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    Archivio/2004-2010

    Ritardato pagamento a farmacie convenzionate

    T.AR. Lazio sezione III n. 1362 del 19/04/2004

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    REPUBBLICA ITALIANAIN NOME DEL POPOLO ITALIANOIl Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio -sez 3^.- così com-posto:Luigi COSSU -PresidenteVito CARELLA -Consigliere Guido ROMANO -Consigliere relatoreha pronunciato la seguenteS E N T E N Z Asul ricorso proposto dall'AZIENDA USL ROMA C, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Enrico Ricciardi ed Enrico Maggiore con i quali è elettivamente domiciliata in Roma, Viale dell'Arte n. 68;IN OPPOSIZIONEal decreto ingiuntivo n° 103 emesso il 18/2/2003 dal Presidente della Sezione III^ del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio a seguito del ricorso n° 527/2003 R.G., proposto dalla SNC FARMACIA BADOLATO, in persona del legale rappresentante Isabella Badolato, rappresentata e difesa dall'avvocato Giuseppe Lepore con il quale è elettivamente domiciliata in Roma, via Polibio n° 15;Visti il ricorso per decreto ingiuntivo e quello in opposizione, con i relativi allegati;Vista la memoria difensiva depositata dalla parte opposta;visti gli atti tutti della causa;uditi alla pubblica udienza del 5 novembre 2003, relatore il Cons. Guido Romano, i difensori delle parti come da verbale;ritenuto e considerato in fatto ed in diritto quanto segueF A T T OLa s.n.c. Farmacia Badolato ha chiesto al Presidente della Sezione un decreto ingiuntivo per la somma di Euro 79.222,83, oltre interessi e spese di procedura, relativa al credito vantato nei confronti dell'Azienda USL Roma C, per le ricette relative al mese di Ottobre 2002, come da contabile riepilogativa ricevuta dalla predetta Azienda.Su detta somma sono stati richiesti gli interessi, dalla scadenza al saldo, nella misura stabilita dall'articolo 5 del D.Lgs. 9 ottobre 2002, n° 231, nonché le spese, competenze ed onorari di procedura.Sussistendo i presupposti di cui all'articolo 8 della legge 21 luglio 2000, n° 205 ed agli articoli 633 e seguenti del codice di procedura civile, il Presidente di questa Sezione ha emesso il decreto ingiuntivo n° 103/03, pubblicato il 18 febbraio 2003, ingiungendo il pagamento della sorte indicata dal creditore e degli interessi nella misura prevista dagli articoli 4 e 5 del decreto legislativo n° 231/2002, nonché delle spese di procedura liquidate in euro 207,00 per esborsi, euro 300,00 per competenze ed euro 350,00 per onorari, oltre maggiorazione del 10%, ex art. 15 della tariffa professionale, I.V.A. e C.A.P.Avverso tale decreto ha proposto opposizione l'Azienda USL ROMA C con ricorso notificato il 7 aprile 2003 e depositato il giorno 15 dello stesso mese, nel quale -premesso che della sorte capitale complessivamente indicata nel predetto decreto sarebbe già stata pagata, nelle more, al creditore larga parte, per cui residuerebbe, a tale titolo, un minore credito per euro 8.714,85- contesta anche la misura degli interessi liquidati in decreto ingiuntivo, affermando che al creditore opposto competerebbero detti interessi soltanto nella misura del tasso legale, conformemente a quanto prevede l'articolo 8, comma 5, del DPR n° 371 del 8/7/ 1998, e non anche, quindi, nella misura e con la decorrenza liquidate in decreto ingiuntivo, ex articoli 4 e 5 del decreto legislativo n° 231/2002.In particolare, sostiene che la vigenza di detta norma convenzionale di cui al decreto presidenziale n° 371/1998 sarebbe fatta salva dalla norma contenuta nel comma 1 dell'art. 11 del citato decreto legislativo, laddove essa statuisce che "?le disposizioni del presente decreto non si applicano ai contratti conclusi prima del 8/8/2002?" e cioè, nella fattispecie, all'accordo regolante i rapporti, anche economici, tra farmacisti e Servizio Sanitario nazionale, come recepito con il citato decreto presidenziale.Con memoria depositata il 24 ottobre 2003 la parte creditrice ha affermato che le deduzioni di parte opponente relative agli interessi spettanti sono infondate per cui l'opposizione andrebbe rigettata, con liquidazione anche delle somme spettanti a titolo di maggior danno da svalutazione monetaria e con vittoria di spese.Nella pubblica udienza del 5 novembre 2003 il ricorso in opposizione è stato introitato a decisione.D I R I T T O1. Preliminarmente il Collegio deve prendere atto, a seguito della dichiarazione fatta in ricorso dall'Azienda opponente -sulla quale nulla oppone il creditore opposto- di avere già pagato, in corso di giudizio, larga parte della sorte capitale indicata in decreto ingiuntivo (euro 70.507,98) e, pertanto, che oggetto del contendere è soltanto la residua parte della stessa sorte capitale, ammontante ad euro 8.714,85, e la determinazione della misura degli interessi spettanti al creditore, permanendo anche su tale ultimo punto diversità di tesi tra le parti in causa.2. Ciò premesso, quanto alla residua parte di sorte capitale testè individuata va, dunque, accertato il diritto della creditrice ad ottenerne il pagamento, se non intervenuto quest'ultimo all'atto dell'esecuzione della presente sentenza3. Quanto alla misura degli interessi, la parte opponente sostiene che, all'applicazione delle norme contenute nel decreto legislativo n° 231 del 9 ottobre 2002 (di seguito: il decreto legislativo 231), già disposta dal decreto ingiuntivo opposto, osterebbe la permanente vigenza dell'accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti del Servizio Sanitario Nazionale con le farmacie pubbliche e private, di cui al decreto presidenziale n°371 del 8/7/1998 (di seguito: il decreto presidenziale 371), la cui vigenza sarebbe fatta salva dallo stesso su citato decreto legislativo, laddove, all'articolo 5, comma 1, quest'ultimo dispone la salvezza degli eventuali diversi "accordi" intervenuti tra le parti in materia di interessi da corrispondersi per il ritardo nel pagamento del dovuto.La parte creditrice eccepisce, sostanzialmente, che tale norma contrattuale non sarebbe più applicabile, essendo decorso il termine di vigenza del relativo accordo collettivo e che, in ogni caso, essa andrebbe disapplicata per la natura di diritto soggettivo della posizione creditoria in questione e per la prevalenza, in termini di forza e valore, di quella recata dal decreto legislativo n° 231 che, peraltro, consentirebbe espressamente al Giudice di annullare ogni atto contenente patto contrario, se risultante gravemente iniquo in danno del creditore.Opinare diversamente, soggiunge la parte creditrice, significherebbe premiare il comportamento costantemente ritardatario dell'Amministrazione sanitaria e non tenere conto delle esigenze imprenditoriali dei farmacisti, in relazione alle quali ultime la stessa creditrice formula, nel caso in esame, anche domanda di accertamento del proprio diritto ad ottenere la liquidazione del "?maggior danno da svalutazione monetaria intervenuta nel periodo di mora colpevole dell'Amministrazione?".4. Entrambe dette questioni (misura degli interessi e maggior danno) possono essere risolte alla stregua delle seguenti considerazioni.4.1 Preliminarmente si impone una riflessione sia sull'ambito effettivo della controversia in esame sia sulle possibili linee interpretative del quadro normativo applicabile nella fattispecie, non sembrando quest'ultimo immediatamente chiaro ed univoco, in particolare sul se ed in quale modo la novella recata dal decreto legislativo n° 231 eventualmente incida sull'assetto regolatorio previsto dal decreto presidenziale 371, con riferimento al settore specifico concernente i rapporti tra il Servizio Sanitario Nazionale (di seguito: SSN) e i titolari di farmacia, ai fini dell'assistenza farmaceutica agli assistiti di detto SSN.4.1.1 In tale ottica, giova evidenziare, sotto il primo degli indicati profili, che non è controverso tra le parti che i rapporti tra il SSN e le Farmacie pubbliche e private hanno trovato e trovano tuttora disciplina -certamente per la parte relativa alle modalità procedimentali di spedizione delle ricette, contabilizzazione delle stesse e termini ordinari di pagamento del dovuto - nel decreto presidenziale 371, ancorché risulti già scaduto il termine di sua ordinaria durata, tenuto conto della disposizione contenuta nel suo articolo 18, comma 2, che ne proroga gli effetti, "?oltre la data di scadenza, fino alla data di entrata in vigore del nuovo accordo?", per "?evitare soluzioni di continuità della disciplina del presente accordo regolante il servizio farmaceutico convenzionato?".Infatti, sotto i su indicati profili, il predetto atto si presenta certamente -come reso palese sia dalla "?Dichiarazione Preliminare?" contenuta nel suo "?Preambolo?", sia dai suoi specifici contenuti dispositivi- come fonte esclusiva della disciplina dei rapporti in essere tra le farmacie pubbliche e private ed il S.S.N., ai fini dell'erogazione dell'assistenza farmaceutica.La controversia, dunque, si incentra sulla questione se, in ordine alla determinazione e decorrenza degli interessi da liquidarsi in conseguenza di pagamento ritardato della sorte capitale, si applichi ancora il decreto presidenziale 371, ovvero a quest'ultimo si sia sostituito il decreto legislativo 231.Più in particolare, alla stregua delle tesi delle parti, i nodi da sciogliere sono, dunque, i seguenti:- se debba riconoscersi all'accordo di cui al decreto presidenziale 371 natura di atto contenente specifico patto contrattuale che, essendo di data anteriore all'entrata in vigore del decreto legislativo 231 e concernendo la precisa individuazione degli interessi convenzionali da corrispondersi in caso di ritardo, tuttora disciplinerebbe la materia in questione (ex comma 2 delle "Norme Finali" del decreto presidenziale 371, fatto salvo dall'articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 231) così provvedendo ad individuare la specifica modalità necessaria per la diretta e completa tacitazione di ogni pretesa del creditore a tale titolo;- se debba, invece, ritenersi che, in ogni caso, la norma convenzionale -in disparte il rilievo della maggior forza e valore della disposizione legislativa invocata dalla parte creditrice, rispetto a quella regolamentare a cui fa riferimento la parte debitrice e pur ammettendone la permanente vigenza, anche per tale specifico aspetto- sia stata comunque modificata da quella, per così dire "europea", costituendo la misura individuata dal decreto legislativo comunque il nuovo "interesse legale" cui fanno riferimento entrambe le disposizioni in esame, allo scopo di soddisfare "automaticamente" il creditore, in conseguenza del ritardo nell'adempimento, salvo il maggior danno da svalutazione monetaria.4.1.2 Sotto il secondo dei profili indicati, le linee interpretative contrapponibili possono riassumersi, a parere del Collegio, nei modi di seguito indicati.A)- Una prima linea interpretativa -che porterebbe ad escludere l'applicabilità del decreto legislativo 231- potrebbe avere a riferimento i seguenti elementi:- in linea generale, la circostanza che il decreto presidenziale 371 si autocostituirebbe, per volontà espressa del legislatore primario, come ordinamento specifico di settore laddove espressamente chiarisce, nel già citato "Preambolo", che "?la presente convenzione vuole costituire un momento significativo per l'attuazione delle soluzioni ottimali concernenti l'erogazione delle prestazioni farmaceutiche, anche con riferimento al Piano sanitario Nazionale?" e che, con l'accordo ivi recepito, "?il S.S.N. e con esso le Aziende instaurano con le Farmacie?. (omissis)?un rapporto che non è solo di tipo economico, ma di collaborazione per la migliore utilizzazione, con effetti sinergici, delle risorse finanziarie, tecniche e professionali disponibili?", e laddove si pone come suo obiettivo quello "?di regolare i rapporti tra le farmacie pubbliche e private aperte al pubblico con il S.S.N?" e di individuare, tra le "?sue linee guida?", anche "?l'istituzione di un sistema di composizione dei contrasti che possono insorgere per l'interpretazione ed applicazione dei contenuti convenzionali?";- sul piano delle opportunità, il rilievo che tale ultima "linea guida" -che prende espressamente in considerazione proprio "?i problemi scaturenti da provvedimenti legislativi o da pronunzie della magistratura che incidano direttamente nella disciplina dei rapporti convenzionali, quale risulta dall'accordo?"- potrebbe trovare applicazione proprio nella fattispecie in esame (sempre che vi concordino le libere volontà delle parti) vertendosi in tema di possibile modificazione di norme contrattuali vigenti -per la sopravvenienza di un nuovo regime degli interessi da ritardo- allo scopo di garantire una più adeguata omogeneità del regime di settore con il regime generale;- sul piano del diritto positivo, sia la circostanza che la disposizione convenzionale del decreto presidenziale 371 sugli interessi costituirebbe, da un lato, applicazione di un principio già esistente da tempo nell'ordinamento specifico regolante i rapporti tra Farmacie e S.S.N., per effetto di quanto stabilito dall'art. 8, comma 2, lettera b), del D.Lgs. n° 502/1992, e, dall'altro, specifico patto, liberamente convenuto, che, in un contesto dispositivo di settore più ampio ed articolato, comprende anche l'ulteriore misura compensativa costituita, a mente del comma 4, dell'articolo 8 dello stesso decreto, da un "?acconto, da richiedersi entro il giorno 5 del mese di gennaio di ciascun anno con la presentazione del documento contabile di cui al comma 1 (n.d.r.: contabile riepilogativa delle ricette spedite) nella misura pari al 50% di un dodicesimo dei corrispettivi dovuti dal S.S.N., a fronte delle ricette spedite nell'anno precedente"; sia il fatto che il decreto legislativo 231, conformemente alla direttiva comunitaria 2000/35/CE del 29 giugno 2000 (di seguito: la direttiva) che recepisce (cfr.articolo 6, comma 3, lettera b), farebbe espressamente salvo (cfr. l'incipit dell'articolo 5 e comma 1 dell'art. 11) il diverso patto sugli interessi eventualmente stipulato dalle parti precedentemente alla data del 8 agosto 2002 (termine ultimo di recepimento della direttiva stessa), salvo che detto patto "?risulti gravemente iniquo in danno del creditore?" (cfr. articolo 7 del decreto legislativo 231), nel qual caso il Giudice, eventualmente adito, può dichiararlo "?nullo, anche di ufficio?" ed applicare "?i termini legali, ovvero ricondurre ad equità il contenuto dell'accordo medesimo", qualora non lo ritenga "?giustificato da ragioni oggettive?".B)- Una seconda linea interpretativa -volta a sostenere l'applicabilità alla fattispecie delle norme recate dal decreto legislativo 231- potrebbe fondarsi sui seguenti diversi elementi:- l'accordo di cui al decreto presidenziale 371 avrebbe esaurito la sua efficacia, essendone stata determinata la sua durata per un triennio, fino al 31 dicembre 1997;- in tale situazione, non potrebbe non trovare applicazione la novella normativa recata dal decreto legislativo 231, considerato che detta fonte introduce, nell'ambito delle transazioni commerciali, la nuova disciplina in materia di interessi di mora da corrispondersi, in caso di ritardato pagamento del dovuto;- che, nella fattispecie in esame, non sarebbe revocabile in dubbio che trattasi di transazioni commerciali, aventi cadenza mensile, tra ciascun farmacista e l'Azienda Sanitaria competente, essendo riconoscibile al primo la qualità imprenditoriale ed essendo espressamente comprese nell'ambito della disciplina della direttiva "?tutte le transazioni commerciali, a prescindere dal fatto che esse siano effettuate tra imprese pubbliche o private o tra imprese ed autorità pubbliche, tenuto conto che a queste ultime fa capo un volume considerevole di pagamenti alle imprese?" (cfr. considerando n° 22 della direttiva);- che, inoltre, l'immediata applicabilità al caso in esame del c.d. interesse moratorio europeo conseguirebbe alle svolte considerazioni sulla autonoma rilevanza e consistenza di ognuna delle transazioni mensili effettuate dai farmacisti ed emergerebbe anche dallo scopo espressamente perseguito dalla direttiva di combattere "?i ritardi di pagamento?" in tutti gli Stati membri, costituendo essi "?una violazione contrattuale resa finanziariamente attraente per i debitori nella maggior parte degli Stati membri per i bassi livelli dei tassi degli interessi di mora e/o della lentezza delle procedure di recupero?", e di "?.proibire l'abuso della libertà contrattuale in danno del creditore?", specialmente nel caso in cui l'accordo tra le parti ha come "?obiettivo di procurare liquidità aggiuntiva, a spese del creditore?" (cfr. considerando n° 16 e n° 18 della direttiva);- che, in coerenza con tale obiettivo e con le norme specificamente recate dalla stessa direttiva, il legislatore nazionale avrebbe significativamente provveduto a determinare con precisione un nuovo quadro normativo di riferimento attraverso l'individuazione sia della natura degli interessi regolati ("?moratori?"- cfr. art. 3), sia della loro decorrenza ("?automaticamente?"- cfr. art. 4), sia del loro saggio (cfr. art. 5), sia della risarcibilità dei costi sostenuti per il recupero delle somme non corrisposte tempestivamente, e salva la prova del maggior danno (cfr. art. 6), sia la nullità dell'accordo sulla data del pagamento o sulle conseguenze del ritardato pagamento "?se, avuto riguardo alla corretta prassi commerciale, alla natura della merce o dei servizi oggetto del contratto, alla condizione dei contraenti ed ai rapporti commerciali tra i medesimi, nonché ad ogni altra circostanza, risulti gravemente iniquo in danno del creditore?" (cfr. art. 7, commi 1 e 2), con ciò dimostrando di voler completamente novellare la materia degli interessi da corrispondersi in caso di mancato adempimento di obbligazioni pecuniarie nascenti da transazioni commerciali, a far tempo dalla data di sua entrata in vigore;- che tale volontà sarebbe, poi, resa ancor più palese dalla norma attributiva del potere al Giudice di dichiarare nullo l'accordo e di applicare, invece, "?i termini legali?", ovvero ricondurre "?ad equità il contenuto dell'accordo medesimo?" (cfr. art. 7, comma 3).4.2 A parere del Collegio la prima delle su indicate tesi interpretative si lascia preferire per le seguenti ragioni.Ed invero, alle notazioni più innanzi già evidenziate (cfr. capo 4.1.2 della presente sentenza), già di per sé stesse sufficienti ad orientare l'interprete, in quanto espresse non più in forma dubitativa, sembra ragionevole aggiungere le seguenti ulteriori considerazioni.E' noto che il servizio pubblico di assistenza farmaceutica, è tra i compiti precipui del SSN, alla stregua di quanto dispongono l'art. 122 del T.U. delle leggi sanitarie, approvato con R.D. 27/7/1934, n° 1265, l'articolo 28 della legge 23/12/1978, n° 833 e l'articolo 8, comma 2, del D.Lgs. 30/12/1992, n° 502 e successive modificazioni, e che tali norme rimandano espressamente ad apposita disciplina convenzionale di settore per la determinazione concreta delle regole specifiche da applicarsi.E' noto, altresì, in particolare:- che è la già citata norma dell'art. 8 del D.L.gs. n° 502/1992 che prevede l'introduzione di un vero e proprio ordinamento specifico dei rapporti tra S.S.N. e Farmacisti, laddove, nel suo comma 2, dispone che "?il rapporto con le farmacie pubbliche e private è disciplinato da convenzioni di durata triennale conformi agli accordi nazionali stipulati a norma dell'art. 4, comma 9, della legge 30/12/1991, n° 412, con le Organizzazioni Sindacali di categoria?" e laddove afferma che in detti accordi si deve tener conto dei principi nello stesso comma indicati, tra i quali quello che "?per il pagamento del dovuto oltre il termine fissato dagli accordi regionali?non possono essere riconosciuti interessi superiori a quelli legali");- che è il decreto presidenziale 371 che, per quel che qui immediatamente interessa, vi ha dato concreta attuazione.Orbene, a parere del Collegio, sia la norma europea sia quella nazionale non soltanto non incidono sul predetto peculiare ordinamento del settore dell'assistenza farmaceutica, ma in effetti esse stesse lo fanno salvo laddove, rispettivamente, dispongono:- che " ?nell'attuare la presente direttiva gli Stati Membri possono escludere? (omissis) ?b) (i) contratti conclusi prima del 8 agosto 2002?", così consentendo ad ogni Autorità Nazionale di poter far salve tutte quelle fonti regolatrici di rapporti obbligatori anteriori alla data entro la quale doveva essere recepita la direttiva;- che "?le disposizioni del presente decreto non si applicano ai contratti conclusi prima dell'8 agosto 2002?" (cfr. articolo 11), come ha fatto il nostro legislatore nazionale con il decreto legislativo 231.Ciò posto, se dunque sono certamente esclusi dall'applicazione del nuovo regime degli interessi moratori nelle transazioni commerciali i singoli contratti di diritto privato stipulati in data anteriore alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 231, sembra ragionevole ritenere che ne sia escluso anche il contratto (collettivo) con il quale il SSN ed i Farmacisti hanno inteso liberamente regolare il settore delle prestazioni farmaceutiche e dei relativi pagamenti, tenuto conto che il citato decreto presidenziale che lo ha recepito reca una disciplina convenzionale del tutto specifica ed autonoma di tutta la materia relativa al completo ristoro spettante al creditore, in caso di ritardato adempimento, da parte dell'Azienda Sanitaria, dell'obbligazione pecuniaria nascente dall'erogazione dei medicinali agli assistiti dal S.S.N.Ed infatti, in tale decreto presidenziale è rinvenibile un vero e proprio sistema di puntuale determinazione di tutte le regole attraverso le quali le parte pubblica e le rappresentanze dei farmacisti hanno liberamente convenuto, per quel che qui interessa, anche l'entità e le concrete modalità di erogazione delle somme spettanti ai farmacisti a titolo di recupero della complessiva perdita economica comunque eventualmente subita da essi, in conseguenza dell'eventuale ritardato pagamento delle ricette spedite mensilmente.Detto sistema, come già evidenziato più innanzi, è contenuto nei commi 4 e e 5 dell'articolo 8 del decreto presidenziale 371, e consiste in una doppia misura costituita:- da un lato, dal riconoscimento alle farmacie del diritto "?alla corresponsione di un acconto, da richiedersi entro il giorno 5 del mese di gennaio di ciascun anno con la presentazione del documento contabile di cui al comma 1 (n.d.r. prospetto riepilogativo), nella misura pari al 50% di un dodicesimo dei corrispettivi dovuti dal S.S.N., a fronte delle ricette spedite nell'anno precedente" (cfr. comma 4), che è qualificato espressamente "?anticipazione del corrispettivo dovuto alla farmacia come sorte capitale?" (cfr. ultimo periodo del comma 5);- dall'altro, dal riconoscimento, del diritto a percepire, superato il termine fissato per il pagamento del dovuto alle farmacie, gli interessi (soltanto) nella misura del tasso legale, attraverso formula che rende palese la natura convenzionale anche del patto specifico in esame, che costituisce, peraltro, come pure già evidenziato, applicazione del principio contenuto nella norma dell'articolo 8, comma 2, lettera b), del D.Lgs. n° 502/1992 e successive modificazioni cui le parti contraenti non si sono volute sottrarre.Dunque, è in tali vere e proprie clausole, convenzionalmente determinate dalle parti in causa, che va ricercata la fonte regolatrice esclusiva di quanto complessivamente spetta al farmacista, in ipotesi di ritardato pagamento del dovuto, tenuto conto che, attraverso dette clausole contrattuali, la misura del globale ristoro garantito concretamente ai farmacisti è rapportato ad una somma che non è costituita soltanto dall'interesse al tasso legale corrisposto ex post, ma anche dall'anticipazione fatta dall'Azienda, all'inizio di ogni anno solare, la quale è pari, percentualmente, a circa il 4,17% dei pagamenti effettuati in favore di ciascuno dei farmacisti nell'intero anno solare precedente che, aggiunto alla percentuale del tasso legale degli interessi, rende non iniquo il complessivo importo comunque garantito ai farmacisti per il ritardo.4.3 Né tale specifico ed autonomo regime pattizio è inciso dalle disposizioni del decreto legislativo 231, che prescrivono la nullità "?dell'accordo sulla data del pagamento o sulle conseguenze del ritardato pagamento? (omissis)? se, avuto riguardo alla corretta prassi commerciale, alla natura della merce o dei servizi oggetto del contratto, alla condizione dei contraenti ed ai rapporti commerciali tra i medesimi, nonché ad ogni altra circostanza, risulti gravemente iniquo?" (cfr. articolo 7, comma 1) e che conferiscono al Giudice, eventualmente adito, il potere di dichiarare nullo l'accordo, anche d'ufficio, sostituendovi "?i termini legali?", ovvero la propria valutazione equitativa, che terrà luogo "?del contenuto dell'accordo medesimo", in quanto:a)- dette norme, siccome poste a chiusura e garanzia dell'effettività del nuovo regime degli interessi moratori, nell'ambito delle transazioni commerciali, non possono applicarsi, per tale loro valenza, al di fuori di tale regime che, come si è visto, non incide sull'autonomo sistema regolato con il decreto presidenziale 371;b)- in ogni caso, diversamente opinando, si attribuirebbe un'efficacia retroattiva al nuovo regime degli interessi moratori che il legislatore nazionale, nell'esercizio della facoltà riconosciutagli (cfr. art. 11 del decreto legislativo 231: "?possono escludere?"), ha escluso espressamente, in adeguamento ai principi generali del nostro ordinamento di irretroattività delle leggi e di certezza del diritto;c)- inoltre, nel caso in esame sembrano comunque difettare i presupposti che potrebbero portare, sia a ritenere "?gravemente iniquo in danno del creditore?" il patto sugli interessi da ritardo recato dal decreto presidenziale 371, così come più innanzi complessivamente ricostruito, sia ad abilitare un intervento di questo Giudice, tenuto conto, per un verso, che appare agevole escludere che il debitore AUSL abbia come suo scopo quello di procurarsi liquidità aggiuntiva, essendo fatto notorio che i ritardi di pagamento sono effetto dell'illiquidità in cui spesso si trovano dette Aziende sanitarie, in conseguenza della carenza di sufficienti provviste autonome e della loro dipendenza dal sistema di accreditamento dei fondi da parte dell'Ente Regionale competente, mediante trasferimento delle relative risorse dall'un bilancio all'altro, e, per altro verso, che è evidente che il meccanismo dell'anticipazione "equilibria" la situazione in favore del creditore e concorre ad evitare l'iniquità.Infine, è da escludere che l'accordo di cui al decreto presidenziale 371 imponga termini di pagamento ingiustificatamente più lunghi di quelli cui soggiacciono i farmacisti per pagare, a loro volta, i propri fornitori poiché è stato dichiarato dall'opponente, senza che sia stata smentita la circostanza dal creditore opposto, che detti termini sono ben superiori (90 giorni) a quelli previsti dall'articolo 8 del decreto presidenziale 371.4.4 In sintesi, può riconoscersi il diritto della parte opposta al pagamento degli interessi (soltanto) secondo il regime convenzionale del citato decreto presidenziale 371, essendo tuttora vigente ed applicabile -allo specifico settore delle prestazioni farmaceutiche del SSN, pur dopo l'entrata in vigore del decreto legislativo 231- la norma del comma 5 dell'art. 8 di detto decreto 371, che prevede la corresponsione (soltanto) degli interessi al tasso legale, perché sostanzialmente collegata con la misura dell'acconto di inizio d'anno -già percepito a titolo di anticipazione del dovuto per lo stesso anno solare- ai fini del pieno ristoro delle pretese dei farmacisti, in conseguenza di eventuale ritardo nel pagamento del dovuto.4.5 Infine, per tutte le considerazioni sin qui esposte, va respinta anche la domanda, formulata in memoria dalla parte creditrice, per ottenere il pagamento delle ulteriori somme per svalutazione monetaria del credito, ex art. 1224, comma 2, del codice civile.5. Le spese di giudizio possono essere compensate tra le parti, sussistendo giusti motivi per provvedere in tal modo. P . Q . M .il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio -sez. 3- pronunziando sul ricorso in opposizione in epigrafe:A)- dà atto dell'intervenuto pagamento, in corso di giudizio, a titolo di sorte capitale, della somma di euro 70.507,98 (euro settantantamilacinquecentosette e centesimi novantotto);B)- accoglie in parte l'opposizione anzidetta, nei sensi di cui in motivazione, per cui, previa revoca del decreto ingiuntivo opposto, condanna l'Azienda in epigrafe al pagamento della residua sorte capitale di euro 8.714,85 (euro ottomilasettecentoquattordici e centesimi ottantacinque), se non già corrisposta alla data di esecuzione della presente sentenza, e degli interessi nella misura e con la decorrenza indicata nell'articolo 8, comma 5, del DPR 8 luglio 1998, n° 371;C)- respinge la domanda del creditore opposto di liquidazione del maggior danno;D)- spese compensate.Ordina che la sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.Così deciso in Roma nelle camere di consiglio del 5 novembre e 17 dicembre 2003.Luigi COSSU - PresidenteGuido ROMANO - Estensore
     
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