Sabato 03 Luglio 2004 10:50
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Archivio/2004-2010

CORTE SUPREMA USA: ANCHE I DETENUTI DI GUANTANAMO HANNO DIRITTO AD UN PROCESSO

Emiliano Luca del 03/07/2004

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La Corte Suprema degli Stati Uniti, ha emesso due sentenze che limitano i poteri eccezionali assunti dal presidente Bush dopo l'11 settembre in nome della dichiarata “guerra al terrorismo”.I giudici, hanno respinto l’opinione degli avvocati del Dipartimento della Difesa americana, secondo cui poiché “Guantanamo Bay” è territorio sovrano Cubano e non valendo l’Habeas Corpus neanche per i cittadini americani residenti all’estero, i presunti terroristi ivi detenuti non hanno alcun diritto di valersi della legislazione americana. In base a questo principio, centinaia di prigioneri sono detenuti ormai da due anni senza che nei loro confronti sia mai stata contestata alcuna accusa specifica o che siano mai comparsi davanti a un giudice. La Corte Suprema viceversa, ha statuito che le norme processuali americane devono valere anche per i detenuti della struttura carceraria cubana. Secondo una prima sentenza, i circa 600 prigionieri del centro di detenzione vantano il diritto di rivolgersi alla magistratura americana per appellarsi contro la loro prigionia. La Corte ha deliberato in particolare che "I tribunali americani hanno giurisdizione in merito ai ricorsi sulla legalita' della detenzione di combattenti stranieri catturati all'estero e incarcerati a Guantanamo”. Con un'altra decisione, si è stabilito che il governo ha il potere di tenere in stato di detenzione il cittadino americano Yaser Hamdi, presunto fiancheggiatore dei Talebani arrestato in Afghanistan, perche’ il Congresso ha autorizzato questo tipo di detenzioni per casi molto specifici.Tuttavia, nella parte piu’ rilevante della sentenza, i giudici hanno deciso, con un solo voto contrario, che Hamdi puo’ esperire le vie legali per contestare l’accusa rivolte contro di lui. “L’esperienza storica e il senso comune ci insegnano che un sistema di detenzione senza controlli implica il pericolo potenziale di diventare uno strumento di oppressione e abuso”, ha scritto il giudice Sandra Day O’Connor nel motivare la sentenza. Gli avvocati del “Centro per i diritti costituzionali”, che sta rappresentando i detenuti di Guantanamo, affermano che "questa è una vittoria importante per la norma di legge ed afferma i diritti di ogni persona, cittadino o non-cittadino, detenuto negli Stati Uniti, a verificare la legalita' della sua detenzione in una corte degli Stati Uniti". Da piu' parti si e' fatto rilevare tuttavia, il compromesso cui e' addivenuta la Corte, da un lato privilegiando la sicurezza nazionale e dando facolta' al presidente di far catturare senza idonene garanzie i sospetti terroristi, dall'altro garantendo i loro diritti con la possibilita' di ricorrere ad un tribunale americano. Le conseguenze delle sentenze, sono già evidenti. L'amministrazione Bush ha messo al lavoro tutti i suoi esperti di diritto, per cercare di limitare le falle che la decisione della Corte Suprema ha aperto nel sistema legale messo a punto in quasi tre anni di guerra al terrorismo.Mentre dagli Usa alla Germania, dalla Francia all'Australia e a Porto Rico, in tutto il mondo un esercito di avvocati è al lavoro per preparare quella che si profila come un'ondata di ricorsi, pronta a riversarsi sulle corti federali americane.Il Pentagono nel frattempo, ha nominato una commissione militare speciale per celebrare i primi processi e ha rinviato a giudizio tre persone, uno yemenita, un sudanese e un australiano.