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  • Venerdì 01 Aprile 2011 18:23
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    Prolungamento del servizio oltre i limiti di età: il caso dei Professori Universitari

    Sentenza T.A.R. Lazio - Roma n. 2732 del 28/03/2011

    Sulla facoltà per l'Amministrazione di appartenenza di valutare, discrezionalmente, se accettare la domanda di prolungamento del servizio oltre i limiti di età per il collocamento a riposo, con specifico riferimento ai docenti universitari di materie cliniche.

    1. Pubblico impiego - Collocamento a riposo - Prolungamento biennale del servizio - Disciplina - Valutazioni discrezionali della p.A. - Profili - Conseguenza

    2. Università - Docente - Prolungamento del servizio oltre i limiti di età - Presupposti - Professore ordinario di materie cliniche - Considerazione delle funzioni assistenziali - Necessità

    1. Ai sensi dell'art. 16 del D.Lgs. 30 dicembre 1992 n. 503, nel testo modificato dall'art. 72 co. 7, D.L. 31 marzo 1998 n. 112 convertito dalla L. 6 agosto 2008 n. 133, il prolungamento biennale del servizio oltre i limiti di età per il collocamento a riposo non è più una facoltà dell'impiegato sottoposta solo ad una atto della sua volontà, la domanda di trattenimento; ma è stata attribuita una facoltà all'Amministrazione di appartenenza di valutare, discrezionalmente, se accettare la domanda di prolungamento del servizio o meno. Tale esercizio di potere discrezionale, peraltro, è limitato dalla norma alla valutazione di specifici presupposti, alcuni legati ai profili organizzativi generali dell'amministrazione, "in base alle proprie esigenze organizzative e funzionali"; gli altri alla situazione specifica soggettiva e oggettiva del richiedente, "in relazione alla particolare esperienza professionale acquisita dal richiedente in determinati o specifici ambiti ed in funzione dell'efficiente andamento dei servizi". La norma richiede, quindi, anche una disamina relativa alla posizione del singolo dipendente, sia in relazione alla sua specifica esperienza sia in relazione al servizio svolto. E' evidente che tali valutazioni vadano effettuate in considerazione della specifica professionalità del dipendente pubblico che presenta la domanda di prolungamento biennale del servizio.

    2. Ai fini del prolungamento biennale del servizio oltre i limiti di età per il collocamento a riposo, nel caso dei professori universitari si deve tener conto della particolarità della attività svolta, di insegnamento e di ricerca; tali aspetti devono, dunque, essere oggetto di valutazione da parte dell'Amministrazione, se ad esempio siano in corso programmi di ricerca non suscettibili di immediata interruzione o corsi di insegnamento non facilmente sostituibili (1). Il potere discrezionale deve infatti essere esercitato secondo i consueti canoni della logicità e della ragionevolezza. Ciò anche quando l'Amministrazione limiti la propria discrezionalità fissando criteri generali per autovincolare l'esercizio del successivo potere discrezionale. Per i professori di materie cliniche, in particolare, si deve tenere conto, delle funzioni assistenziali, le quali sono fortemente connesse sia alla ricerca che alla didattica, ma dotate di autonoma rilevanza (2). (Il Collegio ricorda anche che il D.Lgs. 21 dicembre 1999 n. 517 considera le attività assistenziali essenziali allo svolgimento delle funzioni istituzionali di didattica e di ricerca dell'università e che la legge Moratti, 4 novembre 2005 n. 230 prevede espressamente la inscindibiltà delle funzioni assistenziali da quelle di insegnamento e ricerca dei professori di materie cliniche)

    (1) T.A.R Lazio Roma, sez. III, 26-10-2009 n. 10428.
    (2) T.A.R. Lazio, sez. III, n. 19841/2010; T.A.R. Lazio, sez. III, n. 16919/2010.



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    N. 2732/2011 Reg. Prov. Coll.
    N. 8038 Reg. Ric.
    ANNO 2010
    REPUBBLICA ITALIANA
    IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
    Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza) ha pronunciato la presente
    SENTENZA
    sul ricorso numero di registro generale 8038 del 2010, proposto da:
    C. C., rappresentato e difeso dagli avv. Gerolamo Angotti, Mario P. Chiti, con domicilio eletto presso Studio Legale Alpa in Roma, piazza Benedetto Cairoli, 6;
    contro
    Università degli Studi di Firenze, Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della Funzione Pubblica, Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca, rappresentati e difesi dall'Avvocatura, domiciliata per legge in Roma, via dei Portoghesi, 12;
    per l'annullamento
    - del decreto rettorale n. 677 del 23.07.2010 con il quale è stata rigettata l'istanza di trattenimento in servizio presentata dal ricorrente e ne è stato disposto il collocamento a riposo a decorrere dal 1.11.2010, nonchè degli atti presupposti;
    Visti il ricorso e i relativi allegati;
    Visti gli atti di costituzione in giudizio di Università degli Studi di Firenze e di Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della Funzione Pubblica e di Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca;
    Viste le memorie difensive;
    Visti tutti gli atti della causa;
    Relatore nell'udienza pubblica del giorno 2 marzo 2011 il dott. Cecilia Altavista e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
    Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
    FATTO
    Il professore ricorrente, nato il 30-4-1940, ordinario di Chirurgia Toracica della Facoltà di Medicina e Chirurgia, il 1-6-2004 aveva presentato domanda di prolungamento biennale del servizio ai sensi dell'art 16 del d.lgs. n. 503 del 30-12-1992; con decreto del direttore amministrativo del 6-7-2004 era stato disposto tale prolungamento del servizio. A seguito della modifica introdotta dall'art 72 comma 7 del d.l n. 112 del 2008 conv. dalla legge n. 133 del 2008, il 29-3-2010 ripresentava la domanda di permanenza in servizio.
    Con decreto rettorale del 23-7-2010 tale domanda è stata respinta sulla base delle delibere del Senato accademico del 10-3-2010 e del Consiglio di Amministrazione del 26-3-2010, che avevano determinato i criteri, in base ai quali, concedere in via eccezionale il prolungamento biennale del servizio. Infatti, il senato accademico, nella delibera del 10 marzo 2010 e il Consiglio di Amministrazione del 12 marzo, riproducendo quelli individuati l'anno precedente, avevano indicato alcuni criteri per la valutazione del contributo eccezionale ed insostituibile del docente ai fini del trattenimento in servizio: unico docente inquadrato in settore scientifico disciplinare relativo ad insegnamenti da impartire obbligatoriamente nei corsi di studio e per cui non siano inquadrati docenti in settori affini nell'intero Ateneo; partecipazione ad un bando PRIN nell'ultimo triennio; punteggio complessivo nella valutazione CIVR 2001-2003; responsabilità di progetti di ricerca nel programma quadro dell'Unione europea.
    Avverso tale decreto rettorale, avverso le delibere del Senato accademico e del Consiglio di Amministrazione e avverso la Circolare del dipartimento della funzione pubblica del 20-10-2008 è stato proposto il presente ricorso per i seguenti motivi:
    violazione e falsa applicazione dell' art 72 comma 7 del d.l n. 112 del 2008; eccesso di potere per carenza di istruttoria e violazione del giusto procedimento; violazione del principio di ragionevolezza; eccesso di potere per carenza dei presupposti e difetto di motivazione; illogicità, travisamento dei presupposti e sviamento.
    Con ordinanza cautelare del 13-10-2010 è stata accolta la domanda cautelare di sospensione del provvedimento impugnato.
    Si è costituita l'Avvocatura dello Stato contestando la fondatezza del ricorso.
    All'udienza pubblica del 2-3-2011 il ricorso è stato trattenuto in decisione.
    DIRITTO
    Il ricorso è fondato.
    Il Collegio, infatti, non ritiene vi siano motivi per discostarsi, nel caso di specie, dall'orientamento della sezione, per cui l'art 16 del d.Lgs. n. 503 del 30-12-1992, nel testo modificato dall'art 72 comma 7 del d.l. n. 112 del 25-6-1998 convertito dalla legge n. 133 del 6-8-2008, ha previsto che il prolungamento biennale del servizio oltre i limiti di età per il collocamento a riposo non sia più una facoltà dell'impiegato sottoposta solo ad una atto della sua volontà, la domanda di trattenimento; ma è stata attribuita una facoltà all'Amministrazione di appartenenza di valutare, discrezionalmente, se accettare la domanda di prolungamento del servizio o meno.
    Tale esercizio di potere discrezionale, peraltro, è limitato dalla norma alla valutazione di specifici presupposti, alcuni legati ai profili organizzativi generali dell'amministrazione, "in base alle proprie esigenze organizzative e funzionali"; gli altri alla situazione specifica soggettiva e oggettiva del richiedente, "in relazione alla particolare esperienza professionale acquisita dal richiedente in determinati o specifici ambiti ed in funzione dell'efficiente andamento dei servizi".
    La norma richiede, quindi, anche una disamina relativa alla posizione del singolo dipendente, sia in relazione alla sua specifica esperienza sia in relazione al servizio svolto. E' evidente che tali valutazioni vadano effettuate in considerazione della specifica professionalità del dipendente pubblico che presenta la domanda di prolungamento biennale del servizio. Pertanto, nel caso dei professori universitari si deve tener conto della particolarità della attività svolta, di insegnamento e di ricerca; tali aspetti devono, dunque, essere oggetto di valutazione da parte dell'Amministrazione, se ad esempio siano in corso programmi di ricerca non suscettibili di immediata interruzione o corsi di insegnamento non facilmente sostituibili, (T.A.R Lazio Roma, sez. III, 26 ottobre 2009, n. 10428).
    Il potere discrezionale deve infatti essere esercitato secondo i consueti canoni della logicità e della ragionevolezza. Ciò anche quando l'Amministrazione limiti la propria discrezionalità fissando criteri generali per autovincolare l'esercizio del successivo potere discrezionale.
    Nel caso di specie, si deve ritenere, come affermato già in alcuni precedenti della sezione (sez III n. 16919 del 2010), che i criteri adottati nelle delibere del Senato accademico del 10-3-2010 e del Consiglio di Amministrazione del 26 marzo 2010 siano manifestamente illogici e irragionevoli in quanto non fanno riferimento a tutte le funzioni svolte dai docenti universitari.
    In particolare, per i professori di materie cliniche si doveva tenere conto, come affermato più volte da questo Tribunale (sez III sent. n. 19841 del 2010; n. 16919 del 2010), delle funzioni assistenziali. Per i professori di materie cliniche le funzioni assistenziali sono, infatti, fortemente connesse sia alla ricerca che alla didattica, ma dotate di autonoma rilevanza.
    Si deve ricordare che il d.lgs. n. 517 del 21-12-1999 considera le attività assistenziali essenziali allo svolgimento delle funzioni istituzionali di didattica e di ricerca dell'università.
    La legge Moratti, n. 230 del 4-11-2005 prevede espressamente la inscindibiltà della funzioni assistenziali da quelle di insegnamento e ricerca dei professori di materie cliniche; ai sensi del comma 18 dell'art 1, infatti, i professori di materie cliniche in servizio alla data di entrata in vigore della presente legge mantengono le proprie funzioni assistenziali e primariali, inscindibili da quelle di insegnamento e ricerca e ad esse complementari.
    Da tale inscindibilità delle funzioni assistenziali rispetto a quelle di insegnamento e di ricerca deriva la illegittimità dei criteri fissati dall'Università di Firenze che fanno riferimento solo al settore delle ricerca senza alcuna valutazione della attività assistenziale dei professori di materie cliniche.
    Di tali funzioni esercitate presso l'Azienda ospedaliera di Careggi, l'Università non ha tenuto alcun conto, né facendovi un riferimento nella motivazione, né richiedendo un parere all'azienda ospedaliera, né valutando che vi fossero programmi in corso presso di essa.
    L'Università, infatti, afferma esclusivamente nel decreto rettorale del luglio 2010 che l'attività assistenziale si deve considerare "intrinsecamente ricompresa" in quelle didattica e scientifica. Tale affermazione risulta all'evidenza apodittica ed anzi in contrasto con i dati normativi dell'ordinamento che prevedono la autonoma rilevanza dell'attività assistenziale dei professori di materie cliniche.
    Sotto tali profili l'impugnazione è fondata e deve essere accolta con annullamento del decreto rettorale del 23-7-2010 e della delibere del senato accademico e del consiglio di amministrazione impugnate, nella parte in cui non fanno riferimento all'attività assistenziale dei professori di materie cliniche.
    Si tratta di circostanze che l'Amministrazione non ha preso in considerazione, alla stregua di parziali ed irragionevoli criteri fissati, con conseguente illegittimità degli atti impugnati e del diniego di trattenimento in servizio.
    L'accoglimento per tali motivi di ricorso comporta l'assorbimento delle altre censure.
    Sussistono giusti motivi per la compensazione delle spese processuali.
    P. Q. M.
    definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l'effetto annulla i provvedimenti impugnati nei limiti di cui in motivazione.
    Spese compensate.
    Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
    Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 2 marzo 2011 con l'intervento dei magistrati:
     
    IL PRESIDENTE
    Bruno Amoroso
    L'ESTENSORE
    Cecilia Altavista
    IL CONSIGLIERE
    Domenico Lundini
     
    Depositata in Segreteria il 28 marzo 2011
    (Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)
     
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