione dello sviluppo sostenibile, pur garantendo alle amministrazioni stesse la possibilità di ottenere per i loro appalti il migliore rapporto qualità/prezzo. » * L'emendamento 5 è collegato agli emendamenti 168, 126 - 172 e 21 : questa serie di emendamenti introduce disposizioni che consentono alle amministrazioni aggiudicatrici di effettuare i loro acquisti facendo ricorso ad una centrale di acquisto. L'emendamento 5 prevede un nuovo considerando che giustifica l'introduzione di una definizione e di un regime di esonero dalle procedure per le amministrazioni aggiudicatrici che acquistano tramite centrali d'acquisto che sono esse stesse amministrazioni aggiudicatrici. L'emendamento 168 introduce un nuovo considerando volto a giustificare gli acquisti di forniture e servizi presso centrali di acquisto a condizione che queste ultime abbiano rispettato le procedure di cui alla direttiva. La Commissione ritiene che il ricorso a tali centrali debba essere possibile anche per i lavori. La Commissione accetta tali emendamenti modificati e riuniti in un solo considerando formulato nel modo seguente : « (13) In alcuni Stati membri si sono sviluppate tecniche di centralizzazione degli acquisti. Varie amministrazioni aggiudicatrici sono incaricate di effettuare acquisti o aggiudicare appalti pubblici/ destinati ad altre amministrazioni aggiudicatrici. Queste tecniche consentono, vista la consistenza delle quantità acquisite, di ampliare la concorrenza e migliorare l'efficacia dell'ordine pubblico. Va quindi prevista una definizione comunitaria delle centrali di acquisto destinate alle amministrazioni aggiudicatrici. Vanno definite anche le condizioni alle quali, nel rispetto dei principi di non discriminazione e di parità di trattamento, si possa considerare che le amministrazioni aggiudicatrici che acquisiscono lavori, forniture e/o servizi ricorrendo ad una centrale di acquisto abbiano rispettato le disposizioni della presente direttiva. » * Gli emendamenti 126 - 172, 21 e 175 introducono disposizioni specifiche relative alle centrali di acquisto. Gli emendamenti 126 - 172 inseriscono, fra le amministrazioni aggiudicatrici ai sensi della direttiva, le centrali di acquisto create da queste ultime. L'emendamento 21 introduce una definizione di centrale di acquisto e impone la comunicazione di dette centrali alla Commissione. L'obiettivo perseguito dagli emendamenti 126 - 172 e 21 è legittimo, dato che le centrali di acquisto possono contribuire ad economie di scala, a rafforzare la concorrenza tramite pubblicazioni a livello europeo, vista la dimensione degli appalti, e ad aiutare le collettività locali. È comunque opportuno inquadrare in modo il più possibile ampio le configurazioni esistenti negli Stati membri. L'emendamento 175 intende sottoporre le centrali d'acquisto al pieno rispetto della direttiva e consentire alle amministrazioni aggiudicatrici di acquistare, direttamente o tramite, terzi servizi e forniture presso tali centrali senza ulteriore applicazione della direttiva da parte delle medesime. L'emendamento può essere accettato per quanto riguarda il principio del ricorso ad una centrale di acquisto, estendendo tale possibilità agli appalti di lavori al fine di agevolare l'accordo tra i colegislatori. Di conseguenza la Commissione riprende lo spirito di tali emendamenti elaborando una definizione di centrale di acquisto e un articolo che, conformemente al principio di sussidiarietà, lascia agli Stati membri la facoltà di ricorrere a tali centrali oppure, se del caso, di limitare tale ricorso a determinati tipi di appalti.« Articolo 1Definizioni 1. Ai fini della presente direttiva si applicano le definizioni di cui ai paragrafi da 2 a 12. … 7bis Una centrale di acquisto è un'amministrazione aggiudicatrice che : - acquista forniture e/o servizi destinati ad amministrazioni aggiudicatrici e/o - aggiudica appalti pubblici o stipula accordi - quadro di lavori, di forniture o di servizi destinati ad amministrazioni aggiudicatrici. »« Articolo 7bisAppalti pubblici e accordi - quadro conclusi dalle centrali di acquisto 1. Gli Stati membri possono prevedere la possibilità, per le amministrazioni aggiudicatrici, di acquisire lavori, forniture e/o servizi ricorrendo a centrali di acquisto. 2 Si considera che le amministrazioni aggiudicatrici che acquisiscono lavori, forniture e/o servizi ricorrendo ad una centrale di acquisto nelle ipotesi di cui all'articolo 1, paragrafo 7bis, abbiano rispettato le disposizioni della presente direttiva, a patto che la centrale d'acquisto le abbia rispettate. » * Gli emendamenti 7, 142 e 171 - 145 riguardano gli appalti misti « servizi - lavori ». L'emendamento 7 è collegato agli emendamenti 171 - 145 ; esso introduce un nuovo considerando, volto a chiarire che la scelta tra un appalto globale, che comprenda sia la programmazione che la realizzazione di lavori, e l'aggiudicazione di appalti separati spetta alle amministrazioni aggiudicatrici e non può essere imposta dalla direttiva. Il considerando precisa che la scelta dell'amministrazione aggiudicatrice deve basarsi su criteri qualitativi ed economici ed impone all'amministrazione aggiudicatrice di motivare la scelta di aggiudicare un appalto globale. La Commissione conviene in merito all'opportunità di segnalare che la libertà di scelta tra l'aggiudicazione globale e l'aggiudicazione separata debba essere fondata su criteri qualitativi ed economici. Tuttavia essa non condivide l'obbligo di motivare la scelta a favore di un appalto di concezione-realizzazione. Essendo quest'obbligo previsto solo per le aggiudicazioni "globali", di fatto si privilegia il ricorso alle aggiudicazioni separate, che si presume sia un metodo di aggiudicazione che soddisfa automaticamente i criteri qualitativi ed economici. Da un lato tale presupposto non può essere automatico, dall'altro esso è contrario alla libertà di scelta, espressione del principio di sussidiarietà. Infine la Commissione non ritiene sia opportuno penalizzare l'aggiudicazione "globale", dato che essa consente di raggiungere più facilmente la soglia di applicazione delle norme procedurali della direttiva cumulando i servizi di programmazione e i lavori di esecuzione. L'emendamento 142 è collegato agli emendamenti 171 - 145 ; esso introduce un nuovo considerando volto a chiarire la distinzione tra appalti pubblici di lavori e appalti pubblici di servizi (appalti di gestione immobiliare comprendenti lavori consecutivi o complementari e appalti di lavori comprendenti i servizi necessari alla realizzazione dei lavori). L'emendamento segue l'orientamento della giurisprudenza della Corte (sentenza « Gestión Hotelera » Sentenza del 19 aprile 1994, causa C-331/92, Raccolta 1994, p. I-1329.). Gli emendamenti 171 - 145 modificano l'articolo 1 al fine di specificare la definizione degli appalti misti lavori/servizi e servizi/lavori spiegando, in particolare, in quali situazioni un appalto di servizi di gestione immobiliare contenente lavori non debba essere considerato appalto pubblico di lavori. L'articolo 1 contempla inoltre una disposizione relativa all'aggiudicazione parziale o globale di lavori/servizi (criteri della scelta del metodo di aggiudicazione e obbligo di giustificare l'aggiudicazione globale) di cui all'emendamento 7. Le situazioni in cui un appalto presenta contemporaneamente servizi e lavori sono gestite applicando il criterio dell'oggetto principale del contratto, come segnalato nella proposta della Commissione. L'emendamento espone inoltre tale regola nel caso specifico dei servizi di gestione immobiliare che implicano lavori ; per tale motivo connesso al contenuto sarebbe più opportuna la forma del considerando. Va inoltre osservato che la limitazione ai soli lavori « di esecuzione » non è giustificata. Di conseguenza la Commissione riformula gli emendamenti 7, 142, e 171 - 145 in un unico considerando :«(10) Vista la varietà degli appalti pubblici di lavori, le amministrazioni aggiudicatrici devono essere in grado di prevedere sia l'aggiudicazione separata che quella congiunta di lavori e servizi di programmazione. La direttiva non intende prescrivere l'aggiudicazione separata o congiunta. La decisione relativa all'aggiudicazione separata o globale dell'appalto dovrebbe essere basata su criteri qualitativi ed economici che possono essere definiti dalle legislazioni nazionali. Un contratto può essere considerato come un appalto pubblico di lavori solo se il suo oggetto riguarda specificamente la realizzazione di attività di cui all'allegato I, anche se il contratto può comprendere altri servizi necessari alla realizzazione di tali attività. Gli appalti pubblici di servizi, in particolare nel settore dei servizi di gestione di proprietà, possono, in taluni casi, includere lavori; tuttavia tali lavori, nella misura in cui sono accessori e rappresentano unicamente una conseguenza eventuale o un complemento all'oggetto principale del contratto, non possono giustificare la classificazione del contratto come appalto pubblico di lavori. ». * Gli emendamenti 9 e 137 riguardano il dialogo competitivo e l'emendamento 138 una nuova possibilità di dialogo esclusivo. L'emendamento 9 modifica il considerando 18 per precisare che, in un dialogo competitivo, le negoziazioni terminano con la fine delle consultazioni, senza che vi sia (necessariamente) la preparazione di un capitolato d'oneri definitivo. L'emendamento 137 intende principalmente : 1) rendere obbligatoria la bozza di soluzione. La Commissione, dopo aver consultato le categorie interessate, ritiene che l'obbligo di richiedere bozze di soluzione costituirebbe una fonte di complicazioni legislative e di rischi di « cherry picking » (« furti » intellettuali contro i quali non vi può essere protezione). Di conseguenza la Commissione non accetta tale obbligo. 2) rafforzare la riservatezza dei dati trasmessi dagli operatori economici. Per agevolare l'accordo tra i colegislatori è opportuno mantenere la possibilità, per le amministrazioni aggiudicatrici, di comunicare agli altri partecipanti dati forniti da un partecipante, riservando tale possibilità unicamente ai casi in cui il partecipante in questione abbia fornito il proprio accordo in merito a tale comunicazione. 3) limitare le negoziazioni, durante la fase del dialogo, agli aspetti non economici. Nella misura in cui l'emendamento intende effettivamente limitare gli argomenti trattabili durante la fase del dialogo ai soli aspetti non economici, tale sua parte non è accettabile. La Commissione ritiene infatti che, per essere utile, la procedura deve consentire la discussione di tutti gli aspetti del progetto durante la fase del dialogo. 4) ampliare le possibilità già previste o introdurre nuove possibilità, per le amministrazioni aggiudicatrici, di modificare le specifiche dell'appalto, i criteri di aggiudicazione e la loro ponderazione ; (in quest'ultimo aspetto l'emendamento non è coerente, dato che si riferisce esplicitamente sia alla ponderazione che ad un semplice ordine d'importanza dei criteri). La proposta iniziale della Commissione prevedeva la possibilità di modificare i criteri di aggiudicazione qualora non fossero più adeguati alla soluzione prescelta nel capitolato d'oneri definitivo. È tuttavia certo che, per tenere conto dei timori ampiamente diffusi di « cherry picking » e per agevolare l'adozione da parte dei colegislatori, bisogna rinunciare all'idea che il capitolato d'oneri possa essere elaborato in modo definitivo al termine della fase dialogo sulla base, eventualmente, di un insieme di varie soluzioni. Di conseguenza, la possibilità di modificare i criteri di aggiudicazione durante la procedura creerebbe seri rischi di manipolazione. 5) introdurre una retribuzione obbligatoria (non superiore, globalmente, al 15% del valore stimato dell'appalto) dei partecipanti. Il principio di una retribuzione obbligatoria dei partecipanti può essere ammesso, tanto più che i costi relativi allo svolgimento di un dialogo possono indurre le amministrazioni aggiudicatrici a riservare tale nuova procedura agli appalti particolarmente complessi. Dall'altro lato però, e per motivi di sussidiarietà, è opportuno non legiferare in merito agli importi da versare. L'emendamento 138 introduce un nuovo articolo 30 bis che prevede, per gli « appalti il cui obiettivo è la creazione di un partenariato pubblico-privato », che l'amministrazione aggiudicatrice possa svolgere un « dialogo esclusivo » con l'offerente che ha presentato l'offerta economicamente più vantaggiosa, a patto che tale dialogo non modifichi sostanzialmente aspetti fondamentali di tale offerta o provochi distorsioni di concorrenza. Benché ambiguo su tale punto, l'emendamento sembrerebbe introdurre tale possibilità a prescindere dalla procedura di aggiudicazione prescelta. Se tale parte dell'emendamento riguardasse tutte le procedure e non solo l'ultima fase di un dialogo competitivo, l'emendamento stesso non sarebbe accettabile. Infatti la nuova procedura del dialogo competitivo è stata introdotta esattamente per tenere conto, fra l'altro, delle esigenze in termini di flessibilità che possono essere collegate ai progetti che implicano la creazione di partenariati pubblico-privato. L'idea alla base di tale emendamento, secondo la quale può essere necessario chiarire taluni aspetti dell'offerta considerata economicamente più vantaggiosa o confermare impegni figuranti in tale offerta, può essere invece accettata, se sono fornite le opportune precauzioni, al fine di garantire che ciò non modifichi elementi sostanziali dell'offerta o dell'appalto così come è stato pubblicato, che non sia falsata la concorrenza o che non vi siano discriminazioni. È opportuno accertarsi anche che tali chiarimenti non implichino partecipanti diversi da quelli che hanno presentato l'offerta economicamente più vantaggiosa. In tal senso l'idea dell'emendamento può essere accettata tramite formulazioni adeguate nel considerando (18) e nell'articolo 30. La Commissione prende in considerazione gli emendamenti 9, 137 e 138 riformulandoli nel modo seguente : Considerando : « (27) Le amministrazioni aggiudicatrici che realizzano progetti eccezionalmente complessi possono trovarsi nell'impossibilità oggettiva, senza poter essere per questo criticabili, di definire gli strumenti idonei a soddisfare le loro esigenze o di valutare cosa possa offrire l'appalto in termini di soluzioni tecniche e/o soluzioni finanziarie/giuridiche. Questa situazione può presentarsi per la realizzazione di importanti infrastrutture di trasporto integrate, per la realizzazione di grandi reti informatiche o di progetti che comportano un finanziamento complesso e strutturato, la cui organizzazione finanziaria e giuridica non può essere decisa in anticipo. Nella misura in cui il ricorso a procedure aperte o ristrette non consentirebbe l'aggiudicazione di appalti di questo tipo, è opportuno prevedere una procedura flessibile, che salvaguardi sia la concorrenza tra gli operatori economici, sia l'esigenza delle amministrazioni aggiudicatrici di discutere con ogni candidato tutti gli aspetti dell'appalto. Tuttavia tale procedura non va utilizzata in modo da restringere o falsare la concorrenza, in particolare apportando modifiche di elementi fondamentali delle offerte o imponendo nuovi elementi sostanziali all'offerente prescelto, oppure implicando partecipanti diversi da quello che ha presentato l'offerta economicamente più vantaggiosa. » « Articolo 1Definizioni «1. Ai fini della presente direttiva si applicano le definizioni di cui ai paragrafi da 2 a 12. 8.… Il « dialogo competitivo » è una procedura alla quale ogni operatore economico può chiedere di partecipare e nella quale l'amministrazione aggiudicatrice discute con i candidati ammessi, al fine di elaborare una o più soluzioni atte a soddisfare le sue esigenze e in base alla quale o alle quali i candidati prescelti saranno invitati a presentare un'offerta. … »« Articolo 30 Dialogo competitivo 1. Gli Stati membri possono stabilire che l'amministrazione aggiudicatrice, nella misura in cui ritiene che il ricorso alle procedure aperta o ristretta non consenta di aggiudicare l'appalto, possa ricorrere al dialogo competitivo conformemente alle disposizioni del presente articolo : a) quando obiettivamente non è in grado di definire, ai sensi dell'articolo 24, paragrafo 3, lettera b), c) o d), gli strumenti tecnici atti a soddisfare le sue esigenze e a raggiungere i suoi obiettivi, e/o b) quando obiettivamente non è in grado di stabilire l'organizzazione giuridica e/o finanziaria di un progetto. L'aggiudicazione dell'appalto pubblico avviene solo in base al criterio di aggiudicazione dell'offerta economicamente più vantaggiosa. 2. Le amministrazioni aggiudicatrici pubblicano un bando di gara in cui espongono le loro esigenze, che sono definite nel bando stesso e/o in un documento descrittivo. 3. Le amministrazioni aggiudicatrici avviano con i candidati selezionati in base alle disposizioni pertinenti degli articoli da 43 bis a 52 un dialogo il cui oggetto è l'identificazione e la definizione degli strumenti atti a soddisfare in modo ottimale le loro esigenze. Durante tale dialogo le amministrazioni possono discutere con i candidati prescelti tutti gli aspetti dell'appalto. Durante il dialogo le amministrazioni aggiudicatrici garantiscono la parità di trattamento di tutti gli offerenti. In particolare esse non forniscono mai, in modo discriminatorio, informazioni tali da favorire taluni offerenti rispetto ad altri. Le amministrazioni aggiudicatrici non possono rivelare agli altri partecipanti le soluzioni proposte o altre informazioni riservate comunicate da un candidato partecipante al dialogo senza l'accordo di quest'ultimo. 4. Le amministrazioni aggiudicatrici possono stabilire che la procedura si svolga in fasi successive, in modo da ridurre il numero di soluzioni da discutere durante la fase del dialogo applicando i criteri di aggiudicazione indicati nel bando di gara o nel documento descrittivo. Il ricorso a tale facoltà è indicato nel bando di gara o nel documento descrittivo. 5. L'amministrazione aggiudicatrice prosegue il dialogo finché non sia in grado di identificare la o le soluzioni, se necessario dopo averle paragonate, atte a soddisfare le sue esigenze. 6. Dopo aver dichiarato concluso il dialogo e averne informato i partecipanti, le amministrazioni aggiudicatrici li invitano a presentare le offerte definitive in base alla o alle soluzioni proposte e specificate durante il dialogo. Le offerte devono comprendere tutti gli elementi richiesti e necessari per la realizzazione del progetto. A richiesta dall'amministrazione aggiudicatrice, le offerte possono essere chiarite e precisate. Tuttavia tali precisazioni, chiarimenti o complementi non possono indurre modifiche degli elementi fondamentali dell'offerta o dell'appalto posto in concorrenza, dato che variazioni di questo tipo potrebbero falsare la concorrenza o avere effetti discriminanti. 7. Le amministrazioni aggiudicatrici valutano le offerte ricevute in funzione dei criteri di aggiudicazione stabiliti nel bando di gara e scelgono l'offerta economicamente più vantaggiosa in conformità dell'articolo 53. A richiesta dall'amministrazione aggiudicatrice, il partecipante identificato come colui che ha presentato l'offerta economicamente più vantaggiosa può essere tenuto a fornire chiarimenti in merito a taluni aspetti della sua offerta od a confermare gli impegni che vi figurano, a patto che ciò non abbia l'effetto di modificare elementi sostanziali dell'offerta o dell'appalto posto in concorrenza, di falsare la concorrenza o creare discriminazioni. 8. Le amministrazioni aggiudicatrici fissano compensi in denaro da versare ai partecipanti al dialogo. » * Gli emendamenti 45, 46, 47 - 123 e 109 si riferiscono all'articolo 24 riguardante le specifiche tecniche da utilizzare per definire i lavori, le forniture e/o i servizi richiesti dall'amministrazione aggiudicatrice. L'emendamento 45 introduce un riferimento alle ecoetichette europee considerando tale riferimento obbligatorio, il che non può essere accettato dato che la politica comunitaria in materia di ecoetichette non stabilisce una gerarchia tra le ecoetichette europee, multinazionali e nazionali. L'emendamento prevede inoltre che le specifiche tecniche possano essere formulate in termini di impatto ambientale del prodotto durante il suo ciclo di vita. La Commissione condivide tale approccio. Esso introduce anche una nuova definizione, ovvero la « norma equivalente », laddove, al contrario, si tratta di un'offerta che garantisce una soluzione equivalente. L'emendamento 46 modifica l'articolo 24 per chiarire che l'amministrazione aggiudicatrice non può respingere un'offerta se l'offerente ha provato che essa soddisfa in modo equivalente i requisiti dell'appalto, per fornire un'ampia gamma di strumenti di prova e garantire che l'offerente riceva l'informazione necessaria sulla non conformità della sua offerta. Di quest'ultimo punto si tiene conto a titolo generale nell'articolo 41, paragrafo 2. Gli emendamenti 47 - 123 intendono evitare discriminazioni dovute a specifiche in cui si fa riferimento a determinati produttori, fornitori o operatori. L'emendamento 109 introduce nella definizione delle specifiche tecniche di cui all'allegato VI l'efficienza e la compatibilità ambientale, i processi o metodi di produzione. Questa parte dell'emendamento chiarisce il testo seguendo l'orientamento della Comunicazione della Commissione « Comunicazione interpretativa della Commissione sul diritto comunitario degli appalti pubblici e le possibilità di integrare considerazioni di carattere ambientale negli appalti pubblici », GU C 333 del 28 novembre 2001, pag. 13 - 26. sugli appalti pubblici e l'ambiente ed è quindi accettabile con riformulazione. La compatibilità ambientale, invece, non è una specifica in quanto tale ; tuttavia essa può indurre la definizione di specifiche tecniche in termini di efficienza ambientale. Affermazioni analoghe si possono fare per la compatibilità ambientale. L'emendamento prevede inoltre che nella progettazione si tenga conto di tutte le esigenze, inclusa l'accessibilità ai disabili. La Commissione riprende gli emendamenti 45, 46, 47 - 123 e 109 nel considerando 25 (ex (17), nell'articolo 24, nell'articolo 41 (ristrutturato) e nell'allegato VI riformulati nel modo seguente : Considerando : « (25) Le specifiche tecniche elaborate dagli acquirenti pubblici devono consentire l'apertura degli appalti pubblici alla concorrenza. A tal fine deve essere possibile presentare offerte che riflettono la varietà delle soluzioni tecniche. Per raggiungere tale obiettivo è necessario che, da un lato, le specifiche tecniche possano essere fissate in termini di prestazioni e di requisiti funzionali e, dall'altro lato, qualora si
     
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