Mercoledì 23 Maggio 2012 07:35
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Lavoro Pubblico e Privato/Lavoro pubblico

Danno morale per esclusione da pubblico concorso e mancata assunzione

sentenza T.A.R. Calabria - Reggio Calabria n. 342 del 09/05/2012

La lesione morale, collegata alla frustrazione dell'aspettativa di partecipazione al concorso e di assunzione, coinvolge posizioni attinenti al diritto al lavoro e alla piena esplicazione della persona in pubbliche procedure concorsuali, che implicano valori di rilievo costituzionale.

1. Responsabilità - Civile - Risarcimento danni - Criteri - Danno patito per illegittima esclusione da pubblico concorso - Patrimoniale e non patrimoniale - Quantificazione - Fattispecie

1. Il risarcimento del danno patito per la illegittima esclusione da un concorso e la mancata tempestiva assunzione dev'essere determinato in misura pari alle retribuzioni perse - oltre rivalutazione ed interessi dalla maturazione dei singoli ratei stipendiali fino all'effettivo soddisfo, come per legge. Per ciò che riguarda, invece, il danno non patrimoniale di carattere morale per il disagio interiore patito, il danno stesso (in effetti presuntivamente ricollegabile all'esito dell'irregolare svolgimento della procedura) deve essere ascritto, con nesso causale, all'operato dell'amministrazione che ha illegittimamente escluso il ricorrente dal concorso riservato. La responsabilità soggettiva dell'amministrazione stessa, poi, sul piano della colpa, sta nella violazione di principi consolidati in materia concorsuale. Ed invero, il danno morale, enucleato dall'ambito del danno non patrimoniale di cui all'art. 2059, Cod. Civ., consistente nel negativo stato interiore patito per effetto dell'evento lesivo contra ius, non consiste solo nel danno morale da reato, ma può essere riconosciuto anche in relazione all'ingiusto patimento interiore ricollegato alla lesione di valori primari della persona che in quanto tali non possono non essere risarciti, anche se non sussistono risvolti penalistici (1) (2). (Nel caso di specie, la lesione morale per frustrazione dell'aspettativa di partecipazione al concorso e di assunzione coinvolge posizioni attinenti al diritto al lavoro e alla piena esplicazione della persona in pubbliche procedure concorsuali, implicando quindi valori di rilievo costituzionale)

(1) T.A.R. Lazio, sez. III, 5-1-2011 n. 40.
(2) Cass., sez. Lav., 10-2-2010 n. 3023; T.A.R. Liguria, sez. II, 1-7-2010 n. 5498; vedi anche Tribunale CEE, sez. II, 12-9-2007.

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N. 342/2012 Reg. Prov. Coll.
N. 644 Reg. Ric.
ANNO 2009
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria Sezione Staccata di Reggio Calabria ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 644 del 2009, proposto da:
L. P., rappresentato e difeso dagli avv.ti Carlo e Marco Curatola, con domicilio eletto presso lo studio di questi in Reggio Calabria, via Cimino, 61;
contro
Regione Calabria, in persona del Presidente pro tempore, non costituito in giudizio;
per l'accertamento
del diritto del ricorrente al risarcimento del danno procuratogli dalla Regione Calabria con il provvedimento (del. n. 3027 del 30 maggio 1994) di illegittima esclusione dal concorso riservato indetto con D.P.R.G. n. 756 del 22 luglio 1991, per l'inquadramento nel ruolo regionale della Giunta, in apposita sezione speciale ad esaurimento, del personale con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, presso gli enti della gestione convenzionata della formazione professionale; con conseguente condanna della Regione medesima a titolo di risarcimento del danno materiale - o eventualmente, in subordine, ai sensi dell'art. 2041 cod. civ. - al pagamento della somma di Lire 61.210.243 (euro 31.612,45), per retribuzioni non percepite nel periodo dall'1 marzo 1994 al 4 gennaio 1996, oltre rivalutazione ed interessi dal dì del dovuto al soddisfo; nonché della somma di euro 5.000,00 a titolo di danno morale;
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Vista la memoria depositata dal ricorrente il 13 marzo 2012;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 18 aprile 2012 il dott. Giuseppe Caruso e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO
La legge della Regione Calabria n. 15/1990 ha previsto che "il personale ... in servizio con rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato presso gli Enti della gestione convenzionata della formazione professionale" sarebbe stato "inquadrato, a domanda, nel ruolo organico istituito con legge regionale 19 aprile 1985, n. 18, in apposita sezione speciale ad esaurimento" (art. 1), previo espletamento di "concorso riservato bandito per il livello funzionale corrispondente alle mansioni previste nel provvedimento di assunzione" (art. 2).
L'odierno ricorrente sig. P. ha partecipato alla selezione bandita a tal fine dalla Regione, per l'inquadramento nella qualifica ascritta al 7^ livello funzionale, collocandosi utilmente in graduatoria.
E' stato, tuttavia, successivamente escluso, a seguito degli accertamenti funzionali all'immissione in ruolo, avendo l'amministrazione regionale ritenuto che avesse presentato la relativa domanda oltre il termine prescritto.
Avverso tale provvedimento di esclusione il sig. P. ha proposto impugnazione a questo Tribunale, che con ordinanza n. 901 ha disposto la sospensione cautelare dell'esecuzione del provvedimento di esclusione.
A tale ordinanza ha dato esecuzione la Regione con la deliberazione della Giunta regionale n. 6625 del 23 novembre 1995, che ha preso "atto dell'ordinanza del T.A.R. Calabria n. 901 del 6.12.1994 di sospensione dell'esecutività della deliberazione n. 3027 del 30.5.1994, con conseguente revoca della stessa" ed ha disposto di "inquadrare, salvo gli effetti del giudizio di merito pendente dinanzi al T.A.R. ..., il sig. P. ... nella qualifica funzionale di Istruttore direttivo - livello 7°, includendolo nella sezione speciale ad esaurimento del ruolo regionale della Giunta in conformità dell'art. 1 della l.r. n. 15/90, con decorrenza giuridica ed economica, ai sensi dell'art. 19 della l.r. n. 15/80, dalla data di assunzione in servizio ... " nonché di "riservarsi di riconoscere con separato atto eventuali effetti giuridico-economici più favorevoli all'interessato derivanti dall'esito del giudizio" stesso.
In esecuzione di tale delibera il sig. P., che nelle more ha continuato a prestare servizio con rapporto a tempo indeterminato presso l'Ente della gestione convenzionata di provenienza, è stato assunto in servizio "in data 3.1.1996 c/o l'Assessorato al Personale di Catanzaro ed il 4.1.1996 c/o il Servizio 189 - Coordinamento Provinciale F.P. di Reggio Calabria".
Con sentenza n. 2017 del 21 novembre 2003 questo Tribunale ha accolto nel merito il ricorso proposto dallo stesso sig. P. ed ha annullato il provvedimento di esclusione, sul rilievo che la legge n. 15/1990 è stata pubblicata sul B.U.R.C. del 23 marzo 1990 e che, pertanto, la domanda di partecipazione a suo tempo inoltrata dal ricorrente, ed acquisita al prot. n. 9522 del 9 maggio 1990, è stata presentata entro il termine di trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge regionale anzidetta, come prescritto dall'art. 2, comma 1, della legge medesima.
A seguito del passaggio in giudicato della predetta sentenza, il sig. P., con ricorso per l'ottemperanza, ha chiesto che questo T.A.R. condannasse l'amministrazione a dare esecuzione alla decisione anzidetta ed a "provvedere al corretto inquadramento dell'istante ... a decorrere dal marzo 1994, con tutte le conseguenti statuizioni attinenti ... gli aspetti economico-retributivi".
Con sentenza n. 212 dell'8 marzo 2007, questo Tribunale ha dichiarato "l'obbligo dell'Amministrazione di porre in essere tutti gli atti necessari ai fini della piena esecuzione del giudicato, con puntuale adozione di un provvedimento di esecuzione della sentenza n. 2017 del 2003 e con adozione di un provvedimento esplicito in ordine alla pretesa sostanziale addotta dalla parte privata", nominando un commissario ad acta, con il compito di provvedere, "nel caso di ulteriore inadempienza" della Regione, a tutto quanto necessario per la piena ottemperanza al giudicato in questione, anche previa rimozione e/o sostituzione degli atti eventualmente adottati medio tempore dall'Amministrazione" medesima.
L'amministrazione regionale con decreto del 23 luglio 2007 ha disposto l'inquadramento del sig. P. Leo nella qualifica funzionale di Istruttore direttivo - livello VII con decorrenza giuridica ed economica dal 4.1.1996 (data di effettiva assunzione in servizio).
Il commissario ad acta nominato, invece, ritenendo non corretta l'esecuzione al giudicato per come realizzata dal decreto appena menzionato, ha disposto, con decreto n. 16110 del 24 ottobre 2007, "l'inquadramento giuridico ed economico del sig. P. Leo nella qualifica funzionale di Istruttore direttivo - livello VII, dalla data dell'1.3.1994, giusta delibera della Giunta regionale n. 368 del 7.2.1994".
Contro tale decreto ha sollevato incidente di esecuzione, in sede di ottemperanza, l'amministrazione regionale deducendone l'erroneità in quanto esso avrebbe disposto la decorrenza economica dell'inquadramento dall'1 marzo 1994, invece che dal 4 gennaio 1996 (data di effettiva assunzione in servizio).
In altri termini, secondo la prospettazione dell'amministrazione, il commissario ad acta avrebbe fatto bene a disporre l'inquadramento giuridico da una data antecedente e diversa rispetto a quella individuata dal decreto assessorile del 23 luglio 2007, ma avrebbe errato nel retrodatare anche la decorrenza degli effetti economici che avrebbe dovuto essere fissata nella data di effettiva assunzione in servizio, salva rimanendo un'eventuale domanda di risarcimento del danno patrimoniale eventualmente avanzata per la tardiva assunzione.
Con sentenza n. 675 del 4 dicembre 2008 questo Tribunale ha accolto il ricorso della Regione, nei termini di seguito riportati.
"Come è noto, infatti, costituisce principio ormai più che consolidato nella giurisprudenza amministrativa, quello secondo cui la restitutio in integrum, cioè l'integrale ricostruzione agli effetti giuridici ed economici della posizione di impiego del pubblico dipendente, opera solo nel caso in cui il provvedimento dichiarato illegittimo in sede giurisdizionale abbia interrotto ‘un rapporto di impiego già costituito ed in atto' e non anche nel caso di giudicato che, come appunto nella specie, riconosca illegittimo il ‘diniego di costituzione del rapporto stesso' e che perciò, in applicazione del principio generale della sinallagmaticità, dà diritto alla sola retrodatazione della nomina a fini giuridici ma non economici (cfr., ex multis, C.S., sez VI, 21.2.08, n. 617; id., sez. IV, 31.7.07, n. 4263; id., sez. V, 6.9.07, n. 4690; id., 30.8.06, n. 5060; id., 3.10.05, n. 5261; T.A.R. Palermo, sez. I, 4.4.07, n. 1071; id., Roma, sez. III, 5.3.07, n. 2046; id., Reggio Calabria, 2.1.07, n. 1; id., Genova, sez. II, 1.9.06; id., Roma, sez. I, 2.11.05, n. 10254), fatto salvo, ovviamente, l'eventuale risarcimento del danno", nella specie, tuttavia, mai richiesto.
Né la circostanza allegata dal ricorrente, secondo cui fino all' effettiva assunzione in servizio da parte della Regione, pur continuando a prestare attività lavorativa per l'amministrazione di provenienza non avrebbe da questa percepito alcuna retribuzione, può influire sul punto di diritto posto a fondamento della presente decisione, in quanto la mancata percezione delle retribuzioni da parte dell'effettivo debitore non può valere a determinare un mutamento del soggetto passivo dell'obbligazione, consentendo al ricorrente solo di rivolgersi per quanto ancora dovuto alla CIPA - AT.
In base a quanto sin qui esposto, va per ciò dichiarato nullo il decreto commissariale n. 16110 del 24 ottobre 2007 nella parte in cui dispone l'inquadramento economico del sig. P. Leo nella qualifica funzionale di Istruttore direttivo - livello VII, dalla data dell'1.3.1994, invece che dal 4.1.96 (data di effettiva assunzione in servizio).
In conseguenza di ciò la Regione sarà tenuta a corrispondere le spettanze retributive al sig. P. da tale ultima data di effettiva assunzione in servizio, salvo l'eventuale risarcimento del danno ove ne venga fatta rituale e tempestiva domanda".
Tutto ciò premesso, con atto notificato il 22 ottobre 2009 e depositato il 5 novembre 2009, il dott. P. chiede ora - per l'appunto - l'accertamento del suo diritto al risarcimento del danno procuratogli dalla Regione Calabria con il provvedimento (del. n. 3027 del 30 maggio 1994) di illegittima esclusione dal concorso riservato indetto con D.P.R.G. n. 756 del 22 luglio 1991, per l'inquadramento nel ruolo regionale della Giunta, in apposita sezione speciale ad esaurimento, del personale con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, presso gli enti della gestione convenzionata della formazione professionale. Chiede altresì la conseguente condanna della Regione medesima a titolo di risarcimento del danno materiale - o eventualmente, in subordine, ai sensi dell'art. 2041 cod. civ. - al pagamento della somma di Lire 61.210.243 (euro 31.612,45), per retribuzioni non percepite nel periodo dall'1 marzo 1994 al 4 gennaio 1996 nella qualifica di Istruttore direttivo VII liv., oltre rivalutazione ed interessi dal dì del dovuto al soddisfo; nonché della somma di euro 5.000,00 a titolo di danno morale.
Il ricorrente richiama le sentenze di questo Tribunale n. 2017 del 21 novembre 2003, n. 212 dell'8 marzo 2007 e n. 675 del 4 dicembre 2008, e fa presente: 1) di essere stato licenziato dal CIPA - AT con nota n. 176 dell'1 marzo 1994; 2) di aver malgrado ciò continuato a svolgere, senza retribuzione, presso le strutture di quest'ultimo, attività lavorativa a favore della Regione Calabria, fino al (tardivo) inquadramento nei ruoli di quest'ultima, conseguente al disposto delle sentenze di questo Tribunale sopra richiamate; e 3) di avere inutilmente richiesto, con formale nota del 15 settembre 2008, all'amministrazione regionale il risarcimento dovutogli, proponendo pure tentativo di conciliazione innanzi la Commissione presso la Direzione provinciale del lavoro (v. verbale negativo, in data 5 giugno 2009).
Conclude, anche con successiva memoria, per l'accoglimento del ricorso.
La causa è stata assunta in decisione nella pubblica udienza del 18 aprile 2012.
DIRITTO
Il ricorso è fondato.
Il collegio ritiene evidente, nella fattispecie, la responsabilità risarcitoria della Regione Calabria per avere, attraverso l'illegittima esclusione del ricorrente dal concorso de quo, impedito al medesimo di prendere servizio alla data dell'1 marzo 1990, fissata espressamente dalla legge reg. cal. n. 15/1990.
La condotta colposa dell'amministrazione regionale emerge per tabulas dalla sentenza di questo Tribunale n. 2017 del 21 novembre 2003, passata in giudicato, con cui è stato accertato che l'esclusione del ricorrente dal concorso era stata illegittimamente disposta perché la sua domanda di partecipazione, pur spedita tempestivamente, era pervenuta oltre il termine fissato. In tal modo, infatti, l'amministrazione ha disatteso il principio, pacifico in materia concorsuale, secondo cui, quando è ammesso l'invio a mezzo spedizione postale, le domande di partecipazione si considerano tempestive se spedite prima della scadenza del termine fissato, risultando invece irrilevante la data di consegna all'amministrazione del relativo plico da parte delle Poste.
A causa dell'illegittima esclusione, il ricorrente non ha potuto prendere servizio alla data fissata dell'1 marzo 1994, ma solo - dopo lite giudiziaria - il 4 gennaio 1996, è stato comunque licenziato da CIPA - AT ed ha continuato in fatto, dall'1 marzo 1994 al 4 gennaio 1996, a svolgere le precedenti mansioni senza ricevere alcuna retribuzione.
A seguito del giudizio di ottemperanza al giudicato formatosi sulla citata sentenza n. 2017/ 2003, il sig. P. ha ottenuto il riconoscimento della decorrenza giuridica dell'assunzione dall'1 marzo 1994, sicché il danno residuo lamentato in questa sede attiene alla mancata percezione della retribuzione nel periodo dall'1 marzo 1994 al 4 gennaio 1996, nonché al danno morale.
Quanto al danno patrimoniale, occorre osservare che dalle certificazioni INPS e INPDAP e dalle dichiarazioni dei redditi prodotte in giudizio dal ricorrente emerge che Egli, nel periodo in questione non ha percepito retribuzione. Dalla documentazione d'ufficio, pure depositata in atti, risulta poi che, sempre nello stesso periodo, il sig. P. ha di fatto continuato a svolgere le sue precedenti mansioni di dipendente CIPA - AT, nell'interesse della Regione (che appunto in considerazione di tale interesse aveva provveduto con la legge reg. n. 15/1990 a prevedere l'inquadramento in ruolo con concorso riservato).
In tali circostanze, il risarcimento spettante al sig. P. dev'essere determinato in misura pari alle retribuzioni perse - oltre rivalutazione ed interessi dalla maturazione dei singoli ratei stipendiali fino all'effettivo soddisfo, come per legge - che l'amministrazione regionale dovrà liquidare formulando al ricorrente proposta di pagamento ai sensi dell'art. 34, comma 4, primo periodo, cod. proc. amm., entro giorni sessanta dalla notificazione a cura di parte della presente sentenza, salvo in caso di inadempimento quanto previsto nel secondo periodo della medesima disposizione.
Per ciò che riguarda, invece, il danno non patrimoniale di carattere morale, che il ricorrente lamenta sul rilievo del disagio interiore patito per l'esclusione dal concorso e la mancata tempestiva assunzione, il collegio condivide l'orientamento (v. T.A.R. Lazio, III, 5 gennaio 2011, n. 40) secondo cui il danno stesso (in effetti presuntivamente ricollegabile all'esito dell'irregolare svolgimento della procedura) deve essere ascritto, con nesso causale, all'operato dell'amministrazione che ha illegittimamente escluso il ricorrente dal concorso riservato. La responsabilità soggettiva dell'amministrazione stessa, poi, sul piano della colpa, sta nella violazione di principi consolidati in materia concorsuale.
E' il caso di evidenziare, poi, in ordine alla voce di danno di cui trattasi, che la giurisprudenza, enucleando il danno morale dall'ambito del danno non patrimoniale di cui all'art. 2059 cod. civ., ha riconosciuto che tale pregiudizio consistente nel negativo stato interiore patito per effetto dell'evento lesivo contra ius, non consiste solo nel danno morale da reato, ma che esso può essere riconosciuto anche in relazione all'ingiusto patimento interiore ricollegato alla lesione di valori primari della persona che in quanto tali non possono non essere risarciti, anche se non sussistono risvolti penalistici (vedi Cass., sez. lav., 10 febbraio 2010, n. 3023; T.A.R. Liguria, II, 1 luglio 2010, n. 5498; vedi anche Tribunale CEE, II, 12 settembre 2007).
Nel caso di specie, la lesione morale per frustrazione dell'aspettativa di partecipazione al concorso e di assunzione coinvolge posizioni attinenti al diritto al lavoro e alla piena esplicazione della persona in pubbliche procedure concorsuali, implicando quindi valori di rilievo costituzionale.
Ciò posto, il collegio, valutando il danno morale secondo equità, ritiene congrua la richiesta formulato dell'interessato e liquida pertanto il danno stesso in euro 5.000,00, da porsi a carico dell'amministrazione regionale (cfr. T.A.R. Lazio, III, n. 40/2011, cit.).
In relazione a tutto quanto precede, il ricorso va accolto con conseguente condanna dell'amministrazione al pagamento dei relativi importi.
Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate in dispositivo a favore dei procuratori distrattari, ex art. 93, comma 1, cod. proc. civ..
P. Q. M.
il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria, Sezione staccata di Reggio Calabria, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l'effetto condanna, ai sensi e per gli effetti di cui in motivazione, la Regione Calabria:
- a risarcire il ricorrente delle retribuzioni perse nel periodo dall'1 marzo 1994 al 4 gennaio 1996 - oltre rivalutazione ed interessi dalla maturazione dei singoli ratei stipendiali fino all'effettivo soddisfo, come per legge - mediante pagamento di una somma che l'amministrazione stessa dovrà liquidare formulando proposta di pagamento ai sensi dell'art. 34, comma 4, primo periodo, cod. proc. amm., entro giorni sessanta dalla notificazione a cura di parte della presente sentenza;
- a risarcire il ricorrente del danno morale patito, mediante pagamento della somma, liquidata equitativamente, di euro 5.000,00;
- a pagare le spese di lite a favore, ex art. 93, comma 1, cod. proc. civ., dei procuratori distrattari del ricorrente avv.ti Carlo e Marco Curatola, forfetariamente liquidate in euro 1.800,00, oltre IVA, CPA e spese generali (12,5%).
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Reggio Calabria nella camera di consiglio del giorno 18 aprile 2012 con l'intervento dei magistrati:
IL PRESIDENTE
Ettore Leotta
L'ESTENSORE
Giuseppe Caruso
IL CONSIGLIERE
Caterina Criscenti
Depositata in Segreteria il 9 maggio 2012
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)