Home ARCHIVIO 2004-2010 L’interesse di natura economica e concorrenziale non legittima l’impugnazione.
  • Venerdì 21 Maggio 2004 10:29
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    Archivio/2004-2010

    L’interesse di natura economica e concorrenziale non legittima l’impugnazione.

    Consiglio di Stato, Sezione V n. 3147 del 21/05/2004

    1) Giudizio amministrativo - Legittimazione - Attiva - Per reagire alla lesione determinata da un’azione amministrativa che si ripercuote nella propria sfera giuridica - In capo al titolare di una posizione giuridica soggettiva tutelabile in relazione allo specifico potere esercitato dall’Amministrazione - Sussiste

    1) Nel vigente ordinamento processuale è dato ad un soggetto di esercitare l’azione giurisdizionale o, in altre parole, di reagire alla lesione che alla sua sfera giuridica deriva da una determinata azione amministrativa, in quanto egli sia titolare di una posizione giuridica soggettiva tutelabile in relazione allo specifico potere esercitato dall’Amministrazione, perché riconosciuta meritevole di tutela dalla normativa che disciplina l’esercizio di quel potere. Onde, avverso comportamenti, atti e provvedimenti che siano espressione del potere di governo edilizio urbanistico del territorio non potranno farsi valere se non posizioni giuridiche soggettive correlate a detto potere, (nel caso di concessione edilizia soggetto legittimato è il titolare di una qualche forma di collegamento stabile con la zona interessata dalla costruzione progettata che possa far valere la pretesa a rimuovere od evitare la lesione di un interesse omogeneo a quelli considerati dall’Amministrazione nel rilasciarla).

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    REPUBBLICA ITALIANA N. 3147/04 REG.DEC. IN NOME DEL POPOLO ITALIANO N. 3627 REG.RIC.Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale Quinta Sezione ANNO 2003ha pronunciato la seguenteDECISIONEsul ricorso in appello n. 3627 del 2003 proposto da Antonietta Subrani, Antonio Cerasoli e dalla ERG D.M. s.n.c. di D'Andrea Davide e Mione Franco, rappresentati e difesi dall’avv. Evelina Torrelli ed elettivamente domiciliati in Roma, Via Principessa Clotilde n. 2, presso lo studio dell’avv. prof. Angelo Clarizia,controil Comune di Celano, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’avv. Roberto Colagrande ed elettivamente domiciliato in Roma, Via G. Paisiello n. 55, presso lo studio dell’avv. prof. Scoca,e nei confrontidi Rossana Di Renzo, rappresentata e difesa dall'avv. Ascenzo Lucantonio ed elettivamente domiciliata in Roma, Viale Angelico n. 92, presso lo studio dell’avv. Carlo Silvetti;di Pietro Di Renzo, Giuseppina Falcone e della Rete Ferroviaria Italiana s.p.a., non costituiti in giudizio;per l'annullamentodella sentenza n. 187 in data 10 aprile 2003 pronunciata tra le parti dal Tribunale Amministrativo Regionale per l’Abruzzo, L'Aquila;Visto il ricorso con i relativi allegati;Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Celano e di Rossana Di Renzo;Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese;Visti gli atti tutti della causa;Relatore il cons. Corrado Allegretta;Uditi alla pubblica udienza del 16 dicembre 2003 gli avv.ti Torrelli e Colagrande e l’avv. Follieri, su delega dell’avv. Ascenzo;Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue.FATTOIn qualità di titolari e gestori di altri impianti per la distribuzione di carburanti nel Comune di Celano, i ricorrenti hanno impugnato innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale per l’Abruzzo, sede de L’Aquila, la concessione edilizia n. 16, rilasciata in data 17 febbraio 2003 in favore della Di Renzo dal Comune di Celano per la realizzazione di un impianto per la distribuzione di carburanti; la deliberazione n. 18 del 17 febbraio 2003 (rettificata con delibera della G.M. n.20 del 26.2.2003), con la quale la Giunta Municipale di Celano aveva autorizzato la Di Renzo alla demolizione di un muro di proprietà comunale; il parere espresso in proposito dal responsabile del settore urbanistica in data 4/2/2003 prot. n. 14023; ogni altro atto comunque ad essi connesso, con particolare riguardo alla relazione istruttoria e proposta di provvedimento datata 7.2.2003 del responsabile del settore pianificazione territoriale ed edilizia privata e, per quanto occorrer possa, alla deliberazione del Consiglio Comunale n. 21 del 28 aprile 2000.Con sentenza n. n. 187 in data 10 aprile 2003 il ricorso è stato dichiarato inammissibile per carenza di posizione legittimante, alla stregua del criterio della “vicinitas” e considerato il contenuto economico delle censure dedotte.Per l’annullamento e la riforma della sentenza suddetta i ricorrenti hanno proposto l’appello in esame, reiterando i motivi d’impugnativa già dedotti in primo grado.Si sono costituiti in giudizio sia il Comune di Celano, sia la controinteressata Di Renzo, i quali hanno controdedotto al gravame, concludendo per la sua reiezione perché inammissibile ed infondato; con ogni conseguenza anche in ordine a spese e competenze di giudizio.All’udienza pubblica del 16 dicembre 2003, sentiti i difensori presenti, il Collegio si è riservata la decisione.DIRITTOL’appello è infondato.È corretta, invero, la dichiarazione d’inammissibilità del ricorso di primo grado, pronunciata con la sentenza appellata per carenza di posizione legittimante, alla stregua del criterio della “vicinitas”, e considerato il contenuto economico delle censure dedotte.L’impugnazione era diretta all’annullamento della concessione edilizia con cui il Comune intimato ha permesso alla controinteressata la costruzione di un impianto per la distribuzione di carburanti; della deliberazione che l’autorizzava all’abbattimento di un muretto di proprietà comunale per consentirle l’accesso all’area interessata dall’impianto; e di altri atti e provvedimenti a questi presupposti e connessi.Quale titolo legittimante i ricorrenti hanno addotto la loro qualità di titolari e gestori degli altri due impianti per la distribuzione di carburanti esistenti nel Comune, facendo valere l’interesse commerciale connesso a tale posizione e volto ad impedire l’ingresso di un concorrente nel mercato.Tale essendo la situazione dalla parte degli attori, appare evidente il carattere collettivo del gravame e così la sua inammissibilità, siccome avanzato da soggetti anch’essi tra loro concorrenti e, pertanto, portatori d’interessi tra loro confliggenti.Va aggiunto, però, così condividendo il convincimento espresso dal giudice di primo grado, che nel vigente ordinamento processuale in tanto è dato ad un soggetto di esercitare l’azione giurisdizionale o, in altre parole, di reagire alla lesione che alla sua sfera giuridica deriva da una determinata azione amministrativa, in quanto egli sia titolare di una posizione giuridica soggettiva tutelabile in relazione allo specifico potere esercitato dall’Amministrazione, perché riconosciuta meritevole di tutela dalla normativa che disciplina l’esercizio di quel potere. Onde, avverso comportamenti, atti e provvedimenti che siano espressione del potere di governo edilizio urbanistico del territorio non potranno farsi valere se non posizioni giuridiche soggettive correlate a detto potere.In particolare, la concessione edilizia, quale manifestazione del potere di verificare la conformità del progetto alla normativa edilizia ed urbanistica, esclusa la possibilità di valutazioni di ordine diverso, certamente non cambia natura a seconda della natura o del carattere della costruzione che ne forma oggetto. Cosicché, come da giurisprudenza costante, attraverso l’autonoma impugnazione di essa potrà insorgere soltanto chi, titolare di una qualche forma di collegamento stabile con la zona interessata dalla costruzione progettata, possa far valere la pretesa a rimuovere od evitare la lesione di un interesse omogeneo a quelli considerati dall’Amministrazione nel rilasciarla.Nel caso di specie, gli appellanti non contestano che manchi il collegamento e l’interesse suddetto, ma ne escludono, a torto, la necessità.Per le considerazioni che precedono, l’appello deve essere respinto.Sussistono giusti motivi per compensare tra le parti in causa spese e competenze del presente grado di giudizio.P.Q.M.Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quinta, respinge l’appello in epigrafe.Compensa tra le parti spese e competenze del presente grado di giudizio.Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa.Così deciso in Roma dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quinta, nella camera di consiglio del 16 dicembre 2003 con l'intervento dei Signori:Agostino Elefante - PresidenteRaffaele Carboni - ConsigliereCorrado Allegretta - Consigliere rel. est.Francesco D’Ottavi - ConsigliereClaudio Marchitiello - ConsigliereL’ESTENSORE IL PRESIDENTEF.to Corrado Allegretta F.to Agostino ElefanteIL SEGRETARIOF.to Antonietta FancelloDEPOSITATA IN SEGRETERIAIL 14 MAGGIO 2004(Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186)IL DIRIGENTEF.to Antonio Natale
     
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