Home ARCHIVIO 2004-2010 REALIZZAZIONE O MODIFICA DI RECINZIONE - E' SUFFICIENTE LA D.I.A.
  • Martedì 06 Luglio 2004 14:19
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    REALIZZAZIONE O MODIFICA DI RECINZIONE - E' SUFFICIENTE LA D.I.A.

    Tribunale Amministrativo Regionale EMILIA ROMAGNA n. 369 del 06/07/2004

    Edilizia - Denunzia inizio attività - Realizzazione o modificazione di una recinzione - Nel caso in cui le opere abbiano finalità di delimitare un bene immobile - Vi rientra

    Ai sensi della normativa statale disciplinante la D.I.A. e, in particolare, dell’art. 4, comma 7, lett. c) del D.L. n. 398 del 1993 e successive modificazioni, gli interventi concernenti la realizzazione e, pertanto, “a fortiori”, anche quelli consistenti nel mero rifacimento di una recinzione già esistente possono essere assentiti mediante presentazione di denuncia d’inizio di attività, purchè tali opere abbiano esclusiva finalità di delimitare o circoscrivere un bene immobile. Né alcuna rilevanza può rivestire il diverso regime eventualmente previsto da norme contenute nel Regolamento Edilizio Comunale, atteso che, ai sensi dell’art. 4, comma 17, D.L. n. 398 del 1993 i precetti contenuti nella normativa statale concernente la D.I.A. “prevalgono sulle disposizioni degli strumenti urbanistici generali e dei regolamenti edilizi comunali”.

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    ANNO 2004R E P U B B L I C A I T A L I A N A IN NOME DEL POPOLO ITALIANOIL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALEPER L'EMILIA-ROMAGNASEZIONE DI PARMAcomposto dai Signori:Dott. Gaetano Cicciò Presidente Dott. Umberto Giovannini Consigliere Rel.estDott. Italo Caso Consigliereha pronunciato la seguenteSENTENZAsul ricorso n. 309 del 2001, proposto da E.N.I. s.p.a., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dall’Avv. Mario BUCELLO e dall’Avv. Franco BASSI ed elettivamente domiciliato presso lo studio di quest’ultimo, in Parma, via Petrarca n. 20 controComune di Cortemaggiore, in persona del Sindaco p.t., non costituito in giudizio;per l’annullamentoprevia sospensiva, dell’ordinanza n. 895 del 20/4/2001, con la quale il Comune di Cortemaggiore ha ordinato alla società ricorrente, l’immediato ripristino delle opere non contemplate nella D.I.A. 113/1999 del 30/8/1999 ed ingiunto alla medesima il pagamento dell’oblazione di £. 1.500.000 a sanatoria delle opere eseguite in assenza di autorizzazione e di ogni altro atto precedente, successivo o comunque connesso e, ove ritenuto applicabile, l’art. 3, lett. l) del Regolamento edilizio del Comune di Cortemaggiore.Visto il ricorso con i relativi allegati, nonché la memoria depositata in data 13/5/2004;Visti gli atti tutti della causa;Relatore, alla pubblica udienza del 25/5/2004, il dr. Umberto GIOVANNINI; udito, altresì, l’Avv. BASSI per la società ricorrente;Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue:FATTO Con il ricorso n. 309 del 2001, notificato il 2/7/2001 e depositato il 5/7/2001, la ricorrente chiede l’annullamento, previa sospensiva, dell’ordinanza n. 895 in data 20/4/2001 con la quale l’Amministrazione Comunale di Cortemaggiore le ha ordinato l’immediato ripristino delle opere non contemplate nella D.I.A. n. 113/99 del 30/8/1999 e le ha ingiunto, inoltre, di pagare l’oblazione di £. 1.500.000 a sanatoria delle opere eseguite in assenza di autorizzazione e di ogni altro atto precedente, successivo o comunque connesso, ivi incluso – ove fosse ritenuto applicabile – l’art. 3, lett. l) del regolamento edilizio del Comune di Cortemaggiore. Dopo avere illustrato le principali circostanze di fatto afferenti la controversia in esame, parte ricorrente deduce, a sostegno dell’impugnativa, i seguenti motivi in diritto.1) – Violazione dell’art. 42 Cost.; Violazione dell’art. 4, commi da 7 a 20 del D.L. n. 398 del 1993, convertito dalla L. n. 493 del 1993, come modificato dall’art. 2, comma 60 della L. n. 662 del 1996; Violazione dell’art. 10 della L. n. 47 del 1985; Eccesso di potere per travisamento dei presupposti, carenza di istruttoria ed erroneità della motivazione;E.N.I. s.p.a., con denuncia di inizio attività presentata al Comune di Cortemaggiore in data 30/8/1999 comunicava di voler procedere al parziale rifacimento della recinzione che circonda il proprio stabilimento attualmente adibito a stoccaggio sotterraneo di idrocarburi.Entro i termini previsti dalla normativa statale disciplinante la D.I.A., il Comune di Cortemaggiore non manifestava, riguardo a detto intervento, alcun contrario avviso, cosicché la ricorrente ha dato inizio e quindi ha portato a compimento i lavori oggetto di denuncia.Successivamente il Comune ha adottato il provvedimento impugnato, ritenendo che le due uscite di sicurezza presenti lungo la recinzione (e la cui predisposizione è imposta dalla normativa vigente in materia di sicurezza sui posti di lavoro: art. 37, comma 3, D. Lgs. n. 624 del 1996) non sarebbero state contemplate nella progettazione presentata assieme alla D.I.A. ed inoltre che, lo stesso rifacimento della recinzione non sarebbe sottoposta a tale regime autorizzativo.Il Comune non poteva ordinare il ripristino dello stato dei luoghi, in quanto la disciplina della D.I.A., quale risultante dall’art. 4 del D.L. n. 493 del 1993, convertito dalla L. n. 493 del 1993 prevede che, nel caso di realizzazione di opere in difformità dal progetto allegato alla D.I.A., consiste unicamente nell’obbligo di pagare una somma di denaro a titolo di sanzione pecuniaria.Inoltre, anche nel caso di opere realizzate in assenza o in difformità di autorizzazione edilizia, l’art. 10 della L. n. 47 del 1985 sanziona tale più grave violazione unicamente con una pena pecuniaria, per cui appare irragionevole applicare una sanzione più severa ad una violazione meno grave.2) – Violazione dell’art. 3 della L. n. 241 del 1990; Violazione dell’art. 32 Cost.; Violazione dell’art. 37, comma 3, del D. Lgs. n. 624 del 1996; Eccesso di potere per difetto d’istruttoria e carenza di motivazione; sviamento;In ogni caso, il potere di ordinare la riduzione in pristino sarebbe discrezionale, mentre l’Amministrazione Comunale ha ritenuto che tale sanzione fosse una diretta ed automatica conseguenza dell’infrazione imputata alla ricorrente e, quindi, illegittimamente non ha provveduto ad operare un’attenta ponderazione comparativa di tutti gli interessi presenti nella fattispecie.Sono mancate sia l’istruttoria diretta alla rilevazione di tali interessi sia la motivazione con la quale dare conto della scelta adottata.Le uscite di sicurezza costituiscono il naturale completamento di una rete di recinzione ed esse possiedono un impatto urbanistico limitato, se non addirittura nullo, tanto che la sagoma della recinzione non ne viene affatto alterata.D’altra parte, secondo la vigente normativa di sicurezza tali uscite sono obbligatorie, per cui, nel contemperamento tra due categorie di interessi in gioco, doveva senz’altro prevalere quello primario di rango costituzionale (art. 32 Cost.) attinente alla sicurezza e alla salute di coloro che lavorano nello stabilimento.3) – Violazione dell’art. 19 della L. n. 241 del 1990;Qualora si ritenesse applicabile alla fattispecie in esame il regime generale in tema di denuncia di inizio attività di cui all’art. 19 della L. n. 241 del 1990, permarrebbe la illegittimità del provvedimento impugnato.In tale ipotesi, infatti, l’Amministrazione Comunale avrebbe dovuto invitare l’interessato a provvedere “a conformare alla normativa vigente l’attività svolta ed i suoi effetti entro un termine prefissato.Inoltre, nel caso di specie, l’esercizio di poteri repressivi da parte dell’Amministrazione è intervenuto ben oltre il termine perentorio di sessanta giorni dalla presentazione della denuncia previsto dal predetto art. 19.4) – Violazione dell’art. 4, commi da 7 a 20 del D.L. n. 398 del 1993; Violazione dell’art. 37, comma 3, del D. Lgs. n. 624 del 1996; Violazione degli artt. 10, comma 1 e 13, comma 5, della L. n. 47 del 1985; Eccesso di potere per travisamento dei presupposti, contraddittorietà, carenza di istruttoria ed erroneità della motivazione;L’atto comunale tra avvio dal convincimento che le due uscite di sicurezza non sarebbero state espressamente previste dalla D.I.A. presentata dalla ricorrente.Tali uscite sono obbligatorie secondo la già citata normativa in tema di sicurezza degli impianti produttivi che, al riguardo, non si limita a prevederne la realizzazione ma le descrive anche nelle loro caratteristiche strutturali essenziali, di modo che la loro previsione nei disegni progettuali non era necessaria.In secondo luogo tale previsione non era necessaria stante che tale modesto adeguamento non altera in alcun modo l’impatto urbanistico dell’opera, la cui consistenza rimane invariata.5) – Violazione dell’art. 4, commi da 7 a 20 del D.L. n. 398 del 1993; Illegittimità dell’art. 3, lett. i), del Regolamento edilizio del Comune di Cortemaggiore per violazione delle medesime norme; Violazione degli artt. 10, comma 1 e 13, comma 5, della L. n. 47 del 1985; Eccesso di potere per travisamento dei presupposti, carenza di istruttoria ed erroneità della motivazione.Il provvedimento impugnato assume anche che l’esecuzione dei lavori di parziale rifacimento della recinzione fossero, in virtù del locale regolamento edilizio, sottoposti al regime della previa autorizzazione e non a quello della D.I.A.Si è così trascurato di considerare che, ai sensi dell’art. 4, comma 7, lett. c) D.L. n. 398 del 1993, la denuncia di inizio attività è sufficiente per la realizzazione di recinzioni, muri di cinta e cancellate e, quindi, anche per chi, come la ricorrente, ha proceduto a lavori di parziale rifacimento di una recinzione preesistente.Ai sensi dell’art. 4, comma 17 dello stesso D.L., i precetti previsti dalla stessa normativa statale prevalgono sulle disposizioni degli strumenti urbanistici generali e dei regolamenti edilizi comunali.6) – Violazione degli artt. 10, comma 1 e 13, comma 5, della L. n. 47 del 1985; Eccesso di potere per travisamento di presupposti e difetto di istruttoria;In ogni caso, le sanzioni comminate alla ricorrente per il caso di opere realizzate senza autorizzazione sono previste in alternativa e quindi esse non sono cumulabili.7) – Violazione e falsa applicazione degli artt. 7 e 8 L. n. 241 del 1990;L’Amministrazione Comunale non ha comunicato alla ricorrente l’avvio del procedimento sanzionatorio, né, nella fattispecie in esame ricorrevano quelle particolari ragioni d’urgenza che ne possono legittimare l’omissione.Né potrebbe obiettarsi che tale comunicazione non sarebbe stata necessaria nella fattispecie, atteso il carattere vincolato del potere esercitato, poiché l’intimazione comunale è dipesa da una serie di accertamenti e di valutazioni comparative che non potevano certamente qualificarsi come semplici.- Con memoria depositata in data 13/5/2004, la ricorrente dopo avere affermato di non avere più alcun interesse a coltivare il ricorso riguardo all’ordine di ripristino dello stato dei luoghi, insiste per l’accoglimento del gravame riguardo alla sanzione pecuniaria irrogata dal Comune, con vittoria di spese e onorari di causa. § § §Alla pubblica udienza del 25/5/2004 la causa è stata chiamata e, quindi, è stata trattenuta per la decisione, come da verbale.DIRITTOCon il presente ricorso, E.N.I. s.pa. chiede l’annullamento dell’ordinanza con la quale l’Amministrazione Comunale di Cortemaggiore le ha intimato di rimuovere due uscite di sicurezza presenti nella recinzione – parzialmente rifatta a seguito di presentazione di denuncia d’inizio attività – che circonda un impianto di stoccaggio di idrocarburi di sua proprietà in quanto opere non previste nella D.I.A e le ha altresì ordinato il pagamento della somma di £. 1.500.000 quale oblazione a sanatoria delle opere (rifacimento della recinzione) realizzate in assenza di autorizzazione edilizia.In primo luogo, il Collegio deve rilevare che la società ricorrente, con memoria depositata in data 13/5/2004, ha dichiarato di non avere più interesse a coltivare il presente giudizio per la parte concernente l’impugnazione dell’ordine di rimozione delle due uscite di sicurezza.Il Collegio ritiene di dovere prendere atto di quanto comunicato da E.N.I. s.p.a. e, pertanto, dichiara il ricorso “in parte qua” improcedibile per sopravvenuta carenza d’interesse. Scendendo nel merito delle censure rassegnate in ricorso, il Tribunale ritiene che sia infondata la settima e ultima, con la quale la società ritiene viziata l’ordinanza impugnata ex artt. 7 e 8 della L. n.241 del 1990, per mancata previa comunicazione di avvio del relativo procedimento sanzionatorio.Secondo il prevalente (e condiviso dal Tribunale) orientamento della giurisprudenza amministrativa in materia, la natura vincolata dei provvedimenti sanzionatori in materia di abusi edilizi, non rende necessaria la suddetta comunicazione di avvio del procedimento (v. T.A.R. Campania –Na- 3/3/1999 n. 589; T.A.R. Lazio –RM- sez. II^, 8/7/1996 n. 1320).Ciò premesso, occorre meglio definire l’abuso o meglio gli abusi edilizi che – secondo la determinazione comunale – avrebbe commesso la società ricorrente.Essa, in concreto, ha presentato denuncia di inizio attività ai sensi dell’art. 4 del D.L. n. 398 del 1993, convertito dalla L. n. 493 del 1993, come modificato dall’art. 2, comma 60 della L. n. 662 del 1996 per il parziale rifacimento della recinzione che circonda uno stabilimento di stoccaggio di idrocarburi di sua proprietà.Al riguardo, il Comune contesta che tale tipo di intervento rientri tra quelli soggetti a D.I.A., in quanto, secondo il Regolamento Edilizio Comunale (art. 3 lett. l), esso sarebbe soggetto a regime autorizzatorio.Il Tribunale ritiene, concordando sul punto con le considerazioni esposte con il quinto motivo di ricorso, che, ai sensi della sopra citata normativa statale disciplinante la D.I.A., e, in particolare, dell’art. 4, comma 7, lett. c) del D.L. n. 398 del 1993 e successive modificazioni, gli interventi concernenti la realizzazione e, pertanto, “a fortiori”, anche quelli consistenti nel mero rifacimento di una recinzione già esistente possono essere assentiti mediante presentazione di denuncia d’inizio di attività, purchè tali opere – come è incontestato che sia nel caso in esame – abbiano esclusiva finalità di delimitare o circoscrivere un bene immobile (Cass. Pen. Sez. III^, 14/7/1997 n. 6906).Né alcuna rilevanza può rivestire il diverso regime eventualmente previsto, come sembra nel caso in esame – da norme contenute nel Regolamento Edilizio Comunale, atteso che, ai sensi dell’art. 4, comma 17, D.L. n. 398 del 1993 i precetti contenuti in detta specifica normativa statale concernente la D.I.A. “prevalgono sulle disposizioni degli strumenti urbanistici generali e dei regolamenti edilizi comunali”.Risulta conseguentemente illegittima la sanzione pecuniaria irrogata con l’ordinanza impugnata per realizzazione di opera (parziale rifacimento di una recinzione) in assenza di autorizzazione edilizia, in quanto tale intervento legittimamente è stato realizzato dalla ricorrente previa presentazione di denuncia di inizio attività.Pertanto, per quanto concerne l’impugnazione dell’ordinanza relativamente alla parte con cui viene irrogata la sanzione pecuniaria di £. 1.500.000, il ricorso è accolto e, per l’effetto, è annullata, “in parte qua” detta ordinanza. Il Collegio ritiene, tuttavia, che sussistano giusti motivi per compensare integralmente, tra le parti, le spese del presente giudizio.P.Q.M.Il Tribunale Amministrativo Regionale per l'Emilia-Romagna, Sezione di Parma, definitivamente pronunziando sul ricorso n. 309 del 2001 di cui in epigrafe, in parte lo dichiara improcedibile per sopravvenuta carenza d’interesse e in parte lo accoglie e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato nella parte in cui irroga alla ricorrente la pena pecuniaria di £. 1.500.000.Spese compensate.Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità Amministrativa.Così deciso in Parma, nella camera di consiglio del 25 maggio 2004.f.to Gaetano Cicciò Presidente f.to Umberto Giovannini Consigliere Rel.Est. Depositata in Segretaria ai sensi dell’art.55 L. 27/4/82, n.186.Parma, lì 1 luglio 2004f.to Eleonora Raffaele Il Segretario
     
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