| Sabato 03 Luglio 2004 11:36 |
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Archivio/2004-2010 |
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APPROVATO ALLA CAMERA IL TESTO DELLA RIFORMA DELL’ORDINAMENTO GIUDIZIARIO |
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| Emiliano Luca del 03/07/2004 | |
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Per effetto del disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 14 marzo 2002, recante "Delega al Governo per la riforma dell'Ordinamento giudiziario e disposizioni in materia di organico della Corte di cassazione e di conferimento delle funzioni di legittimità", il legislatore delegato sarà chiamato, entro un anno dall'entrata in vigore della legge delega e mediante uno o più decreti legislativi, a provvedere a) alla modifica della disciplina per l'accesso alla carriera in magistratura ordinaria ed alle funzioni di legittimità presso la Corte di cassazione; b) alla razionalizzazione della normativa in materia di tirocinio e formazione degli uditori giudiziari, nonché di aggiornamento dei magistrati; c) a disciplinare la composizione, le competenze e la durata dei consigli giudiziari; d) a regolare il passaggio dall'esercizio delle funzioni giudicanti a quello delle funzioni requirenti e viceversa; e) a stabilire la temporaneità degli incarichi direttivi; f) ad individuare le fattispecie tipiche di illecito disciplinare dei magistrati e relative sanzioni; e, entro due anni, g) alla rideterminazione delle circoscrizioni territoriali degli uffici giudiziari“Incostituzionale e inapplicabile”. Questo il giudizio dell’A.n.m. sulla riforma. E la scelta di porre la fiducia sul provvedimento è stata ritenuta: «Un atto di forza senza precedenti».Nel merito del provvedimento, i vertici del sindacato delle toghe ribadiscono come nessuna delle proposte dei magistrati sia stata accolta: «Né la valutazione periodica, né il meccanismo delle incompatibilità territoriali, né quello dell’inizio di carriera in funzioni collegiali per poi scegliere successivamente». Tutte proposte, ricorda Bruti Liberati, recepite in emendamenti di esponenti della maggioranza. Il progetto approvato alla Camera, invece: «Non migliora di nulla la qualità, l’efficienza e l’apparato della giustizia, mentre burocratizza le struttura con una gerarchizzazione rigida e penalizza la giustizia di primo grado con un sistema che incentiva la fuga verso l’appello».Il presidente Bruti Liberati si è anche detto «sbalordito e sgomento» per l’emendamento inserito dal ministro poco prima del voto e che attribuisce la priorità nell’assegnazione degli incarichi direttivi ai capi e vice capi dipartimento del ministero: «Non avrei mai creduto di leggere una disposizione del genere su un progetto di legge – ha detto Bruti – si vuole che dei magistrati per il solo fatto di essere stati scelti con un atto di assoluta discrezionalità politica per lavorare al ministero siano da preferire nell’assegnazione di incarichi direttivi. Mi auguro che nessun legislatore voglia mai fare entrare in vigore questa norma».L’Anm ha sollevato anche grossi dubbi di costituzionalità: «La Costituzione consente, e per certi versi prevede, percorsi diversi e organizzazioni diverse per le funzioni giudicanti e requirenti. Non consente però una separazione definitiva delle carriere che è esattamente ciò che introduce questa riforma». Ed inoltre «Si viola il riparto di competenze tra ministero e Csm sull'azione disciplinare e sugli incarichi direttivi. La Costituzione si può modificare, ma con legge costituzionale, in questo caso invece con legge ordinaria si attua una puntigliosa opera di erosione delle prerogative del Csm. Si viola ancora il principio di uguaglianza tra i giudici, attraverso il sistema dei concorsi, che rappresenta un ritorno al sistema del 1942 abbandonato perché incompatibile con la Costituzione». Il sistema dei concorsi, definito complicatissimo e cervellotico, è un’altra novità che secondo i magistrati sarà difficilmente applicabile. Nella stessa categoria rientra il meccanismo ipotizzato per l’assegnazione delle sedi vacanti ai neo magistrati. Il nuovo sistema prevede, infatti, che alla fine dell’uditorato si eserciti la scelta tra giudicante e requirente, nei limiti dei posti disponibili. Per gli altri ci sarà l’assegnazione “coatta”. Dopo tre anni, però, si effettuerà una nuova scelta, questa volta definitiva. In quest’occasione coloro che non hanno ottenuto la funzione richiesta in prima battuta avranno priorità assoluta nelle assegnazione delle sedi vacanti. Con un duplice rischio, sottolinea Bruti, che comunque non ci siano sufficienti sedi, soprattutto nel giudicante e che, inoltre, il criterio della priorità imponga di assegnare sedi molto delicate, per esempio quelle di sezioni specializzate, a magistrati con solo tre anni di esperienza professionale. Il Ministro Castelli invece ha espresso grande soddisfazione e riguardo alla incostituzionalità del progetto, ha affermato che nella stesura del testo si è fatto di tutto per evitarli, e che comunque l’ultima parola spetterà, eventualmente, alla Consulta. Il presidente della Commissione Giustizia, Gaetano Pecorella ha dichiarato che il provvedimento «garantisce la terzietà del giudice, distinguendo il ruolo del giudicante da quello dell’accusatore, realizzando la parità tra accusa e difesa». Secondo Pecorella «la riforma assicura la maggiore professionalità dei magistrati e quindi più efficienza alla giustizia: garantisce il corretto comportamento dei magistrati attraverso la previsione degli illeciti disciplinari, dando così ai cittadini la tutela di cui oggi sono privi. La riforma, infine, garantisce l’indipendenza di ogni magistrato, sottraendolo dallo strapotere delle correnti politiche e sottoponendolo per la carriere al giudizio di commissioni imparziali». Tutto questo, ha concluso il presidente della II commissione, «non solo rispetta la Costituzione, ne rappresenta l’attesa attuazione». Ieri intanto è arrivato a Palazzo dei Marescialli il parere di rito richiesto dal Guardasigilli sul testo della Camera. La VI commissione quindi, già dalla prossima settimana dovrebbe iniziare a lavorare sul documento da proporre al plenum.
















